martedì 16 settembre 2014

Il palombaro.

Alla fine ci sono caduta anche io. Più probabilmente ci sono sempre annegata nelle mie tristezze. Anche io a far compagnia a medici che mi prescrivono cose per non sentire cose. I miei pensieri, i miei sentimenti, le mie paure, le mie ansie, le mie lacrime, le mie flebili felicità non hanno più molto senso. Non ne hanno mai veramente avuto, ma ora che il mio cervello ha ripiegato su sè stesso, ho bisogno di aiuto per ritrovarmi. Il mio mondo, il mio piccolo, perfetto ed ovattato mondo ha avuto la meglio. Ho costruito, mattone su mattone, i muri della mia follia, ed ogni pillola mi impedisce di piangere, di avere la mia cazzo di ora d'aria. Come sopravvivo? Oggi ho visto passare Francesco. Mi è sfrecciato davanti. Lui che credeva di non avere via d'uscita, alla fine ce l'ha fatta a vivere la propria vita, ed io che ci provo con tutte le mie forze, mi ritrovo più sola di prima. Che pena che mi fai, L. Non sai far altro che guardare gli altri andare avanti, aprire il dannato cassetto dei sogni e spaccarlo in testa al mondo. 

La mia apnea quotidiana mi rende sempre più una fallita. 
La mia mediocrità peggiora di giorno in giorno, ed io non riesco più a piangere.
Ho solo rabbia dentro. Non so farmi amare, non so amare, non so tenere stretto ciò che mi fa stare bene, non so tenere stretta me stessa. Cosa cazzo sono io? Un parassita? Una statua? Sono sempre immobile, mentre i pensieri corrono veloci, mentre il mondo gira veloce e mi lascia cadere giù. Vorrei provare un sentimento che mi faccia sentire bene. Non sto più bene. La mia bombola d'ossigeno si è esaurita e tutti i miei pesi mi trascinano sul fondo. 
Mi ritrovo sempre più spesso a pensare al motivo di una vita passata così, da spettatrice. Le parole non mi bastano più, non mi basta più nulla. Voglio sparire. VOGLIO SPARIRE! Cosa c'è di così sbagliato in me, che mi impedisce di respirare? Cosa c'è che impedisce alle persone di avvicinarsi a me senza farmi del male? Il mio incubo è svegliarmi ogni mattina e sapere che sarà un altro giorno sprecato, che il fallimento che sono dovrà deambulare ancora su questa terra infame. Io sono la mia trappola, il mio martirio. Ogni giorno che passa è una punizione a quello che sarei dovuta essere, ma che non sono mai stata capace di diventare. Ogni parola, ogni delusione, ogni ''addio'' è un'ulteriore pugnalata al cuore. Muoio ogni giorno. Affogo ogni giorno. Il mio corpo sopravvive e mi costringe a guardare quanto gli altri siano adatti, mentre io annaspo.









''passo le notti 

nero e cristallo 

a sceglier le carte 

che giocherei 

a maledire certe domande 

che forse era meglio
 non farsi mai''

[Afterhours]