giovedì 30 agosto 2012

http://youtu.be/IpB6K5l8wnE

''Lanciamo come bombe i nostri cuori all'orizzonte 
Per tenerci lontano dagli scontri 
Ma tanto c'è ne è sempre uno di troppo 
Che ci sveglia la mattina e ci addormenta la sera''






martedì 28 agosto 2012

Bisogni.

Ho bisogno di mani su di me, che mi lascino tramontare il sole sulla pelle.
Ho bisogno di un'anima da stringermi al petto, della sensazione d'esser protetta e non di proteggere. Ho bisogno d'esser guardata negli occhi. Ho bisogno della nostalgia di pochi secondi. Ho bisogno di star male, tanto tremano le mani.

lunedì 27 agosto 2012

http://youtu.be/TkazpcEB6qI

Il mostro.

E' una definizione che mi sono data da anni. Non uno qualsiasi, ma IL mostro, perché io sono quello che più mi fa paura, sono ciò che temo quando la casa è buia e non ci sono rumori a tenermi compagnia. Io che mi lascio pensare troppo e per troppo tempo, mi deformo sotto il peso di tutto il mondo che porto dentro. Vorrei che stavolta non fosse il ragazzo di turno, ma in cuor mio so che è così. Per me può esser solo così.
Vorrei che le amicizie createmi, non si distruggessero come castelli di sabbia sulla riva.
Vorrei che il mio fisico riuscisse a sopportare il peso dei miei pensieri. Vorrei saper desiderare qualcosa di concreto e superficiale.
La carne che sono non serve ad un  obbiettivo fotografico, ma alla mia morale malsana di stampo greco: ''chi è bello, è anche buono''. Una morale che viene dal fuori per innestarsi nel dentro. Sono stanca dei fantasmi e della nostalgia infantile. Voglio una me stessa a cui dare la colpa, ma mi perdo ogni giorno nel labirinto di questa casa troppo grande per la mia piccolezza, troppo fredda per i le mie ferite. E' l'amore in ogni sua forma, ad ammazzarmi.
Se mi tocchi , sento la pelle, il muscolo, le ossa, il sangue e l'anima che mi sfiorano.

Sono un recettore senza limiti e tu, divertito, mi lasci impazzire.

domenica 26 agosto 2012

Mille, insolite sbavature.

Le mille sbavature di una natura infame
rendono questo corpo egoista e superficiale.

Voglio una pelle splendida,
incorniciata da occhi vitrei.

Voglio porcellana ed
acciaio.

Voglio un seno che mi renda madre
agli occhi altrui.

Voglio mani sapienti ed
eleganti.

Voglio essere eterea,
perdere le fattezze da fantasma.

Sono i desideri stupidi di una ragazza insicura, che si porta al limite dell'autodistruzione ogni giorno, che non dorme, non mangia, non ama, non si dispera più.
Preferisco svanire ai miei stessi occhi, come sabbia fra le mani, onde fra gli oceani. Quanto mi manca il mare solitario d'inverno. Odio il freddo, ma quel grido rabbioso, senza scopo, quella sensazione di stare al limite fra il mondo reale e tutto quello che hai nella testa mi allevia la claustrofobia. Implodo. Ad ogni sguardo, ad ogni carezza, ad ogni parola di qualsiasi persona, implodo. Vorrei dimenticare il tutto dei tutti, e ricominciare a stupirmi, a sperare in un fottuto qualcosa. Ho diciannove anni. Sono una ragazzina alle prime armi con la vita, e già me ne sento annoiata, o meglio, esasperata.


Dovrei imparare a scrollarmi di dosso questa velenosa voglia di sentirmi viva. (Dentro e fuori)

sabato 25 agosto 2012

Certe notti.

Per fortuna esistono ancora notti gentili, che non ti sbranano di pensieri. Le notti che mi rendono stanca ed allegra.


Dopo tanto tempo ho avuto il coraggio di cantare in pubblico. Erano più di due anni che non ci riuscivo. Me ne fregava delle stecche, delle sbavature, della tensione sbagliata del diaframma. Me ne fregava del mio solito aspetto emaciato, di farmi guardare, me ne fregava del top che lasciava intravedere il ventre. Mi sono semplicemente divertita a fare quello che ho sempre amato, e mai avuto il coraggio e la possibilità di fare. Ultimamente la solitudine mi stava portando al mio solito stato vegetativo. Eppure stasera mi sono sentita in compagnia di me stessa. 

venerdì 24 agosto 2012

Nobile volo sui salici piangenti



E' stato bello farci male,
morire ed aspettare di risorgere
davanti agli occhi curiosi e maliziosi.
Il mio è un tempo in scadenza,
un sorriso falsato dall'egoismo.
Il tuo un cinismo pavido,
che impallidisce al giudizio.
Ma i miei sogni,
il mio verde sempre triste,
la mia musica tropp'assente,
i miei soldati d'inchiostro hanno saputo distruggere
e ricostruire.
In mezzo al petto non ho il nostro vuoto,
solo l'assenza di un motore che ha saputo tenermi in piedi.
Osservando figure innamorate,
traspare la semplicità,
come i fantasmi con cui mi piace stare a letto.
E mi piace cullarmi sull'indifferenza.
E mi piace aver la faccia tosta di sembrar felice.
E mi piace piangere i miei silenzi.
E mi piace urlare le mie sconfitte.
Io sono una canzone graffiata via dal vinile.
Le parole le ricordo,
è la musica che mi manca.
Tu non sei musica.
Tu non sei frastuono.
Tu sei fumo di sigaretta,
che mentre annerisce,
lascia sapore sulle dita,
sui vestiti,
sulle lenzuola sporche d'amore,
sul seno che sa accogliere.

Eppure sogno d'esser aria,
e vento,
e salice piangente,
ed ogni traccia del cancro
che siam stati è svanita in un dolce meriggio di primavera.

Eppure sono petalo di pesco,
profumo senza origine,
aquila e confine.
Nei miei cieli cobalto,
le rondini hanno imparato a volare,
a raccontarmi libertà,
e pace,
e miseria,
e destinazione.

Eppure le tue braccia sapevano soffocare,
ed io adesso,
rondine senza confine,
gabbiano senza oceani,
so volare,
lasciarmi andare.

Lasciar andare te,
il ricordo,
la memorabile prigione,
la voce stonata con cui mentivi.

[Trinity]

giovedì 23 agosto 2012

Lasciali dormire e riposare.

Le mie quotidiane tragedie casalinghe non mi lasciano respirare.
Ogni giorno vengo soffocata dal peso che perdo, dai capelli bianchi di mio padre, dalla schiena spezzata di mia madre. Vorrei scappare. Infantile? No, semplicemente togliere il peso della mia età, della mia educazione, il peso economico, emotivo, fisico, sentimentale che la mia presenza impone. Perché io sono impotente dinanzi lo sfacelo di quelle due figure innamorate. Loro che mi hanno insegnato l'amore, il rispetto, la fiducia. Non ho la forza di guardarli invecchiare, anche se sempre insieme e con la forza negli occhi dei giovani leoni, quali erano. Li ricordo giovano, sempre innamorati. Ricordo mio padre prendermi sulle spalle, e involontariamente dirmi ''Guarda il mondo. E' bellissimo''. Ricordo le coccole di una madre dolce e premurosa, che mi portava cioccolata calda e caramelle quando il mio fisico decadeva, già marcio dentro. La mia autodistruzione inizia da loro, dal loro modo di amarmi e proteggermi, e farmi male, ed ignorarmi, ed ancora amarmi. Ormai il sacrificio ha preso la giovinezza dai loro corpi, e man mano si impossessa anche del loro spirito battagliero. Sono stanchi, mortificati. Vorrei di nuovo le giornate in montagne, a fare escursioni col mio gigante buono, e il profumo delle spighe arrostite sulla brace di una donna imponente che sapeva abbracciarmi e schiaffeggiarmi. Io sono cresciuta, forse troppo in fretta ho capito cosa li avrebbe ammazzati dentro e fuori. Sono gracile e fragile sotto il peso dei loro pochi, ma fin troppo vissuti anni. Vorrei dargli una spiaggia ed un sole stanco su cui riposare. I sogni di una figlia senza forze. I sogni di una figlia che dà delusioni in proporzione a quelle che riceve. Il mio piccolo, grande mondo e racchiuso in queste quattro mura che odio, perché un amore è fatto anche di pace, è fatto di momenti silenziosi, lattiginosi, come un seno su cui poggiare il capo stanco. 

mercoledì 22 agosto 2012

Hands

I miei impulsi mi portano a guardargli le labbra, e non perché la mia carne sia più forte della mente, ma per il motivo esatto contrario. C'è qualcosa in quel suo modo complicato d'essere, che m'affascina. Ha qualcosa nella sua testa che ingrana perfettamente con il mio meccanismo sbagliato di pensare.
Le mie mani vivono di una forza dettata da un'attrazione tutt'altro che sessuale, che a sua volta mi porta a quest'ultima. Non so cosa mi stia succedendo. Non posso, non voglio e non devo affezionarmi. Non ho il diritto né la capacità di voler bene a qualcuno. Conosco bene le conseguenze, e non ho il tempo per l'ennesima delusione.



Eppure ha quelle mani....

Sunrise.

Sai che fa male cercare di toccare i confini?
Lì non ci si arriva con le braccia,
ci si annega col pensiero.

Sono maree d'inchiostro e di
idee a cullarti,
a non lasciarti morire nel respiro quotidiano
e troppo concreto.

Sono solo muscoli.
E' solo cuore,
troppo piccolo e fragile per i silenzi.

Ma noi siamo pietre senz'anima,
pietre che ancora si emozionano ad un sole morente.


La bellezza dell'altezza,
del vuoto d'infinito
che ci si porta nel petto
è che ti lascian aver paura.

martedì 21 agosto 2012

I wish I will special.

Sono completamente persa.
Non so più dove sbattere la testa.
Non voglio più tornare lo scheletro di prima, con una gastrite da ubriacone, con la nicotina di venti sigarette nel sangue. Perché dev'essere sempre così? Perché i dolori vengono uno dietro l'altro? Perché il calore mi scivola via dalle mani con la facilità dell'acqua? 
C'è qualcosa di perverso dentro di me, e più cerco di tirarmi su, più cado e sfacelo. 
Quel fottuto vuoto che si allarga a forza di bracciate e pallottole altrui. 
Un vuoto incommensurabile in cui non c'è posto per me.
Diventerò sempre più piccola, insignificante, senza scopo. Diventerò di nuovo L.

In fondo ho sempre saputo di non meritare, di non poter avere altro che me stessa.

lunedì 20 agosto 2012

Trinity pt. 2

Ma che diavolo vuole da me?
Vieni, mi bacia, si mostra intelligente, e se ne va.
E dopo questo spettacolo da baraccone, che pretenderebbe da me?


''Quanto mi piace far finta d'esser presuntuosa;
e mi piace parlare di me e farti male;
e mi piace ricordarmi di ogni lacrima;
e mi piace sentirmi carne senz'anima nelle mani della tua indifferenza''

Trinity

The smile when you tore me apart. [Angels - Within Temptation]

Oggi sono stata malissimo. Una colica durata ben sei ore mi ha buttata a terra. Sto diventando uno scheletro e non ho più la forza di prendere mio fratello in braccio. Questa casa mi sta stretta, e mi lascia pensare troppo. Mi lascia pensare a Lui, quello che ho amato senza confini o condizioni, quello che si è divertito a trovare tutti i miei punti deboli e lì lasciar marcire il suo cinismo. Mi lascia pensare alla delusione che sono per i miei, perché anche se non lo ammetteranno mai, io so cosa avrebbero voluto. Mi lascia pensare a quante ossa riesca a contarmi addosso perché il mio cuore spezzato vieta al mio stomaco d'aver fame. Mi sento sporca e non riesco quasi a guardarmi allo specchio. C'è chi mi dice che son bella, chi mi guarda il sedere, o le gambe lunghe ed io divento sempre più lurida. Ultimamente frequento un ragazzo. E' intelligente, carino ed ha le mie stesse maniacali passioni. Vorrei tanto potergli toccare qualcosa di più del cazzo duro (non che l'abbia fatto, s'intende). Vorrei tanto potergli raccontare di me e a mia volta sentire di lui, e fare un pezzetto di quella storia qualcosa di mio. Forse la mia parte ancora bambina ci spera e ci crede in qualche modo, ma la testa mi dice di stargli lontana, di lasciar perdere un qualsiasi prototipo di sentimento perché finirò ancora col cuore a pezzi, ancora un pezzo di carne al macello. Dovrei smetterla, almeno per un po', di uscire con gente nuova. Mi rendo sempre più conto di essere incapace di lasciarmi andare. Non le apro più le gambe, come non aprirò più il cuore.

domenica 19 agosto 2012

Differenze.

La sostanziale differenza fra una lacrima ed un taglio è il colore del liquido che lasciamo fuoriuscire, per esprimere un'emozione.

Da poco è passata la notte di S. Lorenzo, ed avrei voluto saper piangere, per lasciar scorrere via col mare l'amarezza. So di essere una persona perennemente triste, ma cosa posso fare se non riesco a trovare un posto solo mio?
Di solito non scrivo così, ma stasera la compostezza grammaticale che tanto amo può andare a farsi benedire. Non è l'amore, non è il mondo, è che 'c'è qualcosa dentro di me, che è sbagliato e non ha limiti'. La sacrosanta veritas che mi porto dietro da sempre. Forse la tristezza, la delusione sono diventate mie caratteristiche fondamentali. Ho visto le stelle cadere e l'unica cosa a cui ho pensato è stata la morte a cui andavano incontro. 
Ormai a casa è un inferno. Non voglio ascoltare gli occhi indagatori di mia madre, che puntualmente mi ricordano quante ossa sporgano dalla mia pelle. Odio la taciturna delusione di mio padre. Non sopporto quella casa zeppa di sacrifici. Mi pesa la pelle, il cuore, la testa. Non ricordo più come si ride, come ci si fida dei propri sentimenti, come si sta in piedi senza affanno. 
La mia parola preferita ormai è carezza. L'unica cosa di cui mi son resa conto non poter fare a meno, ma Francesca non c'è più con le sue mani impacciate, Maria Pia è ormai un fantasma, mia madre non sa più farmene, dichiarandosi sconfitta, dichiarando me la sua sconfitta. Non riesco più a parlare. 

Cerco ancora uno sguardo senza malizia nè curiosità.


giovedì 16 agosto 2012

mercoledì 15 agosto 2012

Avrei preferito cucirti sulla pelle senza anestesia.

Oggi si parlava di ex ragazzi e di rimpianti.
Mi è scesa una lacrima ripensando al primo, vero ''ti amo''  abbia mai pronunciato; anzi, al primo, vero abbia mai sentito. Ricordo il battito accelerato, il leggero rossore sulla mia carnagione olivastra. Ho pianto più per la fine di quell'amore così innocente, e così troppo maturo per quello che eravamo: io, con le mie crisi autodistruttive; lui, con il suo egocentrismo infantile ed il suo egoismo senza termini di paragone. Penso tutt'ora fossimo perfetti l'un per l'altra, ma io ho troppa passione dentro, che andava suicidandosi sotto il peso del suo cinismo. Sento ancora l'odore delle umiliazioni sulla pelle. Le umiliazioni da bambina alle prime armi con la carne e con i veri sentimenti. Ricordo quell'unica volta in cui ho potuto sentire d'aver fatto 'l'amore', quell'unica volta in cui non sono stata una prostituta bambina, senza occhi, senza cuore. Alla fine ho adottato anche io un po' di quella visione cinica e crudele. Sono diventata una persona fredda, poco incline a slanci affettivi, poco incline all'usare parole dal suono dolce. Vorrei saper parlare il tedesco perché è così forte, una lingua con cui potrei anche disegnare la frustrazione per la ragazzina che sono stata.


Eppure sono un essere facile da dimenticare e torturare.


Adesso posso ammettere anche di volermi innamorare, ma non del primo che passa e mi lascia una carezza a mezz'aria. Vorrei una mente con cui poter fare l'amore; carne da mordere; vita da vivere; posti da chiamar casa; sorrisi senza ossessioni; gelosie agrodolci e anche maliziose. Vorrei braccia che mi stringano ad un corpo con cui dividere il poco calore rimasto. Sguardi silenziosi, un amore taciuto e vissuto. Semplice e maturo, comprensivo.

Adesso che ho ammesso la nostalgia per me stessa, ammetto la nostalgia di quel 'lui' unico, e un po' mio.
Di quella me unica e un po' sua.

Non ho molto,
non sono poco.
Ho il nulla,
ma un nulla pieno,
intenso,
amabile,
crudele.

martedì 14 agosto 2012

Matrix revolution.

Basta sognare, Trinity.
Prendi quel dannato telefono e torna alla decadente distruzione del tuo mondo.

Io sono Trinity perché so che questo è tutto un patetico programma mentale.
Io sono Trinity perché spero di avere il mio telefono per scappare, ma ancora non ho avuto il piacere di trovarlo.
''Segui il bianconiglio!''
Il mio lo hanno ammazzato per strada, così sono costretta ad oscillare fra ciò che è e la mia visione di esso e quello che è realmente. Sbatto fra la mia idea delle persone e quello che sono veramente. Sto imparando ad aspettarmi sempre il peggio da tutti, ma c'è ancora quel battito che salta, quella scintilla di gelosia per chi non è ''mio''.
Non ho mai capito questo concetto di possesso. Io non mi sento nemmeno di me stessa, come potrei essere di qualcun altro. Eppure delle volte preferirei abbandonarmi alle decisioni altrui, lasciar stare l'aria da dura che mi sono dovuta costruire e dormire fra braccia attente e sicure.
No, questa non è Trinity. Lei è forte, insicura, battagliera. Io sono una piuma silente sul fondo di una coscienza sporca.



''Mi rimane poco di cui sperare,
tanto di cui campare,
un nulla di cui vivere.''

lunedì 13 agosto 2012

Pasta, sugo e salsicce.

In certi giorni il sole diventa meno bastardo. Sono i giorni come questi, che si passano con chi sa far combaciare il proprio vuoto con il tuo, e forse si sente meno solo (un po' lo spero, in realtà).
Non mi interessa molto di chi legge le mie parole, difatti non le rileggo mai nemmeno io, ma ci sono giorni da dover descrivere. Giorni i cui si ha l'obbligo di ricordarsi di vivere, oltre che respirare. Non ci sono eventi particolari, nulla di veramente sensazionale, solo piccole briciole emotive che ci si lascia dietro. Poi ci si volta, e ti rendi conto di non aver pensato né al mondo, che ti rende solo e fottutamente cinico, né ai cocci di cuore che cerchi di incollare per ridargli almeno una forma.

Ho paura. Ho paura di qualsiasi cosa. Ho persino paura di dire che mi piace, che vorrei dargli fiducia, ho paura a fargli una carezza in più. Sono sconosciuta a me stessa, e mi piace farmi male, lo ammetto.
Però oggi non c'era nulla; solo il mare, la sabbia sottile e pasta sugo e salsicce.

domenica 12 agosto 2012

I'll wait for you there like a S T O N E. [Audioslave]

Non ho mai avuto né troppa fretta di crescere, né troppa voglia di tornare indietro.
Ho sempre accusato la mancanza del senso di pienezza, come se fossi in equilibrio su un dannatissimo filo e qualcuno mi puntasse un cannone contro.

Piume.

I segni dell'angelo che fui,
i graffi dell'uomo che sono costretto ad essere.

Ci sono poche scelte,
c'è poco da ascoltare.

Basta lasciar cadere le membra alla decadenza del vuoto.
Assistere ad un mondo in evoluzione.
chiudere gli occhi,
cadere e marcire.


Avrei voluto sentire la vita nelle vene, il cuore pulsare fino a farsi sentire. 
Sono i rami secchi di un albero spento.




Ho visto una stella ieri.
Non ho desiderato nulla, perché tutto è futile se non riesci a sentire
Vorrei un abbraccio da poter chiamare 'casa'.

lunedì 6 agosto 2012

Presa di coscienza e calci nel culo.

Preferisco la me crudele a quello specchio. Mi sono resa conto, o meglio, sono cresciuta, ed ho visto quanto gli uomini siano incapaci di slanci affettivi e compassionevoli. L'anima? La coscienza? La morale? Non esiste nessun freno all'oggettività del male. Nell'essere umano non esistono controparti in eterna lotta, esiste una matrice primarie che, come un albero al sole, modella a seconda della posizioni in cui la si costringe. Allora perché guardare a tutto con fiducia? Perché auto-infliggersi la sofferenza di continue delusioni?
Abbiamo bisogno dell'amore, ma non lo si può ammettere perché rende deboli, dipendenti.
Abbiamo bisogno ti una carezza dopo il disastro di una giornata, ma preferiamo i graffi.
Abbiamo bisogno di carne contro carne, ma ha solo il sapore del sesso.
C'è vuoto intorno a me.

Preferisco diventar anche io nulla,
mimetizzarmi, insomma.

domenica 5 agosto 2012

''Io sento un vuoto di senso'' [I giorni dell'abbandono]

Alla fine ci sono caduta anche io nel sesso occasionale e mi ha fatto più male di quanto pensassi. Ho il cuore in frantumi. Sono l'ennesima bambolina in balia di un orgasmo. In fondo, come ho già detto, l'amore non è altro che un coito ben riuscito. Sono una diciannovenne troppo sensibile, legata ad immagini amorevoli troppo vere, per non starci male. Anche il tripudio finale mi snobba. Le mie attività nel sud-ombelico sono dettate da quelle fottute scariche cerebrali, che mi ostino a chiamare sentimenti. Sono costretta a sopportare dolore, a ricercare il MIO sguardo fra la gente. Ma quello sguardo non c'è mai: ci sono solo corpi caldi, sinfonie di animi spenti e vogliosi. Una gigantesca macchina sessuale, concepita per il solo piacere fisico. Io voglio di più. Voglio sentirmi come quella sola notte in cui non mi sono sentita umiliata, sotto le tue fredde membra. Voglio provare quella sensazione di vuoto, piacevole annullamento del corpo, sentire un'anima stretta alla mia, soffocarla nel calore, implodere in una lacrima nascosta perché c'è stato qualcosa di mio. Io sono sta qualcosa, qualcuno. Vorrei che un cuore potesse cancellare i limiti che il mio corpo martoriato mi impone. Vorrei poter accarezzare un viso, senza sentirmi distrutta dentro.

Sono macerie e sangue.


'' Voglio un pensiero superficiale
che renda la pelle splendida
senza un finale che faccia male
coi cuori sporchi
e le mani lavate''

[Voglio una pelle splendida - Afterhours]

Parole poetiche e bastarde.

Ultimamente scrivo in un modo alieno.
Sono cattiva, volgare. Non mi riconosco più.
Sento il bisogno di piangere,
restare in silenzio, come quando ti osservavo farmi male. Il tuo nome è solo una dolorosa e poeticissima parola. La me cresciuta che sputa sulla me che hai ucciso. Mi invento una dolcezza, che non riesco più ad avere. Non riesco più ad accarezzare un viso.
Il mio è il romantico desiderio di un bacio sentito (to feel).

sabato 4 agosto 2012

Pugnali inzuccherati.

Forse sarebbero stati pugnali inzuccherati
quelli che abbiamo tentato di piantarci nel cuore,
ma il mio sguardo è troppo amaro per cercarti, bello fra la folla.
I manichini circondano il calore sentimentale della bambina che fui;
tu, troppo imponente per la mia figurina scarna, ti ostini a torturarmi.

Troppo grande,
troppo perfetto ai miei occhi illusi.

Allora fanculo il romanticismo e le figure retoriche,
fanculo i sogni ed i cuori rossi di S. Valentino,
fanculo le carezze, lo sguardo dalle mille parole.

Fanculo solitudine.

Fanculo me, cresciuta sui cocci delle favole.

mercoledì 1 agosto 2012

Contraccettivi.

In pochi mesi, le poche certezze che avevo sono crollate.
La polvere di queste macerie mi è entrata nei polmoni.
Così, annaspo.
Credevo nel valore dell'amicizia, quella vera e duratura, quella che non conosce confini geografici, ma non avevo preso in considerazione un limite ben più superficiale, a cui ancora non so dare nome. Questi due mesi hanno preteso da me molto più di quanto il tempo, fino ad ora, abbia mai fatto.
Mi hanno tolto ogni appiglio: amore, amicizia, famiglia.
Mi hanno tolto le poche cose che mi rendevano una bambina ancora in grado di sognare. Preferisco il mero cinismo, la trombata occasionale con la vita; preferisco la solitudine auto-inflitta a quella costretta.

Il cuore non è un muscolo, è sentimento.
Frantumato, si sparge sui cocci dell' effimera esistenza,
e resta solo orgasmo.