Me lo urlo nella testa, nel cuore eppure sento d'aver fallito.
E' un serpente che non sibila, insidioso , che mi penetra nello stomaco e stringe ogni mio impulso a reagire nella sua morsa.
Desidero una possibilità. Una misera scintilla a cui potermi aggrappare.
Oggi rifuggo tutti pur di non fargli del male.
C'è chi mi parla della sua vita, senza accorgersi della fortuna che ha;
c'è chi invece ha la testa troppo dura per capire che certe cose bisogna lasciarle andare.
Ci sono io che ormai non riesco a parlare, se non su una tastiera o su un taccuino sgangherato, di me, di tutti i miei sogni naufraghi in questo buco sperduto.
Continuo a criticare, a scrivere, ad urlare pur di farmi sentire, ma nulla.
Qui non c'è nulla e non posso spostarmi, perché uno stato bastardo ha deciso che i miei genitori hanno il solo diritto di campare e mai di sperare o sognare, quantomeno, qualcosa in più per me, per mio fratello.
Ogni sacrificio, seppur minimo per la mia giovane età, è sfumato per la pregevole decisione del mio corpo di abbandonarmi nel momento in cui ne ho più bisogno. E' quasi un mese che vado in giro per il mio letto e non riesco più ad impegnarmi. Non ho la forza fisica. Così resto sola anche stasera, per mia scelta. Per la mia saldissima volontà, per non far del male a nessuno se non a me stessa.
E' questo che faccio mentre guardo gli altri andar avanti e vivere: mi faccio piano del male.
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