E' una di quelle sere.
Non ho molto da dire, e ancor meno da scrivere. La cosa mi risulta anomala: sono logorroica, ripetitiva, sfiancante, ma ho bisogno di scrivere qualcosa, altrimenti non riesco a restare collegata alla me pensante.
Sono riuscita ad uccidermi così tante di quelle volte, che a volte dimentico di non esser morta per quelli che vedono il mio guscio scarno.
Divento invisibile a me stessa, insomma. E' un orgasmo dell'anima, ma se resto troppo tempo ferma in quel baratro, non so più come risalirne, lasciando morire anche i miei respiri.
E' così bello il sole mattutino. Gelido e luminoso. Oggi sono rimasta a guardarlo incantata, mentre cercavo di ritrovare autocontrollo. Ho un piccolo demonio dentro la mia testa che, di tanto in tanto, si diverte a tagliare i fili che collegano mente e cuore, e a lasciarmi lì, boccheggiante, in balia dei mei istinti.
Sapeste quanto sono bella in quei momenti: brillo coperta di lacrime, e sanguino saliva e rabbia.
L'alba ha qualcosa di terrificante in se.
Ti fa rinascere, ma con troppe consapevolezze per essere un neonato. Senti già il mondo sfiorarti la pelle.
Il sole si affatica ad occupare il cielo; a svegliare i pensieri.
I miei son già stanchi. Mi lascio cullare dal bacio insensibile delle mattonelle ed osservo. Aspetto il mio piccolo momento d'infinito.
Eccolo.
Può durare solo il tempo di un sorriso, poi torno a prendermi a pugni. Torno in quella stanza troppo grande per la mia voce e troppo piena per la mia testa.
Molto profondo; lo scrivere rappresenta non uno sfogo, ma un auto-controllo. Il piangere la notte, aspettare il momento in cui il buio muore nella luce: uno sfizio che da uno sprint di felicità se pur fugace, poi il ritorno in tana: una stanza in cui è sola e che custodisce tanti ricordi che la fanno pensare ancora di più.
RispondiElimina