martedì 11 settembre 2012

Perché ci sono troppi perché.

Oggi mi ha richiamata un mio vecchio e carissimo amico. Non lo vedo da un paio d'anni ormai, ma nonostante la lontananza ed il sentirci poco, ci vogliamo sempre un gran bene. Mi ha raccontato della sua vita  nelle ''contrade'' milanesi, dello shopping sfrenato che non riesce a sostituire la freddezza della gente, della ragazza che non riesce a trovare. Poi la sua voce si incrina, quel tanto che basta a farmi capire cosa stesse per chiedermi ''Tu non ci hai ripensato? Io lascerei tutto.''
''No, Gianluca.'' Eppure stavolta per la prima volta ci ho pensato. E' un ragazzo magnifico: educato, dolcissimo, mi ha sempre riempita di attenzioni nonostante non l'abbia mai illuso. Alto, con i suoi occhi verde selva, mi hanno sempre detto formiamo una coppia perfetta. Per un istante, un solo istante avrei voluto che mi abbracciasse, che mi stringesse le spalle, come fa quando deve sgridarmi, e mi baciasse. Nello stesso modo dolce di quasi quattro anni fa. Dopo anni a vederlo solo come un amico, il fratello alto e protettivo mai avuto, l'ho visto come il ragazzotto colto e gentile, che è scappato al nord, che ha rinunciato alla mia amicizia perché faceva troppo male vedermi fra le braccia dello stronzo di turno (cit.).
Per la prima volta avrei voluto dirgli ''vienimi a prendere. Portami via. Amami, perché sei l'unico mi abbia mai dimostrato di saperlo e volerlo fare''. Invece gli ho detto ''No, Gianluca'' perché era giusto, perché il mio cuoricino striminzito sta iniziando a battere per qualcun altro.

Un qualcun altro indifferente.


... perché ci sono troppi perché. La verità è che piace lacerarmi.

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