domenica 22 aprile 2012

L'infinito che tende al limite.

Odio la matematica.
Così presuntuosamente sicura della propria logica.
Così dannatamente coerente.
In confronto sono un difetto.
Forse per questo il mio piccolo e misero cervello si ostina a non capirne i meccanismi.
Forse è solo invidia.
Invidio la noiosissima perfezione, dopo tutto questo tempo passato ad essere una macchia, un errore insignificante.
Dov'è il limite fra l'egocentrismo ed il nochilismo?
A me sembrano sinonimi di una stessa malattia.
Al centro della mia attenzione c'è il nulla: io.
In quanto nulla, non posso averne cura, così mi prendo cura degli altri.
Ma gli altri sanno vedere il nulla?
L'insignificante inizia e finisce in ogni mia parola.
 Il mio è un personalissimo inutile vuoto che nessuno sa amare.
Ho solo un senso di colpa che mi pesa sul cuore, ed è quello di somministrare la mia velenosa presenza a chi mi posa gli occhi addosso.
Sarà banale, ma è vero che ogni cosa che tocco deperisce e muore.

Silenziosamente.

Come silenziosamente mi somministro male liquido.

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