Mangio i muri e le città.
Mangio i ricordi perché fan pensare.
Mangio il noi che fummo per riuscire ad implodere, una volta per tutte.
Mangio la mia vita che ostento perfetta, ma intanto mi fa vomitare.
Mangio me stessa, sono stanca di campare.
mercoledì 29 febbraio 2012
martedì 28 febbraio 2012
lunedì 27 febbraio 2012
I need you in my future.
Guardo la finestra che hai aperto fra le tue braccia.
Raggiungo i tuoi dolori.
Gli sbiaditi colori di un'anima bambina,
nessun artefizio;
nessuna giustificazione.
C'è solo malinconica allegria,
una donna bambina,
una presunta giovinezza fra le rughe del passato.
La futura mancanza di un sorriso,
di un raggio di sole fra la neve.
Inciamperemo nel medesimo futuro,
ma saranno solo lividi d'arcobaleno.
Le parole che avrò sempre bisogno di dirti.
domenica 26 febbraio 2012
Mosachisticamente.
Mi sono scoperta femmina da poco più di due anni e sarò anche soggetto di scherno, ma è questa l'unica verità.
Sto imparando i vari luoghi comuni sul mio sesso, mi sto stupendo di quanta verità rappresentino.
Siamo complicate, lunatiche, acide quanto basta, masochiste, alla ricerca di una qualsiasi arma contundente per poterci ammazzare lentamente e sentire dolore a gocce sulla pelle.
Abbiamo intrinseco il bisogno di un acido solforico che ci sfiori il cuore, altrimenti non ci sentiamo vive.
Si potrà dire tutto ciò che si vuole a giustificare questa voglia maledetta di dolore, ma non ne esistono di vere.
E' una foto che mi porto io appesa al collo, sono le parole che qualcun altra rilegge per poter piangere, la caramella che alcune lasciano marcire pur di non togliersi l'amaro dalla bocca.
Forse anche il mio genere opposto è così, ma so di certo (imparato per esperienza, anche se poca) che lì ci sono meno domande, meno pezzi da scandagliare uno per uno, perché noi abbiamo l'abitudine di ridurre in briciole la vita, pur di chiedere e scoprire, qualcosa che forse non ci sarà mai.
Ho scisso in milioni di frammenti ogni singola sillaba, ogni più piccola parte di ciò mi toccasse, mi facesse vibrare almeno di un hertz l'anima, ma non ho trovato nulla.
Sola con il mio vuoto apparente e dentro moltitudini brulicanti che mi spezzavano il cuore.
Sto imparando i vari luoghi comuni sul mio sesso, mi sto stupendo di quanta verità rappresentino.
Siamo complicate, lunatiche, acide quanto basta, masochiste, alla ricerca di una qualsiasi arma contundente per poterci ammazzare lentamente e sentire dolore a gocce sulla pelle.
Abbiamo intrinseco il bisogno di un acido solforico che ci sfiori il cuore, altrimenti non ci sentiamo vive.
Si potrà dire tutto ciò che si vuole a giustificare questa voglia maledetta di dolore, ma non ne esistono di vere.
E' una foto che mi porto io appesa al collo, sono le parole che qualcun altra rilegge per poter piangere, la caramella che alcune lasciano marcire pur di non togliersi l'amaro dalla bocca.
Forse anche il mio genere opposto è così, ma so di certo (imparato per esperienza, anche se poca) che lì ci sono meno domande, meno pezzi da scandagliare uno per uno, perché noi abbiamo l'abitudine di ridurre in briciole la vita, pur di chiedere e scoprire, qualcosa che forse non ci sarà mai.
Ho scisso in milioni di frammenti ogni singola sillaba, ogni più piccola parte di ciò mi toccasse, mi facesse vibrare almeno di un hertz l'anima, ma non ho trovato nulla.
Sola con il mio vuoto apparente e dentro moltitudini brulicanti che mi spezzavano il cuore.
sabato 25 febbraio 2012
''With every heartbeat..''
Sarà che quel 10 Marzo si avvicina, ma inizio già a sentire la tua mancanza.
Questa è una lettera aperta che probabilmente non leggerai mai, e forse è meglio. Segnerebbe solo l'ennesima fine.
Non voglio tu vada via.
E' un sipario che non voglio far abbassare il nostro, anche se è solo semplice amicizia. Mi basta. Mi basta da quasi nove anni, e voglio resti tutto così: immobile, statico, il gelato che mi portavi a mangiare non voglio si sciolga mai.
Adesso starai con lei e non sono gelosa.
Sono felice quando vedo quel sorriso enorme spuntarti sul viso, anche se non porta il mio nome.
E' strano abbracciare una figura come la tua, è una fratellanza troppo ambigua che porto avanti da millenni nella mia testa.
Sarà un addio il nostro. Mi hai promesso di no, ma ti conosco bene.
Dai l'anima e non vuoi più averla indietro ed io resterò da parte, ad aspettare un tuo pensiero, una coccola che non ci sarà.
Mi hai detto che ci saranno ancora i nostri piccoli momenti di ordinaria follia, mi hai promesso una parola sincera da portare dietro come talismano: uno per ogni giorno grigio, uno per ogni giorno troppo luminoso per i miei occhi.
Sai G. penso di non aver mai sentito così tanto la tua mancanza. Non c'è più il ragazzo scapestrato di una volta. Mi ritrovo davanti una persona che ha troppe lacrime sul viso per poterla chiamare col tuo nome, e la cosa che mi fa più rabbia è che le ha versate per sua scelta.
Il consapevole martirio di un sorriso...
Questa è una lettera aperta che probabilmente non leggerai mai, e forse è meglio. Segnerebbe solo l'ennesima fine.
Non voglio tu vada via.
E' un sipario che non voglio far abbassare il nostro, anche se è solo semplice amicizia. Mi basta. Mi basta da quasi nove anni, e voglio resti tutto così: immobile, statico, il gelato che mi portavi a mangiare non voglio si sciolga mai.
Adesso starai con lei e non sono gelosa.
Sono felice quando vedo quel sorriso enorme spuntarti sul viso, anche se non porta il mio nome.
E' strano abbracciare una figura come la tua, è una fratellanza troppo ambigua che porto avanti da millenni nella mia testa.
Sarà un addio il nostro. Mi hai promesso di no, ma ti conosco bene.
Dai l'anima e non vuoi più averla indietro ed io resterò da parte, ad aspettare un tuo pensiero, una coccola che non ci sarà.
Mi hai detto che ci saranno ancora i nostri piccoli momenti di ordinaria follia, mi hai promesso una parola sincera da portare dietro come talismano: uno per ogni giorno grigio, uno per ogni giorno troppo luminoso per i miei occhi.
Sai G. penso di non aver mai sentito così tanto la tua mancanza. Non c'è più il ragazzo scapestrato di una volta. Mi ritrovo davanti una persona che ha troppe lacrime sul viso per poterla chiamare col tuo nome, e la cosa che mi fa più rabbia è che le ha versate per sua scelta.
Il consapevole martirio di un sorriso...
mercoledì 22 febbraio 2012
E' quando mi manchi, che sento meno la tua mancanza.
Lo conosco da otto anni, quasi nove.
E' il mio migliore amico.
Il classico cliché del ragazzo a cui racconti tutto di te, il tuo primo amore che si è trasformato nel fratellone che ti protegge e che se anche non te lo dice, ti vuole un bene dell'anima.
Ma..
C'è sempre un ''ma'' di troppo.
Quel fratellone è pur sempre il primo amore e l'amicizia spesso, si confonde con quel brivido di tanto tempo prima, il batticuore improvviso che non si scorda più.
Adesso soffre, e l'unica cosa vorrei poter fare è dirgli ''tu non lo meriti. Hai un cuore grande. Tu sei grande''. Non si può.
Si può solo fargli una carezza fraterna e promettergli che andrà tutto bene; intanto immaginare di poterlo stringere fra le braccia e fargli vedere quanto amore gli si debba dare, quante lune costruirgli per dargli un sogno in più.
Fra poco andrà via.
Andrà via il suo sorriso contagioso, i pizzicotti, i gelati, i pranzi con la madre, gli insulti seguiti da finti bronci solo per avere una coccola in più.
Delle volte mi chiedo se io sia un'ipocrita ad innamorarmi di altri, e mi rispondo che è quando mi manca che sento meno la sua mancanza. Forse dietro lo schermo di un cellulare, dietro parole senza voce di un sms riesco a nascondere quei piccoli gesti che ogni volta mi rendo conto di amare.
Non esistono migliori amici, ma solo migliori amori da tener nascosti. Chiusi fra gli occhi che mi si riempiono di lacrime ogni volta che quelle parole prendono forma nella sua persona.
Mi rifugio fra i miei oceani in estinzione, e gli sorrido una volta in più.
''Non preoccuparti. Andrà tutto bene. Sarete felici insieme.''
Her eyes like windows, trickle in rain
Upon the pain getting deeper.
Though my love wants to relieve her.
She walks alone from wall to wall.
Lost in her hall, she can't hear me.
Though I know she likes to be near me.
[...]
And maybe one day I will free her.
Though I know no one can see her.
Cat Stevens - Sad Lisa.
E' il mio migliore amico.
Il classico cliché del ragazzo a cui racconti tutto di te, il tuo primo amore che si è trasformato nel fratellone che ti protegge e che se anche non te lo dice, ti vuole un bene dell'anima.
Ma..
C'è sempre un ''ma'' di troppo.
Quel fratellone è pur sempre il primo amore e l'amicizia spesso, si confonde con quel brivido di tanto tempo prima, il batticuore improvviso che non si scorda più.
Adesso soffre, e l'unica cosa vorrei poter fare è dirgli ''tu non lo meriti. Hai un cuore grande. Tu sei grande''. Non si può.
Si può solo fargli una carezza fraterna e promettergli che andrà tutto bene; intanto immaginare di poterlo stringere fra le braccia e fargli vedere quanto amore gli si debba dare, quante lune costruirgli per dargli un sogno in più.
Fra poco andrà via.
Andrà via il suo sorriso contagioso, i pizzicotti, i gelati, i pranzi con la madre, gli insulti seguiti da finti bronci solo per avere una coccola in più.
Delle volte mi chiedo se io sia un'ipocrita ad innamorarmi di altri, e mi rispondo che è quando mi manca che sento meno la sua mancanza. Forse dietro lo schermo di un cellulare, dietro parole senza voce di un sms riesco a nascondere quei piccoli gesti che ogni volta mi rendo conto di amare.
Non esistono migliori amici, ma solo migliori amori da tener nascosti. Chiusi fra gli occhi che mi si riempiono di lacrime ogni volta che quelle parole prendono forma nella sua persona.
Mi rifugio fra i miei oceani in estinzione, e gli sorrido una volta in più.
''Non preoccuparti. Andrà tutto bene. Sarete felici insieme.''
Her eyes like windows, trickle in rain
Upon the pain getting deeper.
Though my love wants to relieve her.
She walks alone from wall to wall.
Lost in her hall, she can't hear me.
Though I know she likes to be near me.
[...]
And maybe one day I will free her.
Though I know no one can see her.
Cat Stevens - Sad Lisa.
martedì 21 febbraio 2012
Una maschera per un coltello.
Oggi è Carnevale.
Il mio giorno. L'unico in cui non mi ricopro di ridicolo con la maschera che porto.
Anche questo, però, mi è stato tolto.
Come ogni singola briciola della mia adolescenza, come ogni cazzo di momento della mia infanzia.
''Non devi''; ''non puoi''; ''resta qui''; ''fossilizza e muori''.
I classici auguri di ogni maledetta festa, che dentro di me, assume le sembianze di una condanna a morte lenta e dolorosa. Mi sono fatta tatuare quattordici gabbiani ed una piuma sulla schiena perché tutti quelli che mi conoscono si ricordassero di cosa sia per me la libertà, di cosa significhi per me il verbo ''dimenticarsi''.
Invece sono qui, a scrivere su un blog di tutta la tristezza e l'invidia che mi torturano la sera mentre vedo la gente sfilare in piazza, con i loro piccoli tesori negli occhi, mentre io resto ferma ad osservarli vivere, giocare, divertirsi, smettere di pensare per qualche secondo, il tempo di uno spensierato passo falso che porta solo un sorriso; nessuna grave conseguenza.
Sto parlando delle fantomatiche ''esperienze'' che ognuno dovrebbe fare: andare al cinema, a qualche tranquilla festa fra amici, uscire il giorno di Carnevale per lanciare i coriandoli e sentirsi bambini.
Ma io non so nemmeno com'è quella sensazione.
Non so più contare gli anni che mi sento dentro e preferirei vedermi decrepita, anziché lasciarmi morire a diciotto anni, anziché guardare gli altri essere orgogliosi della propria età.
Io non sono mai stata orgogliosa di me: fingo d'esser ciò che non ho la possibilità di essere.
Quanti anni bisogna avere, quanto cervello, responsabilità, fortuna e furbizia per un secondo di vita vissuta?
Il mio giorno. L'unico in cui non mi ricopro di ridicolo con la maschera che porto.
Anche questo, però, mi è stato tolto.
Come ogni singola briciola della mia adolescenza, come ogni cazzo di momento della mia infanzia.
''Non devi''; ''non puoi''; ''resta qui''; ''fossilizza e muori''.
I classici auguri di ogni maledetta festa, che dentro di me, assume le sembianze di una condanna a morte lenta e dolorosa. Mi sono fatta tatuare quattordici gabbiani ed una piuma sulla schiena perché tutti quelli che mi conoscono si ricordassero di cosa sia per me la libertà, di cosa significhi per me il verbo ''dimenticarsi''.
Invece sono qui, a scrivere su un blog di tutta la tristezza e l'invidia che mi torturano la sera mentre vedo la gente sfilare in piazza, con i loro piccoli tesori negli occhi, mentre io resto ferma ad osservarli vivere, giocare, divertirsi, smettere di pensare per qualche secondo, il tempo di uno spensierato passo falso che porta solo un sorriso; nessuna grave conseguenza.
Sto parlando delle fantomatiche ''esperienze'' che ognuno dovrebbe fare: andare al cinema, a qualche tranquilla festa fra amici, uscire il giorno di Carnevale per lanciare i coriandoli e sentirsi bambini.
Ma io non so nemmeno com'è quella sensazione.
Non so più contare gli anni che mi sento dentro e preferirei vedermi decrepita, anziché lasciarmi morire a diciotto anni, anziché guardare gli altri essere orgogliosi della propria età.
Io non sono mai stata orgogliosa di me: fingo d'esser ciò che non ho la possibilità di essere.
Quanti anni bisogna avere, quanto cervello, responsabilità, fortuna e furbizia per un secondo di vita vissuta?
domenica 19 febbraio 2012
Commesse da estinzione.
Oggi scrivo qualcosa di meno drammatico e da taglio arterioso.
E' stata una giornata fantastica.
Sono andata al Vulcano Buono con la mia migliore amica.
Sono poche le giornate così. Una valvola di sfogo per la monotonia di un paesino da strapazzo, con gente un po' burina e pidocchi impellicciati. Fra poco lei andrà a Roma a realizzare il suo sogno, e (forse) un po' anche il mio di frequentare la Sapienza e diventare grande.
Forse con le parole non si possono dipingere certe cose, ma lei è già così grande e bella. Ciò che la rende tale è la sua inconsapevolezza, la sua melanconica allegria che io prendo sempre in giro. Il suo buffo modo di dirti che ti vuole bene, con il viso gelido ed un grande cuore che ti abbraccia.
Mi mancherà. Mi mancheranno le serate come del San Valentino solitario passato a ridere istericamente e a cantare canzoni per poter piangere insieme una volta tornate a casa. Avevo detto sarebbe stato uno sfogo meno deprimente, ma sfocia sempre in quella maledetta tristezza che non riesco a togliermi da dosso.
Sarà lontana, ma ho ancora le cianfrusaglie rubate da H&M e quel dannato Milkshake riuscito male, la sua risata che porto sempre dietro come porta fortuna.
E' stata una giornata fantastica.
Sono andata al Vulcano Buono con la mia migliore amica.
Sono poche le giornate così. Una valvola di sfogo per la monotonia di un paesino da strapazzo, con gente un po' burina e pidocchi impellicciati. Fra poco lei andrà a Roma a realizzare il suo sogno, e (forse) un po' anche il mio di frequentare la Sapienza e diventare grande.
Forse con le parole non si possono dipingere certe cose, ma lei è già così grande e bella. Ciò che la rende tale è la sua inconsapevolezza, la sua melanconica allegria che io prendo sempre in giro. Il suo buffo modo di dirti che ti vuole bene, con il viso gelido ed un grande cuore che ti abbraccia.
Mi mancherà. Mi mancheranno le serate come del San Valentino solitario passato a ridere istericamente e a cantare canzoni per poter piangere insieme una volta tornate a casa. Avevo detto sarebbe stato uno sfogo meno deprimente, ma sfocia sempre in quella maledetta tristezza che non riesco a togliermi da dosso.
Sarà lontana, ma ho ancora le cianfrusaglie rubate da H&M e quel dannato Milkshake riuscito male, la sua risata che porto sempre dietro come porta fortuna.
sabato 18 febbraio 2012
''I love in the best way possible''
No, non c'entra nulla con gli ex, i fiori, i cioccolatini mancati, le serenate mute sotto la mia finestra.
C'entra invece, con il fatto che seppur potessi arrivare a pensare di amare, per una frazione di secondo, me stessa, resterei delusa ed amareggiata.
Come ho detto già in precedenza: sono una persona mediocre con altrettante mediocri capacità. Mento a me stessa e mi fingo un po' più intelligente per poter conseguire un cazzo di obiettivo, ma la verità è una.
La stessa che conosca da quando ero bambina, e non parlo da pessimista, ma da fin troppo realista cazzo. Io non posso e nemmeno potrò mai arrivare a qualcosa di grande. E' scritto nel mio destino, nei miei occhi, in tutto ciò che faccio che puzza di mediocre ed inappropriato.
Ho diciotto anni, e scusate se lo ripeto spesso, ma dovrò pur ricordarmene; dovrò pur ricordare che fino ad ora l'unica strada che ho percorso è stata un vicolo cieco e l'ho fatto in lungo e largo, senza trovare vie d'uscita.
Sono stanca i parlare con la gente. Non ha nulla di speciale per la maggiore, non hanno nulla da dire, se non ripetere parole stantie e consunte dei mille e più. Mi basto io e forse qualche voce intermittente che ogni tanto mi sveglia dal mio torpore di delusioni.
Sarei potuta essere qualcun altro, ma non ne ho la possibilità.
Il ''grande'' che tutti disperano per me è già precluso, e scusate se mi arrabbio, ma avrei DOVUTO essere qualcos'altro e sono nata così.
L'impegno c'è.
Manca il culo.
Peace, love an' stay strong.
C'entra invece, con il fatto che seppur potessi arrivare a pensare di amare, per una frazione di secondo, me stessa, resterei delusa ed amareggiata.
Come ho detto già in precedenza: sono una persona mediocre con altrettante mediocri capacità. Mento a me stessa e mi fingo un po' più intelligente per poter conseguire un cazzo di obiettivo, ma la verità è una.
La stessa che conosca da quando ero bambina, e non parlo da pessimista, ma da fin troppo realista cazzo. Io non posso e nemmeno potrò mai arrivare a qualcosa di grande. E' scritto nel mio destino, nei miei occhi, in tutto ciò che faccio che puzza di mediocre ed inappropriato.
Ho diciotto anni, e scusate se lo ripeto spesso, ma dovrò pur ricordarmene; dovrò pur ricordare che fino ad ora l'unica strada che ho percorso è stata un vicolo cieco e l'ho fatto in lungo e largo, senza trovare vie d'uscita.
Sono stanca i parlare con la gente. Non ha nulla di speciale per la maggiore, non hanno nulla da dire, se non ripetere parole stantie e consunte dei mille e più. Mi basto io e forse qualche voce intermittente che ogni tanto mi sveglia dal mio torpore di delusioni.
Sarei potuta essere qualcun altro, ma non ne ho la possibilità.
Il ''grande'' che tutti disperano per me è già precluso, e scusate se mi arrabbio, ma avrei DOVUTO essere qualcos'altro e sono nata così.
L'impegno c'è.
Manca il culo.
Peace, love an' stay strong.
martedì 14 febbraio 2012
''Chi ama, baci''
Ho sempre creduto nel ''per sempre'', nell'amore solido e duraturo.
Ho sempre avuto davanti l'immagine dei miei genitori che, dopo venticinque anni, si coccolano come teneri amanti alle prime armi.
Oggi però, mi sto rendendo conto di quanto sia relativo il concetto di infinito.
Avere qualcuno con cui poter dividere affanni e piaceri, ma doverlo lasciar andare a causa della stanchezza, perché adesso so anche cosa voglia dire esser stanchi di amare.
Ed io lo sono fin troppo..
Si, sono piccola, ingenua, stupida.
No, non ne so nulla dell'amore, quello adulto e maturo e blablabla...
Mille parole per descrivere l'unico sentimento che si prova dal primo secondo di vita, fino all'ultimo respiro.
Il mio è amore. Forse poco maturo, forse troppo maturo.
Forse con troppi appellativi, forse con pochi ''per sempre'' per la mia età.
Forse diventato più una contingenza materiale, che spirituale.
Forse è solo San Valentino e Lui mi manca..
Ho sempre avuto davanti l'immagine dei miei genitori che, dopo venticinque anni, si coccolano come teneri amanti alle prime armi.
Oggi però, mi sto rendendo conto di quanto sia relativo il concetto di infinito.
Avere qualcuno con cui poter dividere affanni e piaceri, ma doverlo lasciar andare a causa della stanchezza, perché adesso so anche cosa voglia dire esser stanchi di amare.
Ed io lo sono fin troppo..
Si, sono piccola, ingenua, stupida.
No, non ne so nulla dell'amore, quello adulto e maturo e blablabla...
Mille parole per descrivere l'unico sentimento che si prova dal primo secondo di vita, fino all'ultimo respiro.
Il mio è amore. Forse poco maturo, forse troppo maturo.
Forse con troppi appellativi, forse con pochi ''per sempre'' per la mia età.
Forse diventato più una contingenza materiale, che spirituale.
Forse è solo San Valentino e Lui mi manca..
venerdì 10 febbraio 2012
I miei predisposti fallimenti genetici.
Sono le ferite che mi coprono viso ed anima a farmi male,
a costringere la mia mano a pugnalarti, pur di sentirmi felice, pur di sentire aria che riempie i miei polmoni.
Ci dev'essere qualcosa di perversamente sbagliato in me; un gioco di strategia senza fine, in cui gli assassini sono le stesse vittime. Non so contare i fiori gettatimi ai piedi, coperta del lutto di un un sorriso a me fin troppo caro. C'è il velo di una vita forse troppo pesante per le mie spalle gracili, che piano si piegano e involvono su di te, che hai tentato di sfiorarmi.
Io sono invulnerabile,
una fortezza d'acciaio in cui penetrano lame d'inchiostro, ma non il tuo meraviglioso sorriso che sboccia davanti ad un mio cenno.
Avrei voluto lasciarmi cadere insieme alla maschera che cercavi di strapparmi, ma sarebbe stato come togliere le ali ad una farfalla: macabro, crudele, mortale.
La bellezza che tu vedi ed ami è solo un riflesso di cui vivo e mi nutro; se gratti la superficie scintillante, la mia armatura è arrugginita e stanca. Vecchia come il feto che si porta in grembo. Quello che non ha mai imparato a parlare, a saperti amare, a sapersi felice.
Se non mi occupo la mente, se non disturbo la tua assenza, se non mi abbatto su un ricordo; lorda di colpe, m'affogo.
a costringere la mia mano a pugnalarti, pur di sentirmi felice, pur di sentire aria che riempie i miei polmoni.
Ci dev'essere qualcosa di perversamente sbagliato in me; un gioco di strategia senza fine, in cui gli assassini sono le stesse vittime. Non so contare i fiori gettatimi ai piedi, coperta del lutto di un un sorriso a me fin troppo caro. C'è il velo di una vita forse troppo pesante per le mie spalle gracili, che piano si piegano e involvono su di te, che hai tentato di sfiorarmi.
Io sono invulnerabile,
una fortezza d'acciaio in cui penetrano lame d'inchiostro, ma non il tuo meraviglioso sorriso che sboccia davanti ad un mio cenno.
Avrei voluto lasciarmi cadere insieme alla maschera che cercavi di strapparmi, ma sarebbe stato come togliere le ali ad una farfalla: macabro, crudele, mortale.
La bellezza che tu vedi ed ami è solo un riflesso di cui vivo e mi nutro; se gratti la superficie scintillante, la mia armatura è arrugginita e stanca. Vecchia come il feto che si porta in grembo. Quello che non ha mai imparato a parlare, a saperti amare, a sapersi felice.
Se non mi occupo la mente, se non disturbo la tua assenza, se non mi abbatto su un ricordo; lorda di colpe, m'affogo.
mercoledì 8 febbraio 2012
Rimembranze.
E' polvere che si sparge,
i dimentichi sentimenti degli artisti di strada.
Anche tu sai suonare,
ballare sugli spilli,
cantare ad un cielo in eruzione.
Anche tu lanci emozioni ai passanti,
perdi colore dagli occhi,
resti grigio,
e cupo,
e stanco,
e affamato.
Infreddolito dall'indifferenza,
dalla poca pietà.
Ti stringo una mano morta,
come la parola cuore.
Un'insulsa, morta.
i dimentichi sentimenti degli artisti di strada.
Anche tu sai suonare,
ballare sugli spilli,
cantare ad un cielo in eruzione.
Anche tu lanci emozioni ai passanti,
perdi colore dagli occhi,
resti grigio,
e cupo,
e stanco,
e affamato.
Infreddolito dall'indifferenza,
dalla poca pietà.
Ti stringo una mano morta,
come la parola cuore.
Un'insulsa, morta.
martedì 7 febbraio 2012
La quiete senza la sua tempesta.
Stasera sono vuota, come la pagina che mi sono tenuta avanti per quasi un'ora in cerca di una qualche parola adatta con cui poterla macchiare, ma questa è una di quelle.
Non le conoscete ''quelle''?
Sono le sere in cui ti rendi conto di esserti fermato così tanto a pensare, che adesso sei vuoto e lacero e dannatamente insoddisfatto di ogni pensiero.
Mi dovrò ricostruire, una volta ancora, pur di farmi male a vedermi crescere.
Mi fa male come quella ferita che un po' tutti abbiamo fra anima e cuore, quella che ci fa piangere se viene lievemente solleticata da una parola.
Esiste una parola che, non si sa come, ti distrugge tutto lo sfarzoso palazzo di sabbia che ti eri costruito.
Nessuno lo sa. E' un tacito accordo, silenzioso come la notte capricciosa, che s'instaura tra te e chi ti guarda negli occhi. ''Come fai a sapere dove farmi male?'' ''Abbatti la scure su quel che di vuoto m'atterrisce, ma lascia il resto a macerare nell'autocoscienza di se''. Sarebbe preferibile avere consapevolezza della propria pienezza, seppur dolorosa per chi non è abituato, seppure il cuore dopo un po' riporta lividi e indolenzimento... Sarebbe preferibile, comunque.
Ripiego su me stessa, come un globulo bianco ed il suo virus, fagocito ciò che mi rende pesante, ingombrante, vera e viva e cazzo, piena, PIENA, PIENA!
''Perciò io maledico il modo in cui sono fatto, il mio modo di morire sano e salvo, dove m'attacco. Il mio modo vigliacco di restare sperando che ci sia quello che non c'è.''
Non le conoscete ''quelle''?
Sono le sere in cui ti rendi conto di esserti fermato così tanto a pensare, che adesso sei vuoto e lacero e dannatamente insoddisfatto di ogni pensiero.
Mi dovrò ricostruire, una volta ancora, pur di farmi male a vedermi crescere.
Mi fa male come quella ferita che un po' tutti abbiamo fra anima e cuore, quella che ci fa piangere se viene lievemente solleticata da una parola.
Esiste una parola che, non si sa come, ti distrugge tutto lo sfarzoso palazzo di sabbia che ti eri costruito.
Nessuno lo sa. E' un tacito accordo, silenzioso come la notte capricciosa, che s'instaura tra te e chi ti guarda negli occhi. ''Come fai a sapere dove farmi male?'' ''Abbatti la scure su quel che di vuoto m'atterrisce, ma lascia il resto a macerare nell'autocoscienza di se''. Sarebbe preferibile avere consapevolezza della propria pienezza, seppur dolorosa per chi non è abituato, seppure il cuore dopo un po' riporta lividi e indolenzimento... Sarebbe preferibile, comunque.
Ripiego su me stessa, come un globulo bianco ed il suo virus, fagocito ciò che mi rende pesante, ingombrante, vera e viva e cazzo, piena, PIENA, PIENA!
''Perciò io maledico il modo in cui sono fatto, il mio modo di morire sano e salvo, dove m'attacco. Il mio modo vigliacco di restare sperando che ci sia quello che non c'è.''
''Solenne consonanza di idee''
[Eden - Guernica]
Oggi di idee ne ho proprio poche.
Ho poche parole a sporcarmi le mani, e troppi solchi intorno agli occhi.
Mi serve un bisturi per incidermi sul petto ''Smettila di massacrarti''.
Oggi di idee ne ho proprio poche.
Ho poche parole a sporcarmi le mani, e troppi solchi intorno agli occhi.
Mi serve un bisturi per incidermi sul petto ''Smettila di massacrarti''.
lunedì 6 febbraio 2012
http://youtu.be/OqpgNGVeiWE
E' la scena di uno dei miei film preferiti.
La mia è la telecronaca di una realtà vista con occhi di chi non è bambino, ma nemmeno troppo adulto per poter considerare nel modo che tutti definiscono ''giusto''.
In questo stralcio di vita basso borghese, di una normalissima famiglia romana, vi è racchiusa l'ideologia quotidiana di un uomo, che purtroppo, tendenzialmente è portato a volere non di più, ma TROPPO.
Non sono una di quelle che pensa nella vita bisogni accontentarsi, ma cazzo, se si è arrivati al limite, al punto in cui devi per forza metterti seduto e godere dei tuoi sforzi, delle tue fortune, delle abilità ricevute da un destino o da un famigerato dio, spezzati le gambe e fallo. Non c'è molto da soffrire, o di cui discutere. E' sottile la differenza fra arresa e pretesa. Non si può pretendere di diventare quello che ci si crede di essere per il semplice fatto che ci si ostini a vedersi così: uomini grandi e ''spettacolari''. Bisogna avere anche l'umiltà di dirsi poco colti, poco ricchi, poco raffinati, poco socievoli, poco se stessi, troppo altro, troppo cinecittà, troppo sogno-irrealizzato-che-non-vuole-restare-chiuso-in-un-cassetto. Che ci si impegni fino a stramazzare a terra per poter raggiungere i più alti livelli nella cosiddetta scala sociale con presuntuosa umiltà, consapevolezza e cultura, ma basta col servilismo, col finto buonismo che sfocia nella figura del ''lacchè'' che tutti conosciamo fin troppo bene. Basta col guardarsi allo specchio affiggendosi la maschera di chi può tutto, perché non tutti possono, non tutti devono potere e seppur sembra sbagliato, il mondo è così: se si vuole far qualcosa, ci si metta di cuore per tempo. Su quelle vette ci son più sbagliati che giusti, ma anche questo è giusto, perché il buono si deve distinguere, deve far valere gli anni passati a scalciare e sgomitare fra ipocrisia e nepotismo. Gli anni adatti e giusti. La conoscenza futura adeguata alla posizione futura.
Bisogna lottare quando il proprio tempo lo richiede, e se non ce la si fa, rendersi conto di averci provato e di esser fortunato anche per le piccole conquiste.
Peace, love an' stay strong.
La mia è la telecronaca di una realtà vista con occhi di chi non è bambino, ma nemmeno troppo adulto per poter considerare nel modo che tutti definiscono ''giusto''.
In questo stralcio di vita basso borghese, di una normalissima famiglia romana, vi è racchiusa l'ideologia quotidiana di un uomo, che purtroppo, tendenzialmente è portato a volere non di più, ma TROPPO.
Non sono una di quelle che pensa nella vita bisogni accontentarsi, ma cazzo, se si è arrivati al limite, al punto in cui devi per forza metterti seduto e godere dei tuoi sforzi, delle tue fortune, delle abilità ricevute da un destino o da un famigerato dio, spezzati le gambe e fallo. Non c'è molto da soffrire, o di cui discutere. E' sottile la differenza fra arresa e pretesa. Non si può pretendere di diventare quello che ci si crede di essere per il semplice fatto che ci si ostini a vedersi così: uomini grandi e ''spettacolari''. Bisogna avere anche l'umiltà di dirsi poco colti, poco ricchi, poco raffinati, poco socievoli, poco se stessi, troppo altro, troppo cinecittà, troppo sogno-irrealizzato-che-non-vuole-restare-chiuso-in-un-cassetto. Che ci si impegni fino a stramazzare a terra per poter raggiungere i più alti livelli nella cosiddetta scala sociale con presuntuosa umiltà, consapevolezza e cultura, ma basta col servilismo, col finto buonismo che sfocia nella figura del ''lacchè'' che tutti conosciamo fin troppo bene. Basta col guardarsi allo specchio affiggendosi la maschera di chi può tutto, perché non tutti possono, non tutti devono potere e seppur sembra sbagliato, il mondo è così: se si vuole far qualcosa, ci si metta di cuore per tempo. Su quelle vette ci son più sbagliati che giusti, ma anche questo è giusto, perché il buono si deve distinguere, deve far valere gli anni passati a scalciare e sgomitare fra ipocrisia e nepotismo. Gli anni adatti e giusti. La conoscenza futura adeguata alla posizione futura.
Bisogna lottare quando il proprio tempo lo richiede, e se non ce la si fa, rendersi conto di averci provato e di esser fortunato anche per le piccole conquiste.
Peace, love an' stay strong.
domenica 5 febbraio 2012
Mi costruisco paure.
Domani torno a scuola.
Normalità? No, nessun tipo di normalità in quella clinica mal riuscita.
Ci si ritrova fra ipocrisia e falsità, e forse sarebbe meglio stare fra folli omicidi. Avrebbero un alibi per ogni singola scheggia di meschinità che ti infilano dentro.
Ho paura. Forse questa è l'unica, vera grande paura che ho!
Mi chiudo di nuovo a riccio. Stasera ci sono le mie migliori amiche e non riesco nemmeno a spiccicare una parola sull' argomento. Il futuro mi atterrisce; mi atterrisco io rendendomi mediocre, avendo paura di non farcela, ogni giorno di più.
Loro sono persone intelligenti, colte ed io non sono all'altezza di tutto ciò.
Ho un programma intero da recuperare, per un esame di stato che, a mio avviso, è altresì inutile. Ho una professoressa che mi ha fatto rischiare uno schock, per la sua negligenza, che mentre piangevo dal dolore, si è ripromessa di farmi fuori. I miei compagni, dopo quattro giorni di mia completa assenza, hanno già eliminato completamente la mia esistenza fra i banchi. Non una mano. Non un qualsiasi appiglio se non una corsa sfrenata a chi impara prima: il mio cervello o la mia disperazione?
Non so, avrei tanto voluto che quest'anno fosse il mio riscatto ad altri quattro terribili e distruttivi, ma penso sia il RICATTO del destino ad ogni mio sforzo.
Già. Sono proprio mediocre.
Normalità? No, nessun tipo di normalità in quella clinica mal riuscita.
Ci si ritrova fra ipocrisia e falsità, e forse sarebbe meglio stare fra folli omicidi. Avrebbero un alibi per ogni singola scheggia di meschinità che ti infilano dentro.
Ho paura. Forse questa è l'unica, vera grande paura che ho!
Mi chiudo di nuovo a riccio. Stasera ci sono le mie migliori amiche e non riesco nemmeno a spiccicare una parola sull' argomento. Il futuro mi atterrisce; mi atterrisco io rendendomi mediocre, avendo paura di non farcela, ogni giorno di più.
Loro sono persone intelligenti, colte ed io non sono all'altezza di tutto ciò.
Ho un programma intero da recuperare, per un esame di stato che, a mio avviso, è altresì inutile. Ho una professoressa che mi ha fatto rischiare uno schock, per la sua negligenza, che mentre piangevo dal dolore, si è ripromessa di farmi fuori. I miei compagni, dopo quattro giorni di mia completa assenza, hanno già eliminato completamente la mia esistenza fra i banchi. Non una mano. Non un qualsiasi appiglio se non una corsa sfrenata a chi impara prima: il mio cervello o la mia disperazione?
Non so, avrei tanto voluto che quest'anno fosse il mio riscatto ad altri quattro terribili e distruttivi, ma penso sia il RICATTO del destino ad ogni mio sforzo.
Già. Sono proprio mediocre.
sabato 4 febbraio 2012
La mia bio-politica.
Tendo ancora ai nostri mari innocenti,
ai colori vivaci del nostro dipinto.
Sono porcellana fra i mille cristalli,
resto opaca in questa fredda luce mattutina.
Spero ancora in una cecità latente,
che mi dia pace nelle notti troppo piene di sole,
che non ti renda sterile pietra ai miei piedi.
Sono rimaste solo poche testimonianze di me:
l'ultima resa ad un tribunale organico,
che ti rende vivo;
che provoca amore.
Solo 177 centimetri di vita.
''Sono piccola''.
Me lo urlo nella testa, nel cuore eppure sento d'aver fallito.
E' un serpente che non sibila, insidioso , che mi penetra nello stomaco e stringe ogni mio impulso a reagire nella sua morsa.
Desidero una possibilità. Una misera scintilla a cui potermi aggrappare.
Oggi rifuggo tutti pur di non fargli del male.
C'è chi mi parla della sua vita, senza accorgersi della fortuna che ha;
c'è chi invece ha la testa troppo dura per capire che certe cose bisogna lasciarle andare.
Ci sono io che ormai non riesco a parlare, se non su una tastiera o su un taccuino sgangherato, di me, di tutti i miei sogni naufraghi in questo buco sperduto.
Continuo a criticare, a scrivere, ad urlare pur di farmi sentire, ma nulla.
Qui non c'è nulla e non posso spostarmi, perché uno stato bastardo ha deciso che i miei genitori hanno il solo diritto di campare e mai di sperare o sognare, quantomeno, qualcosa in più per me, per mio fratello.
Ogni sacrificio, seppur minimo per la mia giovane età, è sfumato per la pregevole decisione del mio corpo di abbandonarmi nel momento in cui ne ho più bisogno. E' quasi un mese che vado in giro per il mio letto e non riesco più ad impegnarmi. Non ho la forza fisica. Così resto sola anche stasera, per mia scelta. Per la mia saldissima volontà, per non far del male a nessuno se non a me stessa.
E' questo che faccio mentre guardo gli altri andar avanti e vivere: mi faccio piano del male.
Inaspettatamente compare il ''the end''.
Queste grandi amicizie che finiscono di colpo mi fanno male.
Non so, assistere ad una fine, così lenta da essere appena percettibile; dover tenere le mani serrate in tasca e far finta di non vedere... Io non so farlo.
Forse è questo l'amicizia: un susseguirsi di inizi e fine. Io però non sopporto queste cose.
Sono stata educata al ''per sempre'', alla fedeltà, ai sentimenti senza condizioni. Non capisco. Il mio hard disk non riesce a craccare informazioni del genere ''basta, mi sono scocciata''. Dovrò guardarmi sempre le spalle perché ci sarà sempre una canna di fucile puntatami contro?
Sarà il cortisone a parlare, ma io sono stanca di tutti questi ''fingitorismi'' da strapazzo.
Se non si a vera amicizia, è inutile pronunciarla.
Peace, love and cynism.
Non so, assistere ad una fine, così lenta da essere appena percettibile; dover tenere le mani serrate in tasca e far finta di non vedere... Io non so farlo.
Forse è questo l'amicizia: un susseguirsi di inizi e fine. Io però non sopporto queste cose.
Sono stata educata al ''per sempre'', alla fedeltà, ai sentimenti senza condizioni. Non capisco. Il mio hard disk non riesce a craccare informazioni del genere ''basta, mi sono scocciata''. Dovrò guardarmi sempre le spalle perché ci sarà sempre una canna di fucile puntatami contro?
Sarà il cortisone a parlare, ma io sono stanca di tutti questi ''fingitorismi'' da strapazzo.
Se non si a vera amicizia, è inutile pronunciarla.
Peace, love and cynism.
venerdì 3 febbraio 2012
Consuetudini illegali.
Occhei, sono di nuovo qui, ma quando si è rinchiusi nella propria stanza, si inizia a pensare, a parlare con la propria voce, nella propria mente, e perché no, ai propri pupazzi.
Metto troppe virgole e pochi punti nei rapporti.
Tendo a farmi mancare sempre questa o quella amicizia.
Ce ne sono state due in particolare, in questi due anni, che mi hanno distrutta.
Una è durata quattro anni, e per quanto lei possa sbracciarsi a dirsi onesta e ''buona'', mi ha fatto così male da riuscire a cancellarla completamente da ogni particella di me. Ha tradito la mia fiducia pur di mantenere la sua ridicola apparenza di maturità. Che schifo perdersi dopo anni di vita condivisa.
L'altra è stata con me meno di un anno. Ci siamo fatte del male a vicenda; ho cercato di odiarla con ogni fibra di me, ho provato ad eliminare le sue foto dal mio pc, tutte le parole dedicategli, eppure è sempre lì: il classico spillo che rigira nella ferita sempre sanguinante.
Sapeste che occhi che ha. E' una creatura insicura e gentile, ma sa fare tremendamente male. Ti stritola nel troppo che rappresenta. Ed io ero così piccola. Volevo averla solo per me e più si allontanava, più volevo ucciderla. -metaforicamente parlando, s'intende-
Già, le mancanze sono strane. Alcune bruciano dopo secondi, altri sono sollievi a continui fastidi.
Metto troppe virgole e pochi punti nei rapporti.
Tendo a farmi mancare sempre questa o quella amicizia.
Ce ne sono state due in particolare, in questi due anni, che mi hanno distrutta.
Una è durata quattro anni, e per quanto lei possa sbracciarsi a dirsi onesta e ''buona'', mi ha fatto così male da riuscire a cancellarla completamente da ogni particella di me. Ha tradito la mia fiducia pur di mantenere la sua ridicola apparenza di maturità. Che schifo perdersi dopo anni di vita condivisa.
L'altra è stata con me meno di un anno. Ci siamo fatte del male a vicenda; ho cercato di odiarla con ogni fibra di me, ho provato ad eliminare le sue foto dal mio pc, tutte le parole dedicategli, eppure è sempre lì: il classico spillo che rigira nella ferita sempre sanguinante.
Sapeste che occhi che ha. E' una creatura insicura e gentile, ma sa fare tremendamente male. Ti stritola nel troppo che rappresenta. Ed io ero così piccola. Volevo averla solo per me e più si allontanava, più volevo ucciderla. -metaforicamente parlando, s'intende-
Già, le mancanze sono strane. Alcune bruciano dopo secondi, altri sono sollievi a continui fastidi.
Sto diventando logorroica...
Bah, sono più proficua del normale.
Come reagite voi al dolore?
A qualsiasi tipo: fisico, mentale, psicosomatico (?)
Io resto in silenzio e tendo le braccia.
Come se un semplice abbraccio risolvesse le cose. La sensazione d'esser inutile a volte mi uccide e piango, come se il dolore raccontatomi fosse il mio.
Questo per quanto riguarda gli altri.
Al mio dolore inchiodo una maschera sulla fronte e vado avanti, o meglio, corro avanti finché non mi si spezzano le gambe. A volte mi chiedo se ci sia qualcuno che sappia davvero come ci si comporti, come si reagisca. Ultimamente mi sono accorta che le persone pretendono maturità, pretendono grandi parole e lacrime prepotenti. Davvero così ci si comporta? Davvero esiste un preciso schema alla sofferenza, seppure la più piccola ed infima?
(Credo di dover smettere di farmi così tante domande. Lo dico, lo penso, ma preferisco non farlo. Sono fin troppo autolesionista per rinunciare all'unica capacità datami. Si, pecco spesso di presunzione perché penso di saper pensare.)
Sono piantata in un letto, costretta a giorni di siringhe nonostante la mia assurda paura degli aghi, mi fanno male le ossa, i muscoli, il cuore, i pensieri.
Mi lascio sfogare e penso a quale sia il modo migliore.
Come reagite voi al dolore?
A qualsiasi tipo: fisico, mentale, psicosomatico (?)
Io resto in silenzio e tendo le braccia.
Come se un semplice abbraccio risolvesse le cose. La sensazione d'esser inutile a volte mi uccide e piango, come se il dolore raccontatomi fosse il mio.
Questo per quanto riguarda gli altri.
Al mio dolore inchiodo una maschera sulla fronte e vado avanti, o meglio, corro avanti finché non mi si spezzano le gambe. A volte mi chiedo se ci sia qualcuno che sappia davvero come ci si comporti, come si reagisca. Ultimamente mi sono accorta che le persone pretendono maturità, pretendono grandi parole e lacrime prepotenti. Davvero così ci si comporta? Davvero esiste un preciso schema alla sofferenza, seppure la più piccola ed infima?
(Credo di dover smettere di farmi così tante domande. Lo dico, lo penso, ma preferisco non farlo. Sono fin troppo autolesionista per rinunciare all'unica capacità datami. Si, pecco spesso di presunzione perché penso di saper pensare.)
Sono piantata in un letto, costretta a giorni di siringhe nonostante la mia assurda paura degli aghi, mi fanno male le ossa, i muscoli, il cuore, i pensieri.
Mi lascio sfogare e penso a quale sia il modo migliore.
Panta rei.
Se rileggo ancora una volta le parole vecchie di anni, impazzisco.
Come si fa a cambiare?
Quando ci si accorge di esser cresciuti o tornati indietro pur di non farlo?
Di tanto in tanto vado a rileggermi. Rivedo le mie ostinate opinioni, le mie stupide convinzioni, che col senno di poi, sono cadute ai miei piedi come frutta troppo matura.
Siamo davvero una primavera così fugace?
Non voglio sapere chi sono e cosa ci faccio qui; vorrei solo sapere il punto preciso in cui sono cambiata. Cosa c'era a farmi compagnia? Chi o cosa è andato come è venuto?
Bah, forse la Merini aveva ragione...mi sveglio in formo e mi deformo attraverso gli altri.
Come si fa a cambiare?
Quando ci si accorge di esser cresciuti o tornati indietro pur di non farlo?
Di tanto in tanto vado a rileggermi. Rivedo le mie ostinate opinioni, le mie stupide convinzioni, che col senno di poi, sono cadute ai miei piedi come frutta troppo matura.
Siamo davvero una primavera così fugace?
Non voglio sapere chi sono e cosa ci faccio qui; vorrei solo sapere il punto preciso in cui sono cambiata. Cosa c'era a farmi compagnia? Chi o cosa è andato come è venuto?
Bah, forse la Merini aveva ragione...mi sveglio in formo e mi deformo attraverso gli altri.
giovedì 2 febbraio 2012
Un voto per una vita (?)
Ho diciotto, lunghissimi anni, e non perchè mi voglia spacciare per l'ennesima mocciosa matura e consapevole. Non me ne faccio nulla delle poche esperienze, dei mille libri, delle poesie scritte sui pezzetti di carta straccia. I miei anni sono lunghi perché così me li voglio sentire: mi sento vecchia nel fisico che, a metà fra l'adolescenze e la tanto ripudiata età adulta, già mi sta abbandonando; mi sento vecchia nel morale perché le possibilità mi scorrono addosso e non riesco a far altro che restare inerme, che,guarda caso, fa rima con ''verme'', perché è così che mi sento quando vedo la mia poca intelligenza sprecata in quattro chiacchiere campate in quest'aria viziata.
Non c'è arte nelle mie attuali parole, non c'è nulla del fantomatico entusiasmo adolescenziale che tutti agognano. Ma davvero ancora ci crederete a quel concetto che si avvicina più ad un'utopia, che ad una speranza. Non sono cinica. Mi piace il mondo, la mia età, i fiori e i dannati arcobaleni, ma non mi piace vedere ogni mio impegno che scorre giù per il cesso. Non mi piace vedere il mio senso critico andare sempre più al famoso paese, di cui evitiamo il nome. Stasera mi sento tanto giornalista/blogger che cerca di essere poco scurrile, ma tanto coerente. Perdonate la mia pecca sarcastica e quasi autoproclamativa, ma sono stanca di sentirmi sempre così mediocre e non mi propinate la classica favola dell' ''impegnati e sarai premiato''. Nel mio buco non esistono cose come la meritocrazia, né opinioni, né briciole di soddisfazione.
''Mi rendo sempre più conto che sono predestinata alla pochevolezza della possibilità.''
Non c'è arte nelle mie attuali parole, non c'è nulla del fantomatico entusiasmo adolescenziale che tutti agognano. Ma davvero ancora ci crederete a quel concetto che si avvicina più ad un'utopia, che ad una speranza. Non sono cinica. Mi piace il mondo, la mia età, i fiori e i dannati arcobaleni, ma non mi piace vedere ogni mio impegno che scorre giù per il cesso. Non mi piace vedere il mio senso critico andare sempre più al famoso paese, di cui evitiamo il nome. Stasera mi sento tanto giornalista/blogger che cerca di essere poco scurrile, ma tanto coerente. Perdonate la mia pecca sarcastica e quasi autoproclamativa, ma sono stanca di sentirmi sempre così mediocre e non mi propinate la classica favola dell' ''impegnati e sarai premiato''. Nel mio buco non esistono cose come la meritocrazia, né opinioni, né briciole di soddisfazione.
''Mi rendo sempre più conto che sono predestinata alla pochevolezza della possibilità.''
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