Da poco è passata la notte di S. Lorenzo, ed avrei voluto saper piangere, per lasciar scorrere via col mare l'amarezza. So di essere una persona perennemente triste, ma cosa posso fare se non riesco a trovare un posto solo mio?
Di solito non scrivo così, ma stasera la compostezza grammaticale che tanto amo può andare a farsi benedire. Non è l'amore, non è il mondo, è che 'c'è qualcosa dentro di me, che è sbagliato e non ha limiti'. La sacrosanta veritas che mi porto dietro da sempre. Forse la tristezza, la delusione sono diventate mie caratteristiche fondamentali. Ho visto le stelle cadere e l'unica cosa a cui ho pensato è stata la morte a cui andavano incontro.
Ormai a casa è un inferno. Non voglio ascoltare gli occhi indagatori di mia madre, che puntualmente mi ricordano quante ossa sporgano dalla mia pelle. Odio la taciturna delusione di mio padre. Non sopporto quella casa zeppa di sacrifici. Mi pesa la pelle, il cuore, la testa. Non ricordo più come si ride, come ci si fida dei propri sentimenti, come si sta in piedi senza affanno.
La mia parola preferita ormai è carezza. L'unica cosa di cui mi son resa conto non poter fare a meno, ma Francesca non c'è più con le sue mani impacciate, Maria Pia è ormai un fantasma, mia madre non sa più farmene, dichiarandosi sconfitta, dichiarando me la sua sconfitta. Non riesco più a parlare.
Cerco ancora uno sguardo senza malizia nè curiosità.
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