E
poi ti ritrovi a casa sua, a cercare di memorizzare una dannata
relazione per il prof più temuto della facoltà, e pensi ''ma cosa
cazzo sto combinando?'' e l'unica cosa che riesci a risponderti è ''
mi appunto un momento senza senso della mia vita, così ricorderò
bene quanto sono cogliona delle volte.'' O meglio ''lasciati in pace
e goditi una coccola, anche se sai che è fine a sé stessa, perché
il senso, molto spesso, le cose non ce l'hanno'' e ti siedi sul letto
ed inizi a scrivere un appunto senza senso (appunto). Mi piace essere
ripetitiva di tanto in tanto, mi fa sentire addosso una normalità
che anelo ed esaspero da tre quarti della mia breve vita. E beh, L., allora che ci fai su quel letto con la sua maglietta
addosso e le mutande grige con il ricamo bianco? Nulla, non ci fai
nulla, a parte sesso, molto probabilmente. E ci ripensi e ti dici
''va bene così, hanno sempre preteso da te, e ti ha sempre dato
molto fastidio, perché dovresti farlo tu con gli altri. E
soprattutto, perché dovresti farlo con lui, che è stato l'unico a
non averti mai chiesto nulla in tre mesi che vi conoscete?''. Oh, L., domattina ti alzerai da quel letto e non ti sentirai in
colpa, nè così lurida e puttana come quella volta. Si, me la
ricordo bene. Quando annusavi l'aria calda in quella stanza spoglia
e, nuda, ti sei affacciata al balcone. Tutto sembrava così pulito,
mentre tu eri ricoperta di merda. Ti piaceva l'aria fredda del
mattino, ed hai preferito tenerti quell'aria, piuttosto che l'odore
di fumo e birra. Come ci
si sente ad esser consapevoli di aver rinunciato alla parte più
bella e dolorosa di te? Ci si sente alla grande perché non te ne
frega, anzi non te ne fotte, per restare in tema. Finalmente hai
realizzato il sogno di una vita: pubblicare le tue poesie. Raccontano
di dolori passati, di cose piene, di cose che avevano un vocabolario
morale. Adesso parli di nichilismo, del nulla che ti porta lentamente
all'autodistruzione, mentre all'università studi il fenomeno nella
prospettiva oggettiva delle cose. Di quella cosa. Tu, esempio
calzante di una generazione in degrado, vai a farti fottere e sii
felice. Indossa i tuoi sorrisi di plastica, e cammina a schiena
dritta. Lasciati morire, senza analizzare ogni briciola che ti
scivola dalle mani. Lasciati morire per intero. In quel letto che ora
occupi, in quelle vecchie parole che ormai non sono più tue, su
quelle labbra che non pretendi.
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