lunedì 23 dicembre 2013

Empty wall.

E' tornato.
Un compagno di viaggio sadico e fedele, che mi morde le caviglie per poi arrivare fino agli occhi e trascinarseli via. Mia nonna mi diceva sempre che sono nata con gli occhi tristi. In effetti non sono gli unici ad esser nati così. Ho le mani tristi, la schiena triste, la bocca, il viso, le gambe, i baci, gli abbracci. Scrivo. Raramente ormai. Tutta questa tristezza spesso mi svuota e resto sola con me stessa. Che dolce  insopportabile compagnia. Non so come scrollarmi di dosso quella notte bugiarda. Abbiamo fatto l'amore, ma il mio amore era via, lontano, fra le braccia gentili che non mi stringeranno, nei sorrisi sguaiati in riva al mare. Abbiamo fatto l'amore, ma l'amore non c'era e mi è tornato il vuoto. Un piccolo impercettibile dolore che sale dallo stomaco ed arriva in gola. Mi lega il cuore con il filo spinato e sento quel piacevole strazio di quando sto per andare giù.
Mi ero ripromessa che questo sarebbe stato il mio anno, la mia rivincita, la mia vendetta. Quest anno inizierà come tutti gli altri: un finto sorriso, una lacrima lungo il collo sottile, e l'amore che non c'è mai stato.

martedì 10 dicembre 2013

I'm worthless.

E' arrivato.
Ha promesso.
Mi ha tradito.
E' andato via.

E' davvero fin troppo semplice ferirmi.
Ogni giorno mi alzo con la convinzione di dover essere una persona migliore del giorno prima, ogni dannato giorno mi sforzo. E' una guerra che perso ogni volta che qualcuno mi butta via e mi fa sentire misera in confronto a cosa? Una scopata? Una partita di pallone? Quante parole sprecate. Eppure io amo tanto le parole, ma la gente le spreca per dire bugie. Per dirle a me. Un po' di pace nel cuore non è molto da chiedere. Un po' di pace sotto l'albero. Un po' di pace per un solo sorriso sincero.


martedì 5 novembre 2013

Lost.

Alla fine è arrivata la fine. Preannunciata, dolorosa, stramaledetta fine. E' successo tutto in un attimo. Lui che gridava, io che piangevo e lo cacciavo via da questa casa, via dalla mia vita, ed a fatica cerco di cacciarlo via dal mio cuore. Solo io posso essere testimone integrale di quanto ho speso per poter dare fiducia, per poter sperare in questa storia tutta strana. Una storia che è durata 355 giorni. Appunto... una storia, con un inizio e una fine. La nostra è stata orribile, con un amore forte a pugnalarci dentro. Alla fine la vittima sono io, è lui, ed il carnefice? Noi. Noi che insieme siamo una macchina che si inceppa e dopo mille tentativi per poterla aggiustare, io ho preferito andare avanti, chiudere questa fabbri di dolci parole e bastonate al sangue. Mi manca. Mi manca la sua buonanotte sdolcinata, le coccole, gli abbracci.

E pensare che oggi potevamo sprecare il tempo ad esser felici.

lunedì 4 novembre 2013

R.E.M. - Supernatural Superserious

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Everybody here comes from somewhere
that they would just as soon forget
and disguise

sabato 2 novembre 2013

Francesca.

Qui posso parlare liberamente. Lei non c'è. Io non ci sono. Possiamo nominarci senza rabbia nè tristezza.
Non so cosa ci abbia allontanate realmente, non mi interessa nemmeno. Ci siamo scambiate parole cariche d'odio e io dopo di lei ho abolito la fiducia. Ho abolito le lettere fra amiche, mi sono vietata di amare qualcuno come lei.
Non sono più interessata a chi avesse ragione, ricordo solo che ci eravamo ripromesse di invecchiare e contarci le rughe a vicenda. Stasera mi sono ritrovata a pensare a lei, a quanto ancora mi faccia male quell'amicizia fragile. Forse eravamo destinate ad esser sorelle, ma non nel modo in cui credevamo.
Non lo so. Sto meglio in silenzio, e lei sta meglio senza me. Alla fine credo di poterci ritenere entrambe relativamente felici, anche se ancora devo capire cosa cazzo sia l'esser felici.
Spero nella sua nuova vita, spero nella mia scelta. Spero che un giorno ci rincontreremo e ci sarà uno dei suoi sorrisi sbilenchi ed una delle mie lacrime, ma nessun abbraccio. Solo un incontro furtivo ed un perdono per due grandissime teste di cazzo che si sono amate tanto.

Harakiri.

Non so cosa succeda.
Sono cambiata io.
E' cambiato lui.
E' cambiato lui ai miei occhi.
E' strano non arrabbiarsi più, non sentire quasi più la mancanza delle sue braccia intorno a me.
E' così difficile dire ''Addio''? Gli voglio bene, non rinnego nemmeno un secondo di tutto il tempo passato insieme, ma penso sia finito. Penso. Non c'è mai una dannatissima sicurezza nei sentimenti. Io sono una di quelle persone che si accorge di quel che ha perso solo dopo averlo lasciato andare. Il problema è che anche lui è così. Io odio le persone che diventano abitudini. Sono ombre  all'interno di una relazione. Io sono un'abitudine, ed inizio ad odiarlo per questo. E' passato solo un anno, un misero anno in confronto alla vita intera che ci siamo promessi, ed è già finita la trepidazione?
Sono tante piccole assenze che ci allontanano, tante speranze, tanti desideri inattesi, c'è tanto che non c'è mai stato.

La mia trepidazione è in quel tanto, la sua è in quel che non c'è stato.

Vorrei che qualcuno mi desse la sicurezza di cosa giusto c'è da fare.
Lasciarsi andare, tenersi stretti. Ecco, per me siamo ancora un noi, ma al passato.

mercoledì 11 settembre 2013

Il vento m'ha portato qualcosa di te.

Fra ieri ed oggi ho avuto ben tre sorprese inaspettate. Ieri ho visto alla tv Mare dentro. Film spagnolo che parla di spagnoli. Il primo che abbia visto di quel paese che non mi abbia fatto vomitare sangue. Era la vera storia di un uomo che ha combattuto per tutta la vita, pur di morire. Voleva il diritto alla morte, che alla fine si è dovuto prendere con la forza. Un paraplegico, a cui era stata tolta la scelta. No, stasera non ne faccio di riflessioni morali, vorrei solo consigliarvi un paio di film ed un buon libro. Penso che su delle cose bisogni pensare solo nella propria testa, per non farsi scappar via il pensiero, il profondo significato che quella scena o quella parola messa in quel posto abbia acquisito dentro di te. Se qualcuno leggerà questo post, spero faccia una capatina su casacinema.eu e lo guardi. Anche solo per un pò.

Mare dentro, in alto mare – dentro, senza peso
nel fondo, dove si avvera il sogno: due volontà
che fanno vero un desiderio nell'incontro.
Un bacio accende la vita con il fragore luminoso di una
saetta, il mio corpo cambiato non è
più il mio corpo, è come penetrare al centro
dell'universo:
L'abbraccio più infantile, e il più puro dei
baci fino a vederci trasformati in
un unico desiderio
Il tuo sguardo il mio sguardo, come un'eco
che va ripetendo, senza parole: più dentro,
più dentro, fino al di là del tutto, attraverso
il sangue e il midollo.
Però sempre mi sveglio, mentre sempre io voglio
essere morto, perché io con la mia bocca
resti sempre dentro la rete dei tuoi capelli.

[Mare dentro]




La seconda sorpresa di ieri è stato un libriccino di poche pagine, regalatomi dalla madre di un mio caro amico.
''Le stagioni della vita. Frammenti di emozioni'' . Suggestivo già il titolo. E' una lettura semplice, scarna, di una struggente leggerezza, che ti priva di qualcosa lentamente che manco te ne rendi conto. Non racconta nulla, e racconta tanto. Sembra la storia del vento. La conosci. Ti arriva leggera. E così leggera se ne va, lasciandoti i segni di tutti i viaggi che ha compiuto. Vi lascio solo il titolo, qualsiasi altra cosa sarebbe uno spoiler.

Infine, un altro film. Piccolo ed importante. 50 e 50. Il protagonista è un attore che a me piace tanto. Ha sempre una pacata dolcezza sul viso, e quel poco di malinconia che serve ad un malato di cancro, in questo caso. Non è il solito film dove lui piange, vuole morire, si dispera bla bla bla. Anzi, si fa tante canne, non ha la patente, assiste allo spegnersi del padre, meno consapevole della malattia. Mi ha colpito. Per il momento non saprei dire esattamente il perchè, ma io sono fatta così. Ho bisogno di crogiolarmi fra i mille pensieri e le mille emozioni per riuscire a cogliere il senso di una sola cosa. Quella che mi ha colpita al petto e che mi porterò dietro parlando quei film, di quel libriccino.

Quindi se avete tempo, se vi ho incuriositi un po', andate in libreria e sfogliate quel libro, annusatelo. Sa di buono. E se una sera siete soli e avete voglia di smettere di cazzeggiare e lasciarvi andare al mare, ai pensieri altrui, guardatevi quei due film.

Mi assumo ogni responsabilità, ma ve ne prego quasi, cogliete la piccola opportunità di vedere, annusare, leggere, sentire piccole grandi emozioni che spesso ci sfiorano, ma sono come il vento...

giovedì 5 settembre 2013

-

Il titolo sarebbe un inizio, ma se il mio non lo ricordo, come posso crearne uno di sana pianta? Non ricordo quale filosofo dicesse che noi esseri umani non siamo dotati di sana e pura fantasia, ma che diamo vita da rimembranze passate. In poche parole, non è che siamo poi così originali. Questo post sarà molto più inutile degli altri; un'accozzaglia di pensieri, così come mi passano per la testa, alla Joyce. Stasera ho visto Red dragon, uno dei capitoli della saga di Hanniba ''the cannibal''. Mi ha fatto pensare a quanta mostruosità si nasconda nella mia normalità. Di quella degli altri forse ne parlerò in seguito. I miei quotidiani e maniacali riti di iniziazione mi portano a pensare che in me ci sia qualcosa del prototipo di sociopatico. Spesso mi fermo a chiedermi se davvero ami chi dica di amare o lo sventrerei sul serio con una motosega, ma sarebbe impossibile visto che ieri ho beccato un topo sulla colla e sentendolo squittire di paura, ho iniziato a piangere per lui. Allora cosa c'è che non va, L.?
Cosa ti da sempre la sensazione di essere seguita, spiata? Hai paura persino ad ammetterlo. Ok, ritorno alla prima e più razionale persona. La mia paura del buio mi sta lasciando impazzire. Sto qui, nella mia camera a scrivere nervosamente, con la consapevolezza che se chiudo gli occhi non avrò più il controllo sulla paura.
Paura... Penso sia la parola più citata in questo dannato blog.

Poche inutili parole insomma sulla mostruosa infantilità che spesso dimostro.
Mi piacerebbe essere una di quelle persone tutte d'un pezzo. Fredde, ciniche. Non starei più qui a parlare dei miei presunti amici, che dopo anni scompaiono nel nulla. Non starei qui a parlare del mio ragazzo, che a ventuno anni sembra un ragazzino di undici, a cui io debba fare da badante. Non starei più qui a parlare di quanto mi sembri pesante tutta questa vita poco vissuta, perchè starei lì fuori a viverla. Non so. Troppe congetture? O troppe poche?
Mi piacerebbe vivere e vivermi alla giornata. Me lo riprometto, ma alla fine cerco sempre di capire cosa verrà nell'attimo in cui chiuderò i miei dannati occhi ed inizierò a vedere.



mercoledì 4 settembre 2013

Don't u understand, I'll never changin' who I am. [Imagine Dragons - It's time]

E' tempo.
Non so di cosa, ma è tempo. Forse di riprendere un po' questa cazzo di vita in mano, di prendermi le soddisfazioni a cui aspiro da qualche anno ormai. Forse è tempo di riscattarmi un po'.
No, non sono i buoni propositi del nuovo anno anticipati di qualche mese, sono io che mi vedo buttare giorni buoni su un divano ad aspettare. Cosa dovrei aspettare?
Prima ho cercato e mai trovato.
Ora ho aspettato e nulla è arrivato.
Allora ricomincio a muovermi, a rincorrere il mondo visto che li non ha mai rincorso me.
Ho inforcato i miei occhiali da sole, attivo la modalità ''fanculo tutti, io vivo'' e vado avanti. Il solo metterlo nero su bianco già mi soffoca dalla paura, ma io sono abituata a quella, il problema è il premio; l'obiettivo. E se ci riesco? E se vinco io questa volta? Cosa succede? I film mi hanno insegnato che nella vita reale la rivalsa è solo per i vincenti che hanno un colpo di sonno, non per chi come me, dorme ancora con le luci accese per non farsi prendere dall'uomo nero.
Cazzo, l'uomo nero!
Io lo conosco bene. Ne sono quanto mai affascinata. Credete a me, non ha nulla di cinematograficamente pauroso, è solo un futuro prossimo poco controllabile. Allora mi tengo alla larga. La luce accesa, la pesante fragilità di sempre, la staticità di una vita vissuta all'angolo.

La protagonista qui sono io, e porco cane, voglio partecipare a questo cazzo di film!

sabato 6 luglio 2013

Harakiri.

We’ re the greying herds
Hurting each other with our lives
Within our dreams, we all wake up
To kiss the ones who are born to die.




Non ho davvero più nulla da dire.
Ho tanto da restare in silenzio e sparire.

sabato 27 aprile 2013

I want a perfect body, I want a perfect soul.

- Il titolo è mutuato da una canzone dei Radiohead, ovviamente. -

Penso che quelle dieci parole rappresentino il succo di una vita, seppur breve e misera, intera.
La mia misera e breve vita.
Chi ha letto qualche post di questo blog forse l'avrà intuito. (Dovrei eliminare il ''forse'', sono pressoché monotematica.)
Sono vicina ai 20 ed il vuoto è ancora lì, in mezzo al petto, che ingloba tutti i miei castelli di sabbia. Non mi lascia nemmeno il tempo di ammirarli.
Non so cosa ci sia di sbagliato nei miei castelli. Non sono ambiziosissimi, non sono presuntuosi, eppure vengono spazzati via. Non lasciano segno. La punizione per ogni cosa inutile e fin troppo fragile. Come me, che è da quando ho coscienza di esser viva che non riesco più a vivere, paradossalmente. Come faccio ad essere così vigliacca da andare avanti? Non lo so..
E' insopportabile sentirmi presente ed invisibile.
Credevo fosse l'adolescenza, credevo fosse la mancanza dell'amore di un ragazzo sincero e premuroso, ma la prima è passata, il secondo è comparso, come se aspettasse solo il momento giusto.
L'infelicità, il ripugno che provo verso me stessa però è rimasto.
E' rimasta quell'unico impulso di lasciarmi morire. Piano. Nel più straziante dei modi.
Ormai non scrivo più, non leggo più, non dipingo, non fotografo, non studio. Non faccio più nessuna di quelle cose che mi teneva legata ad una vita, che seppure odiosa, era vivibile. Adesso ho solo conati di vomito rabbiosi, come sono rabbiose le lacrime perchè sanno di nulla, di vuoto.

In me ci sono solo silenzi ingombranti.


Tr.

mercoledì 27 febbraio 2013

In time.

Il tempo scivola dentro come sabbia in una clessidra.
Io, come sempre, resto spettatrice. Non so precisamente come sarebbe vivere in quel tempo.
Io sono pesante sulla luna.
Tutti quelli che conoscono vivono l'involvere e l'evolvere della propria vita. Io vivo in una casa, in una famiglia, in parole, in delusioni, in desideri sempre uguali.
I desideri... Dovrebbero averne solo chi può permettersi di avverarne almeno uno. Io vorrei. Io desidero. Io non ottengo cose piccole. Sono una di quelle persone che è sempre pronta a rinunciare per la felicità altrui, e sto lentamente rinunciando ad ogni mio desiderio pur di non far del male ai miei genitori. A parte il mio attuale ragazzo, sono gli unici con cui passi davvero del tempo. Tutto quel che avevo è andato in pezzi e non riesco a costruire qualcosa di simile, o di migliore. Perché io abbia rinunciato? Perché mia madre sa leggere nei miei occhi il desiderio di uscire con gli amici ogni tanto, di andare al cinema, di fare un giro al centro commerciale, di poter dire di si alle telefonate per le uscite serali, di poter essere una persona normale, con un corpo normale. Mia madre sa leggere nei miei occhi da attrice la piccolissima delusione di ogni no. Allora io rinuncio a quel desiderio che rende le persone al tempo, e ne resto fuori. Resto chiusa in questa casa per giorni interi per non sentirmi cattiva nel guardarla negli occhi. Vorrei chiederle scusa per ogni anno, per ogni mese ed ogni giorno ed ogni dannato tempo che ho passato ad esser arrabbiata. Io non lo sono mai stata con lei, ma con me stessa. Non sono mai riuscita a nasconderle il difetto. So di essere fortunata. So che c'è gente che darebbe qualsiasi cosa per essere al posto mio. Io darei qualsiasi cosa pur di non desiderare. Darei qualsiasi cosa pur di non lasciar trapelare ogni tipo di dolore. Io non so come spiegarlo, so solo che fa male, che quotidianamente le urla di mamma mi ricordano che non sono una brava attrice, che voglio troppo, che dovrei smetterla di volere.

Vedo le persone andare avanti e indietro ed esser capaci di raccontarsi piccoli, nuovi momenti. Io invidio quegli attimi, invidio quell'andirivieni.

Io voglio il mio tempo, la mia adolescenza.

Ho i libri, le mie fantasie, i miei desideri, le delusioni che sono.

mercoledì 20 febbraio 2013

Mulino bianco.

Spesso guardo le pubblicità della Mulino bianco e mi chiedo come facciano quei ragazzini a meritare quei bei sorrisi mattutini. Io la mattina mi sveglio con le urla di mia madre, pranzo con le urla di mia madre e la buona notte.. Beh, penso si sia capito. Ma alla fine la rabbia è passeggera, mente sempre. E la calma? Mia madre con calma stasera ha detto che sono una poco di buono, e con calma mi ha detto che sono una cafona. Con calma mi ripete che sono un'egoista, e con calma sa farmi male. L'ultima volta che è stata orgogliosa di me è stato quando ho vinto quel dannato concorso letterario. Lo odio; ha reso tutto ciò che è per me la poesia, l'inchiostro, qualcosa di scialbo. Come chiamare mare, una vasca piena d'acqua. La rabbia stanca, e mi rivolgo a chiunque legga il mio blog. La rabbia stanca e la tristezza indebolisce le ossa. Così si ripiega su sè stessi, finchè il cuore non implode e non inizi ad odiare la tua casa, a vederla come una prigione. Non mi piace odiare le persone. E' stancante e consuma le energie. Spesso mi ritrovo ad odiare mia madre, che non vede mai che qualcosa la faccio anche io. Io sono l'egoismo. Io il peso. Io.. Io..
Io che vorrei spesso sparire solo per non infastidire nessuno nemmeno respirando.

Io che so solo chiedere scusa.

mercoledì 6 febbraio 2013

Uomini che odiano le donne.

Conservo le parole più dolci come fossero gioielli inestimabili. Non ho più voglia di dedicare parole, od almeno non voglio che siano dediche visibili. Chiedo sempre agli altri come sia amare, e mentre mi rispondono penso all'odore del muschio bianco, della vaniglia, alle distese di tulipani, ai cimiteri silenziosi in cui mi lasciavo riposare. Non mi importa delle risposte. Mi importa di porre domande, perché se sarò sempre io a farle, nessuno dovrà nè potrà ascoltare me.


Non ne vale più la pena.

martedì 5 febbraio 2013

The little things give you away.

Se ne andrà.

Ed il punto alla fine di queste tre parole sarà lo stesso a quel noi che mi sta riempiendo la vita da quasi tre mesi.
E' strano. E' come se i brividi che solitamente partono dalla base del cranio e mi attraversano tutto il corpo, d'un tratto, viaggiassero contromano. Sento che il filo sottile con cui mi sono legata a lui si sta assottigliando. Non troverò più l'uscita di quel labirinto, e stavolta non preferirò restarci in quel dannato labirinto. Ci sono nata. Lui mi ha dato il filo. Io lo sto spezzando. Non posso negargli le amicizie, anche se tra quelle c'è Lei.
Lei che si è presa tanto della sua vita, che gli ha fatto provare l'amore, che gli ha fatto provare il salato delle lacrime copiose sulle labbra. Lei che gli ha spezzato il cuore.
Non voglio essere il motivo dei suoi rimpianti, non voglio che un giorno possa rinfacciarmi che ha perso tutti quelli che l'anno amato per colpa mia. Anche se quel giorno, così facendo, non arriverà mai.
Il ricordo è potente. Il ricordo è bastardo. E' il figlio di puttana che ti porta via chi ami da così poco. E lui se ne andrà. Quel brivido gelido è lo stesso che sento quando guardo un horror, ma lì posso spegnere la tv. Lasciare in sospeso il terrore, con la consapevolezza che quel film è solo l'ennesimo personaggio che hai visto nascere e morire. Io la morte me la sento dentro.


Se ne andrà, come se ne sono sempre andati tutti.

Anche se sapessi il giorno esatto in cui succedesse qualcosa, non ci sarebbe nulla che potesse impedire il suo succedere.

sabato 2 febbraio 2013

Tragicacommedia.

Ho aperto un altro blog. Non so a cosa possa servire, ma scrivere su ogni pezzo di carta mi capitasse sotto mano è sempre stata una delle mie abitudini preferite. Stavolta sottomano m'è passato wordpress. Beh, vi lascio il link, se magari vi piacerebbe leggere altre delle mie romantiche minchiate xD

Trinity, with love.

[ http://tragicacommedia.wordpress.com/ ]

domenica 27 gennaio 2013

Caduta libera.

Fino a che punto è giusto desiderare? E fino a che punto è giusto dire di non aver avuto?
Delle volte ho freddo. Mi stringo nel maglione, ma è sempre troppo poco e guardo la gente sfilare nel calore delle loro pellicce, e penso che loro hanno qualcosa che io non ho.
Quel qualcosa è la leggerezza. Mi sento sempre appesantita dal fatto che io ''abbia'', semplicemente possieda, e mi sento in colpa per il solo fatto di desiderare qualcosa. Come si fa a dire ad alta voce ''Mi piacerebbe averlo'' senza sentirsi egoisti, o materialisti, o superficiali, o... non so, qualcosa di cattivo immagino. Sono una ragazzina, non ho mai voluto molto, o almeno, mai più di quello che già avessi. Non ho mai preteso, mai strafatto, mai rinfacciato. Eppure adesso mi sento in colpa per ogni festa a cui vorrei andare; per ogni vetrina che guardo; per tutte le volte che vorrei andare a mangiare una pizza. Me ne resto chiusa in casa da giorni ormai, spenta dentro. Innamorata persa, persa nell'amore. Non voglio guardare nulla e nessuno perché se desidero la minima sciocchezza, mi sento male. Anche io sono diventata tutto quello che ho sempre criticato e mi viene da vomitare al solo pensarci.


Questo mondo di plastica,
ha corrotto anche me.

Mentre mi lascio avvelenare,
cado,
silenziosamente,
nella mia solitudine.

sabato 19 gennaio 2013

Mi lascio amare.

Mi piace usare il verbo ''scivolare'', come se potessi essere fili di seta intrecciati fra le dita, impercettibili, delicati e preziosi. Mi piace utilizzarlo mentre parlo di lui, e dire che scivolo lentamente fra lacrime dolci e poetiche, e sorrisi dolorosi e senza fine.
Mi piace immaginarmi morbida al tatto, che piano m'insinuo fra le pieghe di una vita, e m'addormento fra braccia che terminano in mani che a loro volta non riconoscono il difetto, solo la bellezza. Mi piace che quelle mani siano proprio le sue, le quali lentamente si sono appropriate di me, dei miei occhi, della pelle, dei baci, dei brividi, degli orgasmi, dell'amore, della fantasia, delle parole.
Rileggo quel che mi faceva male, spine dentro il cuore, e mi sembra aver vissuto millenni prima di riuscire a trovare qualcosa che sapesse solo di me, egoisticamente di me, presuntuosamente di me. Sono passati secoli da quando mi lasciavo cadere a pezzi perché non sapevo, non potevo sapere che ci fosse qualcuno che avesse il coraggio di dirmi '' sono tuo, e tu sei mia ''.


Non sapevo esistessero cuori capaci di lasciar battere il mio, senza echi amari di un passato migliore.

lunedì 7 gennaio 2013

''Non c'è nulla d'intelligente nell'essere tristi'' cit.

Fino a due mesi fa ero una scheggia dell'ennesimo sogno in frantumi. Credevo di meritare solo le briciole della vita mangiata e digerita degli altri. L'università era l'opportunità di riscattare tante delusioni, ma non pensavo potesse darmi una ragione per sorridere.

Io sorrido.


Io non ho mai sorriso.


Il suo è un sorriso perfetto.


Di tanto in tanto ripenso ad L. e vorrei dirgli che a perseverare con quella finta vita, non ci si guadagna nulla. Vorrei dirgli che ieri sera G. è stato a casa con me, abbiamo visto un film, mangiato tre toast ciascuno, abbiamo pianto  e ci siamo coccolati. Vorrei potergli dire che quelle piccole cose danno una felicità che non avrei mai potuto trovare nemmeno leggendo tutti i libri del mondo... nemmeno scopandomi tutti i ragazzi del mondo.

Scopare.

Non esiste più.


Esiste fare l'amore.

Credevo di sapere cosa fosse, ed invece è qualcosa di completamente nuovo.
Ogni volta è nuovo: svuotarsi della propria anima, e riempirsi di quella dell'altro.
Questo vorrei dire ad L., che se anche ho impedito a me stessa di innamorarmi dell'ennesimo baratro, gli voglio bene, e voglio bene alla sua tristezza, alla sua delusione, al suo silenzio, alla sua cinica presunzione. Vorrei sapesse che esser felici, amare, lasciarsi amare è così semplice, ma ci sono troppe convenzioni a render tutto complicato.


G. ha un sorriso da bambino.

Ogni volta che facciamo l'amore mi sorride imbarazzato. Il suo sguardo sorride. Il suo cuore sorride.


G. mi lascia fremere e tremare, senza il peso di un lordo giudizio.


G. mi ha detto ''ti amo'' e per la prima volta ho fatto l'amore, ma non come nei film. L'ho fatto prima con gli occhi, poi con il cuore, e poi con l'anima, e con la mente, e con le mani, e con le parole...



...e per la prima volta ho pianto.