Penso che quelle dieci parole rappresentino il succo di una vita, seppur breve e misera, intera.
La mia misera e breve vita.
Chi ha letto qualche post di questo blog forse l'avrà intuito. (Dovrei eliminare il ''forse'', sono pressoché monotematica.)
Sono vicina ai 20 ed il vuoto è ancora lì, in mezzo al petto, che ingloba tutti i miei castelli di sabbia. Non mi lascia nemmeno il tempo di ammirarli.
Non so cosa ci sia di sbagliato nei miei castelli. Non sono ambiziosissimi, non sono presuntuosi, eppure vengono spazzati via. Non lasciano segno. La punizione per ogni cosa inutile e fin troppo fragile. Come me, che è da quando ho coscienza di esser viva che non riesco più a vivere, paradossalmente. Come faccio ad essere così vigliacca da andare avanti? Non lo so..
E' insopportabile sentirmi presente ed invisibile.
Credevo fosse l'adolescenza, credevo fosse la mancanza dell'amore di un ragazzo sincero e premuroso, ma la prima è passata, il secondo è comparso, come se aspettasse solo il momento giusto.
L'infelicità, il ripugno che provo verso me stessa però è rimasto.
E' rimasta quell'unico impulso di lasciarmi morire. Piano. Nel più straziante dei modi.
Ormai non scrivo più, non leggo più, non dipingo, non fotografo, non studio. Non faccio più nessuna di quelle cose che mi teneva legata ad una vita, che seppure odiosa, era vivibile. Adesso ho solo conati di vomito rabbiosi, come sono rabbiose le lacrime perchè sanno di nulla, di vuoto.
In me ci sono solo silenzi ingombranti.
Tr.
La vita è piena di silenzi ingombranti. E' un fardello.
RispondiEliminagià..
RispondiEliminala vita è sempre camminare sull'orlo
RispondiEliminaSull'orlo del senso dell'assurdo, prima di tutto. Intendo dire che spesso il senso che tutto il nostro andare sia del tutto privo di senso ci viene a trovare, ci assale e ci svuota di ogni energia. Ci porta al silenzio così come molte delle delusioni che ci infliggono gli altri ci riducono allo stato di muti testimoni del passare del tempo.
Conosco tutti questi stati d'animo, so il loro sapore che riduce lo stomaco ad un intreccio di nervi ulcerati.
C'è un rimedio a tutto questo? Io ne conosco solo uno:la tenerezza, la clemenza verso se stessi e verso gli altri.
Tante volte sono affondato in silenzio, assistendo alle crudeltà di chi mi stava attorno che agiva del tutto inconsapevole del dolore che arrecava. Poi mi hanno detto:"è la vita" ...devi abituarti... gli altri sono troppo impegnati a placare i loro fantasmi interiori per curarsi del male che fanno e del contagio del dolore che perpetuano con i loro comportamenti.
Non ci credevo all'inizio. Poi ho dovuto rendermene conto. Accade eccome. E allora per sopravvivere non resta che imparare a difendere la propia anima. La propria tenerezza. La propria onestà e delicatezza. Fino al momento in cui magari avendo un pò di fortuna non si incontra un'anima simile con la quale trovare finalmente una sintonia. E' un processo che richiede tempo. Non accade in un attimo... E' allora che si impara a resistere.Un caro saluto
Penso che sia proprio quello il mio vuoto: l'assenza di clemenza e amarezza nei miei confronti. Io mi sono costretta a me stessa e me stessa è la mia prigione.
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