Ci si ferma a pensare che il guaio del mondo sono i troppi pensieri.
Si cade dalle proprie certezze, ci si fa prendere dalle favolose vertigini.
Si anela il vuoto e
resta il dolce dolere all'assenza.
Ma cosa si cerca, questo non l'ho mai capito.
Non è una poesia. Sono spazi bianchi fra un battito ed un fiato.
Vorrei saper volare, per disegnarmi libera.
Vorrei sapervi vivere, per conoscermi attraverso i vostri occhi.
Restando sola, mi dimentico. In realtà dimentico ben poco, perché c'è così tanto da conoscere lì fuori, e quello che c'è dentro resta a marcire.
Ho un meccanismo sadico e perverso che collega anima e corpo.
Ad ogni livido sull'una,
compaiono segni sull'altro.
Non è autolesionismo, ma autoaffermazione.
Quei segni sono miei, invisibili a chi mi rende invisibile, a chi dice di amarmi, a chi cerca di odiarmi.
Non si può odiare ciò che non c'è.
La folla ci rende soli.
C'è troppo che ci osserva, ma con indifferenza. Freddo ed impassibile, il mondo ci lascia spendere noi stessi.
Io sono ad un mio limite a cui non ho più la forza di tendere.
Mi lascio cullare dall'infinitezza degli attimi, che si frammentano come schegge sulla mia pelle smorta.
Non è tristezza.
Non è nostalgia.
E' sensazione di irraggiungibile infinito.

Nessun commento:
Posta un commento