I finali non sono tristi.
I finali sono una certezza.
Non so nemmeno in quale punto mi faccia davvero male.
E' come se essere troppo stanchi ti impedisse di stenderti sulle tue spine, a soffrire in silenzio e riposare.
Mi chiedo perché tutti e tutto dimentichino così facilmente. La mia mente inchioda ogni singola sensazione, l'una sull'altra. Pareti fitte di amori, delusioni, indifferenza, lontananze. Qualche giorno fa ne ho aggiunta un'altra. Credevo fosse difficile dimenticarsi di me, perché c'era chi sapeva io fossi davvero. Non è così. Tutto diventa ricordo effimero e scivola sulla pelle, oceano sul deserto. Eppure, ad ogni dolore ho reagito con lacrime e perdoni. Qual'è la scala dei valori nelle delusioni? Come si sovrappongono due cuori? Quale lingua parlare quando si diventa invisibile, microscopica, inutile?
Il tempo ci cambia. Ci rende sterili e freddi, ma io forse sono ancora troppo bambina; troppo impegnata a contare i sentimenti che compongono le persone; troppo spaventata da chilometri di vuoto in due centimetri di spazio; troppo avvezza a guardare le spalle più che gli occhi.
Lei se n'è andata, stessa strada di altri mille. Lei non era mille.
Ormai non ha più importanza.
I finali non sono tristi.
I finali sono le mie certezze.
Fine.
i finali sanno fare solo quello
RispondiEliminaPurtroppo..
RispondiEliminaQuesto post rappresenta la tua solitudine interiore, il tuo senso di coscienza che discende ed il tuo dolore per essere rimasta vuota dopo aver dato tutto senza nulla in cambio e rimanendo per l'appunto "vuota".
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