Penso che quelle dieci parole rappresentino il succo di una vita, seppur breve e misera, intera.
La mia misera e breve vita.
Chi ha letto qualche post di questo blog forse l'avrà intuito. (Dovrei eliminare il ''forse'', sono pressoché monotematica.)
Sono vicina ai 20 ed il vuoto è ancora lì, in mezzo al petto, che ingloba tutti i miei castelli di sabbia. Non mi lascia nemmeno il tempo di ammirarli.
Non so cosa ci sia di sbagliato nei miei castelli. Non sono ambiziosissimi, non sono presuntuosi, eppure vengono spazzati via. Non lasciano segno. La punizione per ogni cosa inutile e fin troppo fragile. Come me, che è da quando ho coscienza di esser viva che non riesco più a vivere, paradossalmente. Come faccio ad essere così vigliacca da andare avanti? Non lo so..
E' insopportabile sentirmi presente ed invisibile.
Credevo fosse l'adolescenza, credevo fosse la mancanza dell'amore di un ragazzo sincero e premuroso, ma la prima è passata, il secondo è comparso, come se aspettasse solo il momento giusto.
L'infelicità, il ripugno che provo verso me stessa però è rimasto.
E' rimasta quell'unico impulso di lasciarmi morire. Piano. Nel più straziante dei modi.
Ormai non scrivo più, non leggo più, non dipingo, non fotografo, non studio. Non faccio più nessuna di quelle cose che mi teneva legata ad una vita, che seppure odiosa, era vivibile. Adesso ho solo conati di vomito rabbiosi, come sono rabbiose le lacrime perchè sanno di nulla, di vuoto.
In me ci sono solo silenzi ingombranti.
Tr.