Il mostro.
E' una definizione che mi sono data da anni. Non uno qualsiasi, ma IL mostro, perché io sono quello che più mi fa paura, sono ciò che temo quando la casa è buia e non ci sono rumori a tenermi compagnia. Io che mi lascio pensare troppo e per troppo tempo, mi deformo sotto il peso di tutto il mondo che porto dentro. Vorrei che stavolta non fosse il ragazzo di turno, ma in cuor mio so che è così. Per me può esser solo così.
Vorrei che le amicizie createmi, non si distruggessero come castelli di sabbia sulla riva.
Vorrei che il mio fisico riuscisse a sopportare il peso dei miei pensieri. Vorrei saper desiderare qualcosa di concreto e superficiale.
La carne che sono non serve ad un obbiettivo fotografico, ma alla mia morale malsana di stampo greco: ''chi è bello, è anche buono''. Una morale che viene dal fuori per innestarsi nel dentro. Sono stanca dei fantasmi e della nostalgia infantile. Voglio una me stessa a cui dare la colpa, ma mi perdo ogni giorno nel labirinto di questa casa troppo grande per la mia piccolezza, troppo fredda per i le mie ferite. E' l'amore in ogni sua forma, ad ammazzarmi.
Se mi tocchi , sento la pelle, il muscolo, le ossa, il sangue e l'anima che mi sfiorano.
Sono un recettore senza limiti e tu, divertito, mi lasci impazzire.
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