mercoledì 23 maggio 2012

''Dimmi qual è il meccanismo che è rotto; dammi un ricambio perfetto così la smetto la smetto di riflettere, di ragionare, di cercare di capire, il senso delle cose'' (Io, Carlo - L'ego)

Si ha bisogno di sicurezze nella monotona quotidianità.
Si balla su un'onda infinita di storie da dover ascoltare, da non poter raccontare, infiniti silenzi, immeritate assenze. Si ha bisogno della propria ancora, o si finisce stesi sul fondo dell'oceano, ad osservare le navi; a chiedersi chi ci sia su quel ponte e quale sia la sua di storia.

Si cerca perennemente un abbraccio.
Si cerca sincera meschinità, perché il falso ci lascia al sicuro nell'indifferenza del tempo che passa e calcifica ogni finta verità.
I giri di parole fanno per quelli come me, che non si sanno raccontare.
Io spreco tempo a guardare il cielo.
Qui tutto ha dimensioni mostruose e iperboliche per il suo effettivo valore.

Non so far altro che impugnare una penna, vigliaccamente scagliarla contro me stessa. Sentire dolore, continuare a desiderare momenti atarassici, morti un po' meno apparenti, certezze che non riuscirò mai ad avere.

Incontro persone, o meglio loro incontrano me, ma mi attraversano.
Sono una spiaggia insignificante che dà riparo, ma non trova il suo mare.

Non è amore, è solo sentimento di libertà.
Semplice distacco da tutta questa terra che mi rende dannatamente sola e con troppi confini.

Sono un'inguaribile egoista;
una fottuta altruista;
una sognatrice senza occhi;
un coltello senza filo;
un'incoerenza fin troppo veritiera.

Mi sento troppo, e vorrei sentirmi ancora; consumarmi una volta per tutte.
Avere la certezza che questa sia l'ultimo dei miei infiniti fallaci.

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