Sono una macchina agli occhi di chi mi circonda.
Sono quella che da buoni consigli,
l'amica fidata a cui poter dire tutto,
quella che scrive manuali lunghissimi su come fare o meno una cosa.
E poi?
E poi resto sola.
Le parole, le lettere sono pezzi di me che van via, come semi al vento. E' una primavera che non riesco più a respirare, colori che non mi sporcano più le mani.
E' sempre così. Resto vuota ed invisibile.
Vivo secondo la felicità degli altri e mi sforzo quanto più posso per fargliela raggiungere.
Mi metto da parte ogni giorno.
Mi dimentico di me e sovviene la melanconica consapevolezza che affiderò tutte le mie macerie ad un computer.
Vorrei tornare formica, o magari granello di sabbia.
Vorrei vivere accanto al mare.
Quel rumore, quel continuo e statico divenire mi lascia spazio e tempo per ricostruirmi; per ritrovare pezzi che spargo nel cuore altrui.
Credo di meritare ben poco per la mia presunzione.
Credo che persone come me dovrebbero smettere di pensare alle nuvole e iniziare a contare le pietre; come quelle che mi scagliano addosso.
Vorrei tanto anche io un sorriso, uno per me, uno che mi renda così piena da sentirmi libera.
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