martedì 9 ottobre 2012

''Sarà che non ci posso fare niente se ora mi viene su il veleno'' (Ligabue)


Al terminal.
Ho i pensieri incasinati. Vorrei scrivere tremila cose, ma mi sanguinano le mani. Ci sono nuvole grige sulla testa, e grige sulla pelle, negli occhi, sul cuore, dentro il cuore. Ma io ce l'avrò davvero un cuore? Me l'immagino come un motore, non imperituro, nemmeno perfetto, solo qualcosa di incasinato. Una fabbrica di operai disperati e sporchi. ''E io che il mio disprezzo me lo tengo dentro'' (Ligabue). Dovrei smettere di ascoltare canzoni. Mi graffio da sola e non sto bene. Non sto mai bene. Vorrei arrivare a capire cosa diavolo io pretenda da questa fottutissima vita. Una casa? Un amore? Un silenzio mio? Ma ci sono silenzi da possedere? Sarò sempre costretta ad ascoltarmi ed ascoltare gli altri? Si dice che parlare faccia bene, ti lasci scivolare addosso i guai, ma io ho dei guai? Piango per le mie lacrime, mangio le mie mani, faccio l'amore con finte carezze. ''Avanti un altro, e qualcuno che abbia voglia di ascoltare'' (Ligabue) ascoltare cosa? Io non ho nulla da dire, o meglio ho un nulla da raccontare e mi arrovello il cervello da anni per capire come fare. Mi manchi tu. Un ''tu'' qualsiasi, perché se mi manca qualcosa, posso dire di averla avuta mia. Mi manchi TU. 

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