martedì 9 ottobre 2012

Male di miele.


E poi ti ritrovi a casa sua, a cercare di memorizzare una dannata relazione per il prof più temuto della facoltà, e pensi ''ma cosa cazzo sto combinando?'' e l'unica cosa che riesci a risponderti è '' mi appunto un momento senza senso della mia vita, così ricorderò bene quanto sono cogliona delle volte.'' O meglio ''lasciati in pace e goditi una coccola, anche se sai che è fine a  stessa, perché il senso, molto spesso, le cose non ce l'hanno'' e ti siedi sul letto ed inizi a scrivere un appunto senza senso (appunto). Mi piace essere ripetitiva di tanto in tanto, mi fa sentire addosso una normalità che anelo ed esaspero da tre quarti della mia breve vita. E beh, L., allora che ci fai su quel letto con la sua maglietta addosso e le mutande grige con il ricamo bianco? Nulla, non ci fai nulla, a parte sesso, molto probabilmente. E ci ripensi e ti dici ''va bene così, hanno sempre preteso da te, e ti ha sempre dato molto fastidio, perché dovresti farlo tu con gli altri. E soprattutto, perché dovresti farlo con lui, che è stato l'unico a non averti mai chiesto nulla in tre mesi che vi conoscete?''. Oh, L., domattina ti alzerai da quel letto e non ti sentirai in colpa, nè così lurida e puttana come quella volta. Si, me la ricordo bene. Quando annusavi l'aria calda in quella stanza spoglia e, nuda, ti sei affacciata al balcone. Tutto sembrava così pulito, mentre tu eri ricoperta di merda. Ti piaceva l'aria fredda del mattino, ed hai preferito tenerti quell'aria, piuttosto che l'odore di fumo e birra. Come ci si sente ad esser consapevoli di aver rinunciato alla parte più bella e dolorosa di te? Ci si sente alla grande perché non te ne frega, anzi non te ne fotte, per restare in tema. Finalmente hai realizzato il sogno di una vita: pubblicare le tue poesie. Raccontano di dolori passati, di cose piene, di cose che avevano un vocabolario morale. Adesso parli di nichilismo, del nulla che ti porta lentamente all'autodistruzione, mentre all'università studi il fenomeno nella prospettiva oggettiva delle cose. Di quella cosa. Tu, esempio calzante di una generazione in degrado, vai a farti fottere e sii felice. Indossa i tuoi sorrisi di plastica, e cammina a schiena dritta. Lasciati morire, senza analizzare ogni briciola che ti scivola dalle mani. Lasciati morire per intero. In quel letto che ora occupi, in quelle vecchie parole che ormai non sono più tue, su quelle labbra che non pretendi. 

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