lunedì 7 gennaio 2013

''Non c'è nulla d'intelligente nell'essere tristi'' cit.

Fino a due mesi fa ero una scheggia dell'ennesimo sogno in frantumi. Credevo di meritare solo le briciole della vita mangiata e digerita degli altri. L'università era l'opportunità di riscattare tante delusioni, ma non pensavo potesse darmi una ragione per sorridere.

Io sorrido.


Io non ho mai sorriso.


Il suo è un sorriso perfetto.


Di tanto in tanto ripenso ad L. e vorrei dirgli che a perseverare con quella finta vita, non ci si guadagna nulla. Vorrei dirgli che ieri sera G. è stato a casa con me, abbiamo visto un film, mangiato tre toast ciascuno, abbiamo pianto  e ci siamo coccolati. Vorrei potergli dire che quelle piccole cose danno una felicità che non avrei mai potuto trovare nemmeno leggendo tutti i libri del mondo... nemmeno scopandomi tutti i ragazzi del mondo.

Scopare.

Non esiste più.


Esiste fare l'amore.

Credevo di sapere cosa fosse, ed invece è qualcosa di completamente nuovo.
Ogni volta è nuovo: svuotarsi della propria anima, e riempirsi di quella dell'altro.
Questo vorrei dire ad L., che se anche ho impedito a me stessa di innamorarmi dell'ennesimo baratro, gli voglio bene, e voglio bene alla sua tristezza, alla sua delusione, al suo silenzio, alla sua cinica presunzione. Vorrei sapesse che esser felici, amare, lasciarsi amare è così semplice, ma ci sono troppe convenzioni a render tutto complicato.


G. ha un sorriso da bambino.

Ogni volta che facciamo l'amore mi sorride imbarazzato. Il suo sguardo sorride. Il suo cuore sorride.


G. mi lascia fremere e tremare, senza il peso di un lordo giudizio.


G. mi ha detto ''ti amo'' e per la prima volta ho fatto l'amore, ma non come nei film. L'ho fatto prima con gli occhi, poi con il cuore, e poi con l'anima, e con la mente, e con le mani, e con le parole...



...e per la prima volta ho pianto.

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