giovedì 23 agosto 2012

Lasciali dormire e riposare.

Le mie quotidiane tragedie casalinghe non mi lasciano respirare.
Ogni giorno vengo soffocata dal peso che perdo, dai capelli bianchi di mio padre, dalla schiena spezzata di mia madre. Vorrei scappare. Infantile? No, semplicemente togliere il peso della mia età, della mia educazione, il peso economico, emotivo, fisico, sentimentale che la mia presenza impone. Perché io sono impotente dinanzi lo sfacelo di quelle due figure innamorate. Loro che mi hanno insegnato l'amore, il rispetto, la fiducia. Non ho la forza di guardarli invecchiare, anche se sempre insieme e con la forza negli occhi dei giovani leoni, quali erano. Li ricordo giovano, sempre innamorati. Ricordo mio padre prendermi sulle spalle, e involontariamente dirmi ''Guarda il mondo. E' bellissimo''. Ricordo le coccole di una madre dolce e premurosa, che mi portava cioccolata calda e caramelle quando il mio fisico decadeva, già marcio dentro. La mia autodistruzione inizia da loro, dal loro modo di amarmi e proteggermi, e farmi male, ed ignorarmi, ed ancora amarmi. Ormai il sacrificio ha preso la giovinezza dai loro corpi, e man mano si impossessa anche del loro spirito battagliero. Sono stanchi, mortificati. Vorrei di nuovo le giornate in montagne, a fare escursioni col mio gigante buono, e il profumo delle spighe arrostite sulla brace di una donna imponente che sapeva abbracciarmi e schiaffeggiarmi. Io sono cresciuta, forse troppo in fretta ho capito cosa li avrebbe ammazzati dentro e fuori. Sono gracile e fragile sotto il peso dei loro pochi, ma fin troppo vissuti anni. Vorrei dargli una spiaggia ed un sole stanco su cui riposare. I sogni di una figlia senza forze. I sogni di una figlia che dà delusioni in proporzione a quelle che riceve. Il mio piccolo, grande mondo e racchiuso in queste quattro mura che odio, perché un amore è fatto anche di pace, è fatto di momenti silenziosi, lattiginosi, come un seno su cui poggiare il capo stanco. 

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