sabato 24 novembre 2012

Tetris.

Delle volte mi rendo conto di non essere abituata per niente alle cose belle, al punto di non rendermi conto che possano appartenermi, e darle per scontate. Poi succede qualcosa, un pezzo del gioco va fuori posto ed io sento dolore. Un dolore atroce, che non ho mai sentito. Come se quel ''ti amo'' si fosse spezzato a metà fiato. Ho sentito qualcosa stringermi dentro, e tirare, strappare, E poi ho sentito calore, e carezze gentili. Ho sentito crescere e visto materializzarsi davanti a me la consapevolezza che anche io possa essere importante per qualcuno. E quel qualcuno possa essere importante per me. Era lì quel qualcuno, era lui quel qualcuno, e mi chiedeva di non lasciarci andare, mi chiedeva di non sciogliere quel ''noi'' appena nato. Aveva gli occhi innamorati e trasparenti, privi di lacrime e pieni di rammarico. Era la sicurezza di poter costruire un intero futuro insieme.

Quelle mani, che sulla pelle tramontano e mi lascian risorgere,
hanno costruito l'unica, nostalgica certezza per un cuore stanco: sincerità.

martedì 13 novembre 2012

I'm fallin' in love.

Da dove sia uscito non lo so, ma in poco tempo mi sta dando tutto ciò di cui ho bisogno, tutto quello che ho sempre desiderato. Ogni parola, ogni singola sillaba, è dedicata a me, a noi, a quel poco che siamo, a quel tanto che stiamo costruendo. Finalmente ho la possibilità di innamorarmi di una persona a me affine, e mi riscopro bambina, con l'ansia dei vestiti da indossare prima di vederlo, a sorridere come un'ebete davanti ad una sua foto. Non lo so, mi sento una bambina.

martedì 6 novembre 2012

Help.

Affido solo qui le parole più cattive contro me stessa.
Visto che fa paura l'insicurezza, incute terrore un minimo d'intelligenza e non posso nemmeno utilizzare la cosiddetta bellezza, perché non ce n'è. Che mi rimane? La fiducia che ispiro. I consiglio che posso dare a chi mi affida un pezzetto di se. Ogni tanto rileggo ogni storia e vorrei che sotto una di esse, ci fosse la mia firma. Ma ogni storia ha il suo protagonista, ed io non ho la stoffa per stare sul palco. Sono lì, dietro le quinte, a cercare di impedire che cali il sipario su uno spettacolo, o a farlo calare velocemente su un altro. E' come se una bambola di porcellana osservasse le persone vivere, ma lei è lì. Fissa nel tempo per un corpo ingrato, e non può piangere. Io non piango. Io non rido. Fingo. Istruisco gli altri, come un bravo regista, e poi mi rannicchio nel retroscena ad applaudire. Non sono un pubblico, non sono un attore, non sono una voce. Sono solo una mano tesa. E mi dovrà sempre bastare.

sabato 3 novembre 2012

Two words.

E' facile innamorarsi.
Il difficile è trovare la persona di cui innamorarsi.

Io, dal mio canto, sono malata. Mi innamoro follemente della mente. Di un cervello ben calibrato, lubrificato, che ragiona secondo meccanismi finemente acuiti nel tempo. Mi innamoro degli occhi tristi, a cui poter allacciare i miei, per creare cascate di ricordi su cui poter dormire.
Mi sono innamorata di lui. Forse è la prima volta che lo ammetto. Sarebbero state due le parole ''mi manchi''. Io so che non arriveranno mai. Non arriverà mai l'sms, non arriverà mai lui sotto casa, non arriverà la mail. Non arriverà. Nel mio piccolo angolo ancora umano credevo, anzi credo di potergli dare quello che ha sempre cercato, ma i sentimenti sono dei folli. Irrazionali rimembranze del dolore, camuffatesi da tulipani. Fragili. Manca a me. Mi manca parlare come i coglioni di cose incomprensibili, come se ci fosse una lingua a parte, un mondo a parte. Si è distrutto tutto. Non riesco più a guardarlo. Non riesco più a parlargli. Quasi mi disturba fisicamente la sua presenza.

Sarebbero bastate due parole,
ma l'amore non m'appartiene.

Fili dolci di lame assassine.

I bordi delle ciglia sono lame, su cui lasciar camminare una lacrima. Si spera l'ultima. Eppure avresti preferito lasciarne andare altre, perché la prigione nascosta in mezzo al petto inizia ad esser troppo grande.
Non riesci a capovolgere i sorrisi, solidificando la falsa speranza sul tuo viso. Occhi? Esistono gli occhi? E' la descrizione di quando ti sei trasformata in ciò che hai sempre odiato. Così lentamente da non aver il tempo di soffocarti, anzi, hai imparato ad accarezzarti i capelli e a voler bene alle tue deformazioni. Sei fredda, e ti piace odiare il freddo. Ti piace odiare te stessa, perché odiare gli altri sarebbe faticoso, loro non lo meritano. Mai. Nemmeno quando ti afferrano per i fili da marionetta che ti pendono da ogni poro, e ti rendono ridicola, sparpagliando ogni brandello dell'umanità rimastati. Sei bella vestita di delusioni. Sei bella vestita di nulla. Un verme sommerso dalla disillusione. Non piangi più. Riguardi vecchie foto in cui le tue mani sapevano poggiarsi dolcemente, sapevano stringere senza uccidere. Un mostro di sentimento idealizzato. 


Vorrei saper dare ancora un abbraccio,
o almeno esserne meritevole.
Ed invece, ancora una volta, 
mi lascio morire. Non vale più la pena di combattere,
perché se la mia dovrebbe essere l'età della spensieratezza,
io sono al capolino. Le infantili speranze si sono suicidate in nome del vuoto.

giovedì 1 novembre 2012

Falene nell'incendio.


Cadono le foglie da quest'autunno senz'anima,
e non vedo più tristezza nel cielo,
solo la nostalgia di un'estate che non ha potuto sfiorare.

Appassiscono i sorrisi,
sfilano le solitudini della strada,
e non esiste più l'abbraccio che s'incastrava su di me.

Schiena contro schiena,
mare e sabbia,
che si urlano l'odio per uno sguardo mai avuto.

Eppure si amano.
Eppure hanno trovato un posto comune
in cui lasciarsi morire.