Stavolta non ho pianto.
Mi sono detta ''è solo l'ennesima mancanza'', un oceano che scivola sul deserto e lo ricopre. Qualcosa di catastrofico c'è dentro di me, ma non lascia tracce, o meglio riesce a non farsi vedere.
Stavo seduta, a recitare a menadito il mio copione da bambola sterile ed indifferente, e guardavo il mondo scorrere. Miriadi di gocce sulla pelle, schegge che tagliano.
E' carne e lividi.
Limiti invalicabili di lacrime perse.
Nessun dolore è meritevole.
Ci son solo maschere e copioni,
e attori,
e Romeo senza amore,
e Giulietta senza coraggio.
martedì 29 maggio 2012
domenica 27 maggio 2012
Deliri di coscienza.
Non c'è differenza fra ''sesso'' e ''amore''.
E' tutta una questione di impegni, di tempo, di carne e piacere.
L'amore si può racchiudere in un coito ben riuscito, nè più nè meno.
Questo non è cinismo, è il punto di vista di un cuore stanco. Non ho mai sognato i ''per sempre'' da ''via col vento'', ho desiderato un abbraccio, il mio fiore preferito al mio compleanno, uno sguardo che potesse raccontare una storia.
Non esiste tutto questo. E' frutto di una perversa immaginazione, che costringe noi ragazze a sviluppare un certo senso di dolcezza, e i ragazzi a diventare troppo complicati per capire noi. E' vera la leggenda metropolitana che ci definisce lunatiche, spocchiose, appiccicose, romantiche; ma mi permetterei di aggiungere che il sesso ''dominante'' non è granchè da meno. Tutti pronti a pensare al futuro, terrorizzati da quel dannatissimo ''per sempre'', dal confronto con qualcuno che non sia il suddetto che penzola fra i loro arti interiori.
-Sto sfociando nell'acidità, e ne sono ben consapevole.-
-Un po' di solitudine farebbe bene alle mie mani, stanche di cercarti e trovarti arido.-
E' tutta una questione di impegni, di tempo, di carne e piacere.
L'amore si può racchiudere in un coito ben riuscito, nè più nè meno.
Questo non è cinismo, è il punto di vista di un cuore stanco. Non ho mai sognato i ''per sempre'' da ''via col vento'', ho desiderato un abbraccio, il mio fiore preferito al mio compleanno, uno sguardo che potesse raccontare una storia.
Non esiste tutto questo. E' frutto di una perversa immaginazione, che costringe noi ragazze a sviluppare un certo senso di dolcezza, e i ragazzi a diventare troppo complicati per capire noi. E' vera la leggenda metropolitana che ci definisce lunatiche, spocchiose, appiccicose, romantiche; ma mi permetterei di aggiungere che il sesso ''dominante'' non è granchè da meno. Tutti pronti a pensare al futuro, terrorizzati da quel dannatissimo ''per sempre'', dal confronto con qualcuno che non sia il suddetto che penzola fra i loro arti interiori.
-Sto sfociando nell'acidità, e ne sono ben consapevole.-
-Un po' di solitudine farebbe bene alle mie mani, stanche di cercarti e trovarti arido.-
mercoledì 23 maggio 2012
''Dimmi qual è il meccanismo che è rotto; dammi un ricambio perfetto così la smetto la smetto di riflettere, di ragionare, di cercare di capire, il senso delle cose'' (Io, Carlo - L'ego)
Si ha bisogno di sicurezze nella monotona quotidianità.
Si balla su un'onda infinita di storie da dover ascoltare, da non poter raccontare, infiniti silenzi, immeritate assenze. Si ha bisogno della propria ancora, o si finisce stesi sul fondo dell'oceano, ad osservare le navi; a chiedersi chi ci sia su quel ponte e quale sia la sua di storia.
Si cerca perennemente un abbraccio.
Si cerca sincera meschinità, perché il falso ci lascia al sicuro nell'indifferenza del tempo che passa e calcifica ogni finta verità.
I giri di parole fanno per quelli come me, che non si sanno raccontare.
Io spreco tempo a guardare il cielo.
Qui tutto ha dimensioni mostruose e iperboliche per il suo effettivo valore.
Non so far altro che impugnare una penna, vigliaccamente scagliarla contro me stessa. Sentire dolore, continuare a desiderare momenti atarassici, morti un po' meno apparenti, certezze che non riuscirò mai ad avere.
Incontro persone, o meglio loro incontrano me, ma mi attraversano.
Sono una spiaggia insignificante che dà riparo, ma non trova il suo mare.
Non è amore, è solo sentimento di libertà.
Semplice distacco da tutta questa terra che mi rende dannatamente sola e con troppi confini.
Sono un'inguaribile egoista;
una fottuta altruista;
una sognatrice senza occhi;
un coltello senza filo;
un'incoerenza fin troppo veritiera.
Mi sento troppo, e vorrei sentirmi ancora; consumarmi una volta per tutte.
Avere la certezza che questa sia l'ultimo dei miei infiniti fallaci.
Si balla su un'onda infinita di storie da dover ascoltare, da non poter raccontare, infiniti silenzi, immeritate assenze. Si ha bisogno della propria ancora, o si finisce stesi sul fondo dell'oceano, ad osservare le navi; a chiedersi chi ci sia su quel ponte e quale sia la sua di storia.
Si cerca perennemente un abbraccio.
Si cerca sincera meschinità, perché il falso ci lascia al sicuro nell'indifferenza del tempo che passa e calcifica ogni finta verità.
I giri di parole fanno per quelli come me, che non si sanno raccontare.
Io spreco tempo a guardare il cielo.
Qui tutto ha dimensioni mostruose e iperboliche per il suo effettivo valore.
Non so far altro che impugnare una penna, vigliaccamente scagliarla contro me stessa. Sentire dolore, continuare a desiderare momenti atarassici, morti un po' meno apparenti, certezze che non riuscirò mai ad avere.
Incontro persone, o meglio loro incontrano me, ma mi attraversano.
Sono una spiaggia insignificante che dà riparo, ma non trova il suo mare.
Non è amore, è solo sentimento di libertà.
Semplice distacco da tutta questa terra che mi rende dannatamente sola e con troppi confini.
Sono un'inguaribile egoista;
una fottuta altruista;
una sognatrice senza occhi;
un coltello senza filo;
un'incoerenza fin troppo veritiera.
Mi sento troppo, e vorrei sentirmi ancora; consumarmi una volta per tutte.
Avere la certezza che questa sia l'ultimo dei miei infiniti fallaci.
martedì 22 maggio 2012
sabato 19 maggio 2012
Banali concezioni.
Cos'è la banalità?
Il volersi sentire a casa fra le braccia di chi si crede -o spera- di amare, lo si può definire banale?
Sono seduta di nuovo davanti uno schermo freddo e senz'anima, che se da una parte non mi giudica, dall'altra mi rende ancora più sola. Lascia più spazio ai miei depravati pensieri di distruggere la mia mente difettosa. Dovrebbe esser collegata ad un muscolo cavo, che avrebbe la possibilità di sostituire ogni ingranaggio impertinente e dubbioso, ma a quanto pare, ha perso ogni forza. Si sente mediocre, ma non ancora banale.
Eppure desidera banalità quali un fiore, un bacio, un'attenzione che lo renda speciale.
Ripeto; cos'è la banalità?
Sulla mia faccia nessuno ne riconosce, eppure io me la sento addosso come il velo pietoso da stendere su ogni fallimento. Sono stanca del mio fardello di ''profondità''. Non voglio il complicato, eppure è l'unico che merito. Le lacrime che raccontano storie, mani che percorrono il mio corpo stanco, sofferenze senza motivi d'esistere, che restano lì a torturarmi pur di non lasciarmi respirare.
mercoledì 16 maggio 2012
Io non ne ho più di forze. Ho solo un vuoto in mezzo al cuore e dei segni sulla braccia.
Non c'è un confine fra pelle ed anima.
Mentre l'una si squarcia,
l'altra fuoriesce e si distende per trovare peso e materia.
Per trovare forma.
E' un infinito crudele,
strazia la mente, che non può capirlo;
stringe il cuore, che non può sentirlo.
Sono le libertà negate a stringere il coltello,
e le consapevolezze a premerlo sulla carne.
Lasciano spazi precisi in cui ritrovarsi.
Troppo piccoli per poterli abitare,
enormi e spaventosi baratri in cui annegare.
Non ci sono più vertigini,
non c'è paura, nè ''se''.
C'è che mi sono persa.
C'è che sono stanca e consunta.
Mentre l'una si squarcia,
l'altra fuoriesce e si distende per trovare peso e materia.
Per trovare forma.
E' un infinito crudele,
strazia la mente, che non può capirlo;
stringe il cuore, che non può sentirlo.
Sono le libertà negate a stringere il coltello,
e le consapevolezze a premerlo sulla carne.
Lasciano spazi precisi in cui ritrovarsi.
Troppo piccoli per poterli abitare,
enormi e spaventosi baratri in cui annegare.
Non ci sono più vertigini,
non c'è paura, nè ''se''.
C'è che mi sono persa.
C'è che sono stanca e consunta.
giovedì 10 maggio 2012
E' una di quelle sere.
Non ho molto da dire, e ancor meno da scrivere. La cosa mi risulta anomala: sono logorroica, ripetitiva, sfiancante, ma ho bisogno di scrivere qualcosa, altrimenti non riesco a restare collegata alla me pensante.
Sono riuscita ad uccidermi così tante di quelle volte, che a volte dimentico di non esser morta per quelli che vedono il mio guscio scarno.
Divento invisibile a me stessa, insomma. E' un orgasmo dell'anima, ma se resto troppo tempo ferma in quel baratro, non so più come risalirne, lasciando morire anche i miei respiri.
E' così bello il sole mattutino. Gelido e luminoso. Oggi sono rimasta a guardarlo incantata, mentre cercavo di ritrovare autocontrollo. Ho un piccolo demonio dentro la mia testa che, di tanto in tanto, si diverte a tagliare i fili che collegano mente e cuore, e a lasciarmi lì, boccheggiante, in balia dei mei istinti.
Sapeste quanto sono bella in quei momenti: brillo coperta di lacrime, e sanguino saliva e rabbia.
L'alba ha qualcosa di terrificante in se.
Ti fa rinascere, ma con troppe consapevolezze per essere un neonato. Senti già il mondo sfiorarti la pelle.
Il sole si affatica ad occupare il cielo; a svegliare i pensieri.
I miei son già stanchi. Mi lascio cullare dal bacio insensibile delle mattonelle ed osservo. Aspetto il mio piccolo momento d'infinito.
Eccolo.
Può durare solo il tempo di un sorriso, poi torno a prendermi a pugni. Torno in quella stanza troppo grande per la mia voce e troppo piena per la mia testa.
Non ho molto da dire, e ancor meno da scrivere. La cosa mi risulta anomala: sono logorroica, ripetitiva, sfiancante, ma ho bisogno di scrivere qualcosa, altrimenti non riesco a restare collegata alla me pensante.
Sono riuscita ad uccidermi così tante di quelle volte, che a volte dimentico di non esser morta per quelli che vedono il mio guscio scarno.
Divento invisibile a me stessa, insomma. E' un orgasmo dell'anima, ma se resto troppo tempo ferma in quel baratro, non so più come risalirne, lasciando morire anche i miei respiri.
E' così bello il sole mattutino. Gelido e luminoso. Oggi sono rimasta a guardarlo incantata, mentre cercavo di ritrovare autocontrollo. Ho un piccolo demonio dentro la mia testa che, di tanto in tanto, si diverte a tagliare i fili che collegano mente e cuore, e a lasciarmi lì, boccheggiante, in balia dei mei istinti.
Sapeste quanto sono bella in quei momenti: brillo coperta di lacrime, e sanguino saliva e rabbia.
L'alba ha qualcosa di terrificante in se.
Ti fa rinascere, ma con troppe consapevolezze per essere un neonato. Senti già il mondo sfiorarti la pelle.
Il sole si affatica ad occupare il cielo; a svegliare i pensieri.
I miei son già stanchi. Mi lascio cullare dal bacio insensibile delle mattonelle ed osservo. Aspetto il mio piccolo momento d'infinito.
Eccolo.
Può durare solo il tempo di un sorriso, poi torno a prendermi a pugni. Torno in quella stanza troppo grande per la mia voce e troppo piena per la mia testa.
lunedì 7 maggio 2012
C'è qualcosa dentro di me, che è sbagliato e non ha limiti.
Ci si ferma a pensare che il guaio del mondo sono i troppi pensieri.
Si cade dalle proprie certezze, ci si fa prendere dalle favolose vertigini.
Si anela il vuoto e
resta il dolce dolere all'assenza.
Ma cosa si cerca, questo non l'ho mai capito.
Non è una poesia. Sono spazi bianchi fra un battito ed un fiato.
Vorrei saper volare, per disegnarmi libera.
Vorrei sapervi vivere, per conoscermi attraverso i vostri occhi.
Restando sola, mi dimentico. In realtà dimentico ben poco, perché c'è così tanto da conoscere lì fuori, e quello che c'è dentro resta a marcire.
Ho un meccanismo sadico e perverso che collega anima e corpo.
Ad ogni livido sull'una,
compaiono segni sull'altro.
Non è autolesionismo, ma autoaffermazione.
Quei segni sono miei, invisibili a chi mi rende invisibile, a chi dice di amarmi, a chi cerca di odiarmi.
Non si può odiare ciò che non c'è.
La folla ci rende soli.
C'è troppo che ci osserva, ma con indifferenza. Freddo ed impassibile, il mondo ci lascia spendere noi stessi.
Io sono ad un mio limite a cui non ho più la forza di tendere.
Mi lascio cullare dall'infinitezza degli attimi, che si frammentano come schegge sulla mia pelle smorta.
Non è tristezza.
Non è nostalgia.
E' sensazione di irraggiungibile infinito.
Si cade dalle proprie certezze, ci si fa prendere dalle favolose vertigini.
Si anela il vuoto e
resta il dolce dolere all'assenza.
Ma cosa si cerca, questo non l'ho mai capito.
Non è una poesia. Sono spazi bianchi fra un battito ed un fiato.
Vorrei saper volare, per disegnarmi libera.
Vorrei sapervi vivere, per conoscermi attraverso i vostri occhi.
Restando sola, mi dimentico. In realtà dimentico ben poco, perché c'è così tanto da conoscere lì fuori, e quello che c'è dentro resta a marcire.
Ho un meccanismo sadico e perverso che collega anima e corpo.
Ad ogni livido sull'una,
compaiono segni sull'altro.
Non è autolesionismo, ma autoaffermazione.
Quei segni sono miei, invisibili a chi mi rende invisibile, a chi dice di amarmi, a chi cerca di odiarmi.
Non si può odiare ciò che non c'è.
La folla ci rende soli.
C'è troppo che ci osserva, ma con indifferenza. Freddo ed impassibile, il mondo ci lascia spendere noi stessi.
Io sono ad un mio limite a cui non ho più la forza di tendere.
Mi lascio cullare dall'infinitezza degli attimi, che si frammentano come schegge sulla mia pelle smorta.
Non è tristezza.
Non è nostalgia.
E' sensazione di irraggiungibile infinito.
venerdì 4 maggio 2012
giovedì 3 maggio 2012
Elucubrazioni.
Questa è la forma di un punto ignorante.
Silenzioso,
imbranato,
che incespica nelle proprie idee,
che non ha un cuore perché nessuno gliel'ha disegnato.
E' un pezzo di carta, o meglio un punto su un candido.
Ha gli occhi sgranati per paura di perdersi quell'attimo.
Quello che tutti cercano per una vita, ma nell'ultimo battito di ciglia, si perdono.
E allora cosa rimane?
Solo una vita spesa a scavare.
Questa futilità resta così: muta davanti quest'enorme e terribile teatro.
Osserva Oreste diventare Amleto, per uno squarcio dannato nel cielo delle marionette.
Osserva la Signora Ponza definirsi moglie
e figlia
e nessuno.
Vitangelo che picchia Gengè per gelosia.
Gli inetti ribellarsi e soccombere sotto il peso della famosa fiumana.
Il pastore che osserva l'indefferente staticità della luna.
Ma lei è un punto. Un miserevole punto ignorante.
Una briciola senza voce, sozza di inchiostro e sentimenti.
Si può vivere di solo divenire e nessuna forma?
Guardala, ma non parlarle. Non darle modo di sapere, di acquisire nuove consapevolezze che lasciano perdere il gusto di sognare.
Silenzioso,
imbranato,
che incespica nelle proprie idee,
che non ha un cuore perché nessuno gliel'ha disegnato.
E' un pezzo di carta, o meglio un punto su un candido.
Ha gli occhi sgranati per paura di perdersi quell'attimo.
Quello che tutti cercano per una vita, ma nell'ultimo battito di ciglia, si perdono.
E allora cosa rimane?
Solo una vita spesa a scavare.
Questa futilità resta così: muta davanti quest'enorme e terribile teatro.
Osserva Oreste diventare Amleto, per uno squarcio dannato nel cielo delle marionette.
Osserva la Signora Ponza definirsi moglie
e figlia
e nessuno.
Vitangelo che picchia Gengè per gelosia.
Gli inetti ribellarsi e soccombere sotto il peso della famosa fiumana.
Il pastore che osserva l'indefferente staticità della luna.
Ma lei è un punto. Un miserevole punto ignorante.
Una briciola senza voce, sozza di inchiostro e sentimenti.
Si può vivere di solo divenire e nessuna forma?
Guardala, ma non parlarle. Non darle modo di sapere, di acquisire nuove consapevolezze che lasciano perdere il gusto di sognare.
http://youtu.be/nugtELpNN0E
''tra i fantasmi di turno
io non voglio sparire
tra i fantasmi d'autunno
voglio solo dormire
come fa nell'autunno
quest'estate già spenta
nei tuoi occhi si è spenta''
Su quelle rive ho scritto di rabbia e pace.
Tu mi sorridevi sornione e dipingevi di blu.
[Marea - L.]
io non voglio sparire
tra i fantasmi d'autunno
voglio solo dormire
come fa nell'autunno
quest'estate già spenta
nei tuoi occhi si è spenta''
Su quelle rive ho scritto di rabbia e pace.
Tu mi sorridevi sornione e dipingevi di blu.
[Marea - L.]
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