Le mille sbavature di una natura infame
rendono questo corpo egoista e superficiale.
Voglio una pelle splendida,
incorniciata da occhi vitrei.
Voglio porcellana ed
acciaio.
Voglio un seno che mi renda madre
agli occhi altrui.
Voglio mani sapienti ed
eleganti.
Voglio essere eterea,
perdere le fattezze da fantasma.
Sono i desideri stupidi di una ragazza insicura, che si porta al limite dell'autodistruzione ogni giorno, che non dorme, non mangia, non ama, non si dispera più.
Preferisco svanire ai miei stessi occhi, come sabbia fra le mani, onde fra gli oceani. Quanto mi manca il mare solitario d'inverno. Odio il freddo, ma quel grido rabbioso, senza scopo, quella sensazione di stare al limite fra il mondo reale e tutto quello che hai nella testa mi allevia la claustrofobia. Implodo. Ad ogni sguardo, ad ogni carezza, ad ogni parola di qualsiasi persona, implodo. Vorrei dimenticare il tutto dei tutti, e ricominciare a stupirmi, a sperare in un fottuto qualcosa. Ho diciannove anni. Sono una ragazzina alle prime armi con la vita, e già me ne sento annoiata, o meglio, esasperata.
Dovrei imparare a scrollarmi di dosso questa velenosa voglia di sentirmi viva. (Dentro e fuori)

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