sabato 19 maggio 2012

Banali concezioni.

Cos'è la banalità?
Il volersi sentire a casa fra le braccia di chi si crede -o spera- di amare, lo si può definire banale? 
Sono seduta di nuovo davanti uno schermo freddo e senz'anima, che se da una parte non mi giudica, dall'altra mi rende ancora più sola. Lascia più spazio ai miei depravati pensieri di distruggere la mia mente difettosa. Dovrebbe esser collegata ad un muscolo cavo, che avrebbe la possibilità di sostituire ogni ingranaggio impertinente e dubbioso, ma a quanto pare, ha perso ogni forza. Si sente mediocre, ma non ancora banale. 
Eppure desidera banalità quali un fiore, un bacio, un'attenzione che lo renda speciale.

Ripeto; cos'è la banalità?

Sulla mia faccia nessuno ne riconosce, eppure io me la sento addosso come il velo pietoso da stendere su ogni fallimento. Sono stanca del mio fardello di ''profondità''. Non voglio il complicato, eppure è l'unico che merito. Le lacrime che raccontano storie, mani che percorrono il mio corpo stanco, sofferenze senza motivi d'esistere, che restano lì a torturarmi pur di non lasciarmi respirare.

4 commenti:

  1. Un giorno la banalità mi prenderà per sfinimento e mi ritroveranno così, morto affogato in me fuoriuscito.

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  2. Delle volte lo preferirei alle continue morti che subisco.

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  3. Mi è piaciuto questo post: vedere da un altra prospettiva, cioè vedere una cosa in realtà molto profonda e ricercata come un qualcosa di troppo banale da ricevere. L'autocritica fa parte del tuo stile in cui ti condanni per non essere una persona "meno banale".

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