Delle volte mi rendo conto di non essere abituata per niente alle cose belle, al punto di non rendermi conto che possano appartenermi, e darle per scontate. Poi succede qualcosa, un pezzo del gioco va fuori posto ed io sento dolore. Un dolore atroce, che non ho mai sentito. Come se quel ''ti amo'' si fosse spezzato a metà fiato. Ho sentito qualcosa stringermi dentro, e tirare, strappare, E poi ho sentito calore, e carezze gentili. Ho sentito crescere e visto materializzarsi davanti a me la consapevolezza che anche io possa essere importante per qualcuno. E quel qualcuno possa essere importante per me. Era lì quel qualcuno, era lui quel qualcuno, e mi chiedeva di non lasciarci andare, mi chiedeva di non sciogliere quel ''noi'' appena nato. Aveva gli occhi innamorati e trasparenti, privi di lacrime e pieni di rammarico. Era la sicurezza di poter costruire un intero futuro insieme.
Quelle mani, che sulla pelle tramontano e mi lascian risorgere,
hanno costruito l'unica, nostalgica certezza per un cuore stanco: sincerità.
sabato 24 novembre 2012
martedì 13 novembre 2012
I'm fallin' in love.
Da dove sia uscito non lo so, ma in poco tempo mi sta dando tutto ciò di cui ho bisogno, tutto quello che ho sempre desiderato. Ogni parola, ogni singola sillaba, è dedicata a me, a noi, a quel poco che siamo, a quel tanto che stiamo costruendo. Finalmente ho la possibilità di innamorarmi di una persona a me affine, e mi riscopro bambina, con l'ansia dei vestiti da indossare prima di vederlo, a sorridere come un'ebete davanti ad una sua foto. Non lo so, mi sento una bambina.
martedì 6 novembre 2012
Help.
Affido solo qui le parole più cattive contro me stessa.
Visto che fa paura l'insicurezza, incute terrore un minimo d'intelligenza e non posso nemmeno utilizzare la cosiddetta bellezza, perché non ce n'è. Che mi rimane? La fiducia che ispiro. I consiglio che posso dare a chi mi affida un pezzetto di se. Ogni tanto rileggo ogni storia e vorrei che sotto una di esse, ci fosse la mia firma. Ma ogni storia ha il suo protagonista, ed io non ho la stoffa per stare sul palco. Sono lì, dietro le quinte, a cercare di impedire che cali il sipario su uno spettacolo, o a farlo calare velocemente su un altro. E' come se una bambola di porcellana osservasse le persone vivere, ma lei è lì. Fissa nel tempo per un corpo ingrato, e non può piangere. Io non piango. Io non rido. Fingo. Istruisco gli altri, come un bravo regista, e poi mi rannicchio nel retroscena ad applaudire. Non sono un pubblico, non sono un attore, non sono una voce. Sono solo una mano tesa. E mi dovrà sempre bastare.
Visto che fa paura l'insicurezza, incute terrore un minimo d'intelligenza e non posso nemmeno utilizzare la cosiddetta bellezza, perché non ce n'è. Che mi rimane? La fiducia che ispiro. I consiglio che posso dare a chi mi affida un pezzetto di se. Ogni tanto rileggo ogni storia e vorrei che sotto una di esse, ci fosse la mia firma. Ma ogni storia ha il suo protagonista, ed io non ho la stoffa per stare sul palco. Sono lì, dietro le quinte, a cercare di impedire che cali il sipario su uno spettacolo, o a farlo calare velocemente su un altro. E' come se una bambola di porcellana osservasse le persone vivere, ma lei è lì. Fissa nel tempo per un corpo ingrato, e non può piangere. Io non piango. Io non rido. Fingo. Istruisco gli altri, come un bravo regista, e poi mi rannicchio nel retroscena ad applaudire. Non sono un pubblico, non sono un attore, non sono una voce. Sono solo una mano tesa. E mi dovrà sempre bastare.
sabato 3 novembre 2012
Two words.
E' facile innamorarsi.
Il difficile è trovare la persona di cui innamorarsi.
Io, dal mio canto, sono malata. Mi innamoro follemente della mente. Di un cervello ben calibrato, lubrificato, che ragiona secondo meccanismi finemente acuiti nel tempo. Mi innamoro degli occhi tristi, a cui poter allacciare i miei, per creare cascate di ricordi su cui poter dormire.
Mi sono innamorata di lui. Forse è la prima volta che lo ammetto. Sarebbero state due le parole ''mi manchi''. Io so che non arriveranno mai. Non arriverà mai l'sms, non arriverà mai lui sotto casa, non arriverà la mail. Non arriverà. Nel mio piccolo angolo ancora umano credevo, anzi credo di potergli dare quello che ha sempre cercato, ma i sentimenti sono dei folli. Irrazionali rimembranze del dolore, camuffatesi da tulipani. Fragili. Manca a me. Mi manca parlare come i coglioni di cose incomprensibili, come se ci fosse una lingua a parte, un mondo a parte. Si è distrutto tutto. Non riesco più a guardarlo. Non riesco più a parlargli. Quasi mi disturba fisicamente la sua presenza.
Sarebbero bastate due parole,
ma l'amore non m'appartiene.
Il difficile è trovare la persona di cui innamorarsi.
Io, dal mio canto, sono malata. Mi innamoro follemente della mente. Di un cervello ben calibrato, lubrificato, che ragiona secondo meccanismi finemente acuiti nel tempo. Mi innamoro degli occhi tristi, a cui poter allacciare i miei, per creare cascate di ricordi su cui poter dormire.
Mi sono innamorata di lui. Forse è la prima volta che lo ammetto. Sarebbero state due le parole ''mi manchi''. Io so che non arriveranno mai. Non arriverà mai l'sms, non arriverà mai lui sotto casa, non arriverà la mail. Non arriverà. Nel mio piccolo angolo ancora umano credevo, anzi credo di potergli dare quello che ha sempre cercato, ma i sentimenti sono dei folli. Irrazionali rimembranze del dolore, camuffatesi da tulipani. Fragili. Manca a me. Mi manca parlare come i coglioni di cose incomprensibili, come se ci fosse una lingua a parte, un mondo a parte. Si è distrutto tutto. Non riesco più a guardarlo. Non riesco più a parlargli. Quasi mi disturba fisicamente la sua presenza.
Sarebbero bastate due parole,
ma l'amore non m'appartiene.
Fili dolci di lame assassine.
I bordi delle ciglia sono lame, su cui lasciar camminare una lacrima. Si spera l'ultima. Eppure avresti preferito lasciarne andare altre, perché la prigione nascosta in mezzo al petto inizia ad esser troppo grande.
Non riesci a capovolgere i sorrisi, solidificando la falsa speranza sul tuo viso. Occhi? Esistono gli occhi? E' la descrizione di quando ti sei trasformata in ciò che hai sempre odiato. Così lentamente da non aver il tempo di soffocarti, anzi, hai imparato ad accarezzarti i capelli e a voler bene alle tue deformazioni. Sei fredda, e ti piace odiare il freddo. Ti piace odiare te stessa, perché odiare gli altri sarebbe faticoso, loro non lo meritano. Mai. Nemmeno quando ti afferrano per i fili da marionetta che ti pendono da ogni poro, e ti rendono ridicola, sparpagliando ogni brandello dell'umanità rimastati. Sei bella vestita di delusioni. Sei bella vestita di nulla. Un verme sommerso dalla disillusione. Non piangi più. Riguardi vecchie foto in cui le tue mani sapevano poggiarsi dolcemente, sapevano stringere senza uccidere. Un mostro di sentimento idealizzato.
Vorrei saper dare ancora un abbraccio,
o almeno esserne meritevole.
Ed invece, ancora una volta,
mi lascio morire. Non vale più la pena di combattere,
perché se la mia dovrebbe essere l'età della spensieratezza,
io sono al capolino. Le infantili speranze si sono suicidate in nome del vuoto.
giovedì 1 novembre 2012
Falene nell'incendio.
Cadono le foglie da quest'autunno senz'anima,
e non vedo più tristezza nel cielo,
solo la nostalgia di un'estate che non ha potuto sfiorare.
Appassiscono i sorrisi,
sfilano le solitudini della strada,
e non esiste più l'abbraccio che s'incastrava su di me.
Schiena contro schiena,
mare e sabbia,
che si urlano l'odio per uno sguardo mai avuto.
Eppure si amano.
Eppure hanno trovato un posto comune
in cui lasciarsi morire.
mare e sabbia,
che si urlano l'odio per uno sguardo mai avuto.
Eppure si amano.
Eppure hanno trovato un posto comune
in cui lasciarsi morire.
martedì 23 ottobre 2012
I'm only a crack in this castle of glass (Linkin Park)
Puntualmente se ne va un altro piccolo pezzetto.
Affogato nell'ennesima lacrima, se ne va un'altra briciola di cuore. Mi chiedo quando finirà mai del tutto. Mi chiedo quando finirò di sentirmi così dannatamente insignificante. Mi chiedo quando smetterò di torturarmi. Mi chiedo quando riuscirò di nuovo a sorridere. Oggi è stato massacrante. L'università è dura, ma mi piace scomparire tra i libri. La gente mi osserva, mi smantella pezzo per pezzo finché non resta una miseria nuda e crudele. E' quella ad avvelenarmi gli occhi. E poi mi piace nascondermi dietro una maschera, di notte, quando nessuno può vedere i mille difetti di questo schifo che mi porto addosso. Mi piace far finta di sentirmi fata, e magica, e bella, perché il buio di cui ho il terrore riesce ad avvolgermi, a rendermi perfetta tra le perfette agli occhi degli altri, mentre dentro vacillo. Mentre dentro mi si incrina qualcosa. E cado. Mi spezzo. Voi spettatori ed attori di questo circo sadico, siate felici di sapere che io sono l'ultimo. L'ultimo nell'infinito.
Per me non ci sono canzoni.
Affogato nell'ennesima lacrima, se ne va un'altra briciola di cuore. Mi chiedo quando finirà mai del tutto. Mi chiedo quando finirò di sentirmi così dannatamente insignificante. Mi chiedo quando smetterò di torturarmi. Mi chiedo quando riuscirò di nuovo a sorridere. Oggi è stato massacrante. L'università è dura, ma mi piace scomparire tra i libri. La gente mi osserva, mi smantella pezzo per pezzo finché non resta una miseria nuda e crudele. E' quella ad avvelenarmi gli occhi. E poi mi piace nascondermi dietro una maschera, di notte, quando nessuno può vedere i mille difetti di questo schifo che mi porto addosso. Mi piace far finta di sentirmi fata, e magica, e bella, perché il buio di cui ho il terrore riesce ad avvolgermi, a rendermi perfetta tra le perfette agli occhi degli altri, mentre dentro vacillo. Mentre dentro mi si incrina qualcosa. E cado. Mi spezzo. Voi spettatori ed attori di questo circo sadico, siate felici di sapere che io sono l'ultimo. L'ultimo nell'infinito.
Per me non ci sono canzoni.
domenica 21 ottobre 2012
Are you still alive?
Mi manca l'idea di un improbabile ''noi''.
La stupidità di un cuore romantico è inversamente proporzionale a quella che ho di stringergli la mano. Cristo, vorrei che la mia vita non girasse solo intorno ad un sentimento. E' il mio problema, come quello di altri milioni di persone, ma nonostante attraversi quella massa in sofferenza, mi sento sempre sola, poco compresa. Una goccia senza oceano, insomma. Quante stupidaggini potrò scrivere in una sola notte? Se solo riuscissi ad incontrare una mente altrettanto brillante, forse potrei lasciarmi innamorare in santa pace. Provare semplicità, carezze con un fine più profondo di una fottuta penetrazione. Invece no. La gente intelligente è rara e sicuramente non si innamorerebbe di me, proprio perché è intelligente.
It will be infinity.
La stupidità di un cuore romantico è inversamente proporzionale a quella che ho di stringergli la mano. Cristo, vorrei che la mia vita non girasse solo intorno ad un sentimento. E' il mio problema, come quello di altri milioni di persone, ma nonostante attraversi quella massa in sofferenza, mi sento sempre sola, poco compresa. Una goccia senza oceano, insomma. Quante stupidaggini potrò scrivere in una sola notte? Se solo riuscissi ad incontrare una mente altrettanto brillante, forse potrei lasciarmi innamorare in santa pace. Provare semplicità, carezze con un fine più profondo di una fottuta penetrazione. Invece no. La gente intelligente è rara e sicuramente non si innamorerebbe di me, proprio perché è intelligente.
It will be infinity.
martedì 16 ottobre 2012
Se potessi far tornare indietro il mondo..
Preferisco far finta che non esiste, che non ci sia null'altro che un muscolo a battermi in petto, e non una speranza, l'inizio di un sentimento. Preferisco vederti come un giocattolo da sfruttare, maltrattare e tra un po', buttare, per lasciare spazio a qualcosa di meglio. A qualcuno di meglio. Qualcuno che si ricordi il colore dei miei occhi, che divida il suo tempo in base al mio, con cui condividere il mio di tempo in base al suo. Che preferisca un mio abbraccio, a quello freddo e sconosciuto dell'ennesima di passaggio nel suo letto. Forse è vero che l'amore non esiste, ma sono un'agnostica in campo sentimentale. Me ne frego della veridicità della sua esistenza, preferisco prendermi semplicemente quello che mi fa bene. Sebbene fino a poco fa speravo fossi tu, adesso vorrei solo togliermi da dosso il tuo odore, il tuo sapore, la tua maglietta celeste, e starmene fra le braccia di chi guarda me e solo me. Io ti odio perché mi hai fatto sentire (to feel) dopo fin troppo tempo. Io sento (to feel) forte, incredibilmente. Io non lascio andare. Io desiderio. Io passione. Io amore. Io forza. Io sentimento.
mercoledì 10 ottobre 2012
Possibilità.
Non cerco più di spiegarmi le cose. Forse sto rendendomi conto che non c'è sempre senso alle cose, sto rendendomi conto che la cosa che più attira gli altri a me, li ferisce ed allontana.
Gli occhi tristi lasciano innamorare quelli ignoranti, e spaventano quelli con sentimenti affini.
Gli occhi tristi lasciano innamorare quelli ignoranti, e spaventano quelli con sentimenti affini.
martedì 9 ottobre 2012
''Sarà che non ci posso fare niente se ora mi viene su il veleno'' (Ligabue)
Al
terminal.
Ho
i pensieri incasinati. Vorrei scrivere tremila cose, ma mi sanguinano
le mani. Ci sono nuvole grige sulla testa, e grige sulla pelle, negli
occhi, sul cuore, dentro il cuore. Ma io ce l'avrò davvero un cuore?
Me l'immagino come un motore, non imperituro, nemmeno perfetto, solo
qualcosa di incasinato. Una fabbrica di operai disperati e sporchi.
''E io che il mio disprezzo me lo tengo dentro'' (Ligabue). Dovrei smettere
di ascoltare canzoni. Mi graffio da sola e non sto bene. Non sto mai
bene. Vorrei arrivare a capire cosa diavolo io pretenda da questa
fottutissima vita. Una casa? Un amore? Un silenzio mio? Ma ci sono
silenzi da possedere? Sarò sempre costretta ad ascoltarmi ed
ascoltare gli altri? Si dice che parlare faccia bene, ti lasci
scivolare addosso i guai, ma io ho dei guai? Piango per le mie
lacrime, mangio le mie mani, faccio l'amore con finte carezze.
''Avanti un altro, e qualcuno che abbia voglia di
ascoltare'' (Ligabue) ascoltare cosa? Io non ho nulla da dire, o
meglio ho un nulla da raccontare e mi arrovello il cervello da anni
per capire come fare. Mi manchi tu. Un ''tu'' qualsiasi, perché se mi
manca qualcosa, posso dire di averla avuta mia. Mi manchi TU.
Male di miele.
E
poi ti ritrovi a casa sua, a cercare di memorizzare una dannata
relazione per il prof più temuto della facoltà, e pensi ''ma cosa
cazzo sto combinando?'' e l'unica cosa che riesci a risponderti è ''
mi appunto un momento senza senso della mia vita, così ricorderò
bene quanto sono cogliona delle volte.'' O meglio ''lasciati in pace
e goditi una coccola, anche se sai che è fine a sé stessa, perché
il senso, molto spesso, le cose non ce l'hanno'' e ti siedi sul letto
ed inizi a scrivere un appunto senza senso (appunto). Mi piace essere
ripetitiva di tanto in tanto, mi fa sentire addosso una normalità
che anelo ed esaspero da tre quarti della mia breve vita. E beh, L., allora che ci fai su quel letto con la sua maglietta
addosso e le mutande grige con il ricamo bianco? Nulla, non ci fai
nulla, a parte sesso, molto probabilmente. E ci ripensi e ti dici
''va bene così, hanno sempre preteso da te, e ti ha sempre dato
molto fastidio, perché dovresti farlo tu con gli altri. E
soprattutto, perché dovresti farlo con lui, che è stato l'unico a
non averti mai chiesto nulla in tre mesi che vi conoscete?''. Oh, L., domattina ti alzerai da quel letto e non ti sentirai in
colpa, nè così lurida e puttana come quella volta. Si, me la
ricordo bene. Quando annusavi l'aria calda in quella stanza spoglia
e, nuda, ti sei affacciata al balcone. Tutto sembrava così pulito,
mentre tu eri ricoperta di merda. Ti piaceva l'aria fredda del
mattino, ed hai preferito tenerti quell'aria, piuttosto che l'odore
di fumo e birra. Come ci
si sente ad esser consapevoli di aver rinunciato alla parte più
bella e dolorosa di te? Ci si sente alla grande perché non te ne
frega, anzi non te ne fotte, per restare in tema. Finalmente hai
realizzato il sogno di una vita: pubblicare le tue poesie. Raccontano
di dolori passati, di cose piene, di cose che avevano un vocabolario
morale. Adesso parli di nichilismo, del nulla che ti porta lentamente
all'autodistruzione, mentre all'università studi il fenomeno nella
prospettiva oggettiva delle cose. Di quella cosa. Tu, esempio
calzante di una generazione in degrado, vai a farti fottere e sii
felice. Indossa i tuoi sorrisi di plastica, e cammina a schiena
dritta. Lasciati morire, senza analizzare ogni briciola che ti
scivola dalle mani. Lasciati morire per intero. In quel letto che ora
occupi, in quelle vecchie parole che ormai non sono più tue, su
quelle labbra che non pretendi.
domenica 7 ottobre 2012
Hooverphonic
http://youtu.be/KG39Ml_uJjE
Ultimamente vado per il sensuale, più che per il cattivo. Sarà che non mi importa più di un bel diavolo di nulla, sarà che vorrei chiudere occhio ogni tanto, sarà che ho bisogno di sentirmi innamorata, sarà che odio tutto e tutti, o meglio odio me stessa e lo riverso su qualsiasi cosa.
Ultimamente vado per il sensuale, più che per il cattivo. Sarà che non mi importa più di un bel diavolo di nulla, sarà che vorrei chiudere occhio ogni tanto, sarà che ho bisogno di sentirmi innamorata, sarà che odio tutto e tutti, o meglio odio me stessa e lo riverso su qualsiasi cosa.
http://youtu.be/iknHPPYq4Ao
La sicurezza ha un ventre tenero
Ma è un demonio steso tra di noi
Ti manca e quindi puoi non crederlo
Ma io non mi sentivo libero
E non è dolce essere unici
Ma se hai un proiettile ti libero
Gli errori veri son più forti poi
Quando fan finta di esser morti lo sai
Copriti bene se ti senti fredda
Hai la pressione bassa nell'anima
Com'è strano il sapore che riesco a sentire
Male di miele
Male di miele
E la grandezza della mia morale
È proporzionale al mio successo
Così ho rifatto il letto al meglio sai
Che sembra non ci abbiam dormito mai
Copriti bene se ti senti fredda
Hai la pressione bassa nell'anima
Com'è strano il sapore che riesco a sentire
Male di miele
Male di miele
Ti do le stesse possibilità
Di neve al centro dell'inferno, ti va?
Male di miele
Male di miele
Ma è un demonio steso tra di noi
Ti manca e quindi puoi non crederlo
Ma io non mi sentivo libero
E non è dolce essere unici
Ma se hai un proiettile ti libero
Gli errori veri son più forti poi
Quando fan finta di esser morti lo sai
Copriti bene se ti senti fredda
Hai la pressione bassa nell'anima
Com'è strano il sapore che riesco a sentire
Male di miele
Male di miele
E la grandezza della mia morale
È proporzionale al mio successo
Così ho rifatto il letto al meglio sai
Che sembra non ci abbiam dormito mai
Copriti bene se ti senti fredda
Hai la pressione bassa nell'anima
Com'è strano il sapore che riesco a sentire
Male di miele
Male di miele
Ti do le stesse possibilità
Di neve al centro dell'inferno, ti va?
Male di miele
Male di miele
Scintille.
Dovrei smetterla di torturarmi.
Fondamentalmente la mia vita gira intorno ad un unico sadico concetto: quello dell'amore, ovviamente.
Sono piccola, come il titolo del mio stesso blog mi definisce, sono un punto ignorante, una senza voce. Non riesco a dire ''No'' ad un suo bacio, e non riesco a dire ''No'' al'impulso che provo di mettergli le mani fra i capelli, di accarezzargli il viso.
venerdì 5 ottobre 2012
Inverni e silenzio.
E' stato bello tenersi abbracciati, stringerci, serpeggiare famelici intorno ad un orgasmo.
E' stato bello stringerti le mani e sorridere ad occhi chiusi, ma dopo? Oggi è quel dopo ed io sono un iceberg in mezzo ad un oceano di nulla. Vorrei poterti dire di aver provato calore, ed invece è stato inverno. Non sono sporca, ma nemmeno felice. Vorrei rifarlo ancora, perché sappiamo farlo molto bene, ed è divertente vedere le tue faccine strane alla luce fioca. Vorrei farmi ancora male il bacino, e le mani, e la schiena, e le labbra, perché mi piace che tu mi faccia male. Ma non posso permettermi un' emozione. I mercanti come te non vanno molto d'accordo con i sognatori, e se tu potessi solo immaginare quali sono i desideri, le fantasie che mi passano per la testa, mi odieresti. Perché tu, mercante, non puoi permetterti d'innamorarti. Allora continuiamo a far l'amore col ghiaccio, con ogni fiocco di neve che ci cade sul cuore. Ieri notte ascoltavo note bellissime, ed anche tu eri bellissimo. Non bello agli occhi di un'innamorata stupida, ma a quelli di un'amante maliziosa, che ora come ora, vorrebbe solo un giocattolo nuovo ed altrettanto cattivo, da poter ferire fino in fondo. Ed io mi sentivo bellissima quando mi carezzavi la schiena, il ventre, le labbra, gli occhi e l'anima. Lì era tutta plastica ed acciaio, ed oggi sono ancora scostante e lucente, affascinante.
Non ho il diritto di emozionarmi.
Tu non hai il diritto di farmi male, ma continua a sfiorarmi piano.
Mi piace quella paura di crescere, quello smarrimento che hai negli occhi. Vorrei tanto saperti far male, così potrei farmene anche io e saremmo supernova. Un'esplosione di energia e sentimento.
Sei bellissimo.
Di una bellezza tragica e dannatamente cattiva. Di una solitudine troppo affine alla mia.
Io sognatrice, ieri notte non ho sognato. Ho preferito aggiustarti la coperta sulle spalle, perché basta tutto il freddo che hai dentro a farti male. Mi è piaciuto vederti abbozzare un sorriso sotto un mio bacio leggero.
Come i piedi, sentirai solo un cuore freddo, ma se capiterà ancora, quel bacio, quella coperta, saranno la gentilezza che tengo riposta in un baratro in mezzo al petto. E' un mio segreto. E' il segreto che potrebbe rendermi bella, ma preferisco restar mostro e neve e ghiaccio ed inverno.
lunedì 1 ottobre 2012
sabato 29 settembre 2012
Fiocchi sparuti di neve acida.
Non sarò neve. Non ho quella candida leggiadria di una caduta invernale.
Ma ho la mia morte negli occhi.
La mia malattia è solitudine.
Prima parte dell'ennesima giornata da dimenticare:
Sfilata a Napoli.
Mi sentivo un piccolo mostro divino fra quelle figurine insensate. Tutte magrissime, inespressive, esseri che nel tempo si sono privati di ogni emozione pur di acquisire quell'occhio vitreo che le rendesse perfette.
Ho incontrato una vecchia amica, se così la si può definire. Abbiamo parlato del più e del meno, della sua taglia 36 stentata, delle mie unghie deboli, del suo ex ragazzo che la maltrattava, del mio cuore perennemente in assistenza. La giornata è passata così, su un palco, mentre la gente applaudiva il mio corpo falsamente bellissimo, ed io dentro piangevo per ogni pezzo di me.
Seconda parte dell'ennesima giornata da dimenticare:
Crisi d'ansia e sesso.
Mia madre che mi rinfaccia ogni suo sacrificio, ogni sua goccia di sudore, ogni suo dolore.
Io che non riesco a trattenere le parole per il ciclo che non vuole arrivare.
Sbarro gli occhi e smetto di respirare.
Uno, dieci, venti secondi e vado giù.
Lei non mi vede, perché l'ho abbandonata al piano di sotto. Piango. Piango fino ad affogarmici in quest'oceano di tristezza. Piango per quel ragazzo che qualche sera fa mi ha presa e mi ha ficcato la lingua in bocca. Piango per me stessa. Piango per il desiderio di una personalità superficiale e plastificata, per non riuscire ad utilizzare l'unica arma che mi è stata data in dotazione in questo gioco sadico.
P: Scopatelo. Sarà anche piccolo, ma è carino, pieno di soldi.
L: Avrei voluto vomitargli in faccia.
P: Ti ho detto di scopartelo, poi dopo potrai anche vomitargli in faccia.
L: Credi ne potrei esser capace?
P: Tu scopatelo, dopo ci pensi e ti mordi le mani. Per adesso, SCOPATELO!
Ma ho la mia morte negli occhi.
La mia malattia è solitudine.
Prima parte dell'ennesima giornata da dimenticare:
Sfilata a Napoli.
Mi sentivo un piccolo mostro divino fra quelle figurine insensate. Tutte magrissime, inespressive, esseri che nel tempo si sono privati di ogni emozione pur di acquisire quell'occhio vitreo che le rendesse perfette.
Ho incontrato una vecchia amica, se così la si può definire. Abbiamo parlato del più e del meno, della sua taglia 36 stentata, delle mie unghie deboli, del suo ex ragazzo che la maltrattava, del mio cuore perennemente in assistenza. La giornata è passata così, su un palco, mentre la gente applaudiva il mio corpo falsamente bellissimo, ed io dentro piangevo per ogni pezzo di me.
Seconda parte dell'ennesima giornata da dimenticare:
Crisi d'ansia e sesso.
Mia madre che mi rinfaccia ogni suo sacrificio, ogni sua goccia di sudore, ogni suo dolore.
Io che non riesco a trattenere le parole per il ciclo che non vuole arrivare.
Sbarro gli occhi e smetto di respirare.
Uno, dieci, venti secondi e vado giù.
Lei non mi vede, perché l'ho abbandonata al piano di sotto. Piango. Piango fino ad affogarmici in quest'oceano di tristezza. Piango per quel ragazzo che qualche sera fa mi ha presa e mi ha ficcato la lingua in bocca. Piango per me stessa. Piango per il desiderio di una personalità superficiale e plastificata, per non riuscire ad utilizzare l'unica arma che mi è stata data in dotazione in questo gioco sadico.
P: Scopatelo. Sarà anche piccolo, ma è carino, pieno di soldi.
L: Avrei voluto vomitargli in faccia.
P: Ti ho detto di scopartelo, poi dopo potrai anche vomitargli in faccia.
L: Credi ne potrei esser capace?
P: Tu scopatelo, dopo ci pensi e ti mordi le mani. Per adesso, SCOPATELO!
venerdì 14 settembre 2012
Pioggia.
Nei giorni di pioggia, come se il grigiore non bastasse, ti cola addosso ferro ghiacciato. Il senso della morte. Ed egoisticamente vorresti tornare ad essere tu il centro di ogni tuo problema, perché non sai cosa fare. Non sai dove andare, o da chi andare, o cosa dire. Resti fermo, impassibile, apparentemente insensibile, mentre dentro ti implodono mille pensieri e sensazione. Quell'inadeguatezza pesante e meschina che non ti lascia respirare, non ti lascia accarezzare gli occhi distrutti di una famiglia rimasta senza padre. Sei lì, senza parole, col cuore spezzato, con le mani incapaci, ad ammirare il terribile mistero di una morte prematura. Ogni uomo dovrebbe avere la possibilità di poter vivere la propria vecchiaia, la vecchiaia della propria famiglia, la possibilità di poter morire dopo aver visto tutto ciò che avrebbe dovuto.
Intanto tu sei lì,
ad osservare il cielo plumbeo,
a nascondere le lacrime con la pioggia.
Macigni sulla pelle,
sul cuore.
Intanto tu sei lì,
ad osservare il cielo plumbeo,
a nascondere le lacrime con la pioggia.
Macigni sulla pelle,
sul cuore.
mercoledì 12 settembre 2012
Caro il mio relitto,
questa è l'ennesima lettera che non spedirò mai. La lettera che, in fin dei conti, stai scrivendo di tuo pugno, ma cercherai di non rileggere. La lettera in cui ammetti di aver imparato di nuovo a battere, almeno un po'.
Ringrazia quel ragazzo scalmanato, con gli occhi scuri e le belle mani. Ringrazialo perché sei riuscito a scoprire un altro mondo come il tuo, che seppur non ha combaciato con il suo, sai almeno che esiste. Ringrazia quello stesso ragazzo dagli occhi scuri ed il sorriso un po' triste perché si è ricordato di dirti che sei bello, con tutte le tue manie, le tue passioni ''strane'', la tua lunaticità, le tue debolezze. Ringrazia quel ragazzo dalle mille storie da raccontare perché per un po' ha sognato con te, ti ha dimostrato che i tuoi vuoti non sono soli, che le solitudini insieme, fanno qualcosa di bello e si suicidano in nome del sorriso. Ringrazia per l'ansia prima di ogni uscita, e ringrazia per quella notte passata sotto le stelle, mano nella mano, la stessa in cui hai ricominciato a respirare. La notte in cui hai provato calore. Ringrazia perché, anche se sanguini, la tua anomalia era diventata speciale normalità.
Ringrazia la vita perché si lascia assaggiare, per poi mozzarti la lingua.
Ringrazia te stesso per non esserti innamorato, ma esser rimasto con i piedi per terra.
Ringrazia quel ragazzo per aver reso la tua padrona un po' più cinica di prima.
Ringrazia per quell'amore che si chiude in amplesso carnale, che forse è più vero di quello delle tue mille care poesie.
[''L'amore è un coito riuscito bene'']
Ringrazia quel ragazzo scalmanato, con gli occhi scuri e le belle mani. Ringrazialo perché sei riuscito a scoprire un altro mondo come il tuo, che seppur non ha combaciato con il suo, sai almeno che esiste. Ringrazia quello stesso ragazzo dagli occhi scuri ed il sorriso un po' triste perché si è ricordato di dirti che sei bello, con tutte le tue manie, le tue passioni ''strane'', la tua lunaticità, le tue debolezze. Ringrazia quel ragazzo dalle mille storie da raccontare perché per un po' ha sognato con te, ti ha dimostrato che i tuoi vuoti non sono soli, che le solitudini insieme, fanno qualcosa di bello e si suicidano in nome del sorriso. Ringrazia per l'ansia prima di ogni uscita, e ringrazia per quella notte passata sotto le stelle, mano nella mano, la stessa in cui hai ricominciato a respirare. La notte in cui hai provato calore. Ringrazia perché, anche se sanguini, la tua anomalia era diventata speciale normalità.
Ringrazia la vita perché si lascia assaggiare, per poi mozzarti la lingua.
Ringrazia te stesso per non esserti innamorato, ma esser rimasto con i piedi per terra.
Ringrazia quel ragazzo per aver reso la tua padrona un po' più cinica di prima.
Ringrazia per quell'amore che si chiude in amplesso carnale, che forse è più vero di quello delle tue mille care poesie.
[''L'amore è un coito riuscito bene'']
martedì 11 settembre 2012
Perché ci sono troppi perché.
Oggi mi ha richiamata un mio vecchio e carissimo amico. Non lo vedo da un paio d'anni ormai, ma nonostante la lontananza ed il sentirci poco, ci vogliamo sempre un gran bene. Mi ha raccontato della sua vita nelle ''contrade'' milanesi, dello shopping sfrenato che non riesce a sostituire la freddezza della gente, della ragazza che non riesce a trovare. Poi la sua voce si incrina, quel tanto che basta a farmi capire cosa stesse per chiedermi ''Tu non ci hai ripensato? Io lascerei tutto.''
''No, Gianluca.'' Eppure stavolta per la prima volta ci ho pensato. E' un ragazzo magnifico: educato, dolcissimo, mi ha sempre riempita di attenzioni nonostante non l'abbia mai illuso. Alto, con i suoi occhi verde selva, mi hanno sempre detto formiamo una coppia perfetta. Per un istante, un solo istante avrei voluto che mi abbracciasse, che mi stringesse le spalle, come fa quando deve sgridarmi, e mi baciasse. Nello stesso modo dolce di quasi quattro anni fa. Dopo anni a vederlo solo come un amico, il fratello alto e protettivo mai avuto, l'ho visto come il ragazzotto colto e gentile, che è scappato al nord, che ha rinunciato alla mia amicizia perché faceva troppo male vedermi fra le braccia dello stronzo di turno (cit.).
Per la prima volta avrei voluto dirgli ''vienimi a prendere. Portami via. Amami, perché sei l'unico mi abbia mai dimostrato di saperlo e volerlo fare''. Invece gli ho detto ''No, Gianluca'' perché era giusto, perché il mio cuoricino striminzito sta iniziando a battere per qualcun altro.
Un qualcun altro indifferente.
... perché ci sono troppi perché. La verità è che piace lacerarmi.
''No, Gianluca.'' Eppure stavolta per la prima volta ci ho pensato. E' un ragazzo magnifico: educato, dolcissimo, mi ha sempre riempita di attenzioni nonostante non l'abbia mai illuso. Alto, con i suoi occhi verde selva, mi hanno sempre detto formiamo una coppia perfetta. Per un istante, un solo istante avrei voluto che mi abbracciasse, che mi stringesse le spalle, come fa quando deve sgridarmi, e mi baciasse. Nello stesso modo dolce di quasi quattro anni fa. Dopo anni a vederlo solo come un amico, il fratello alto e protettivo mai avuto, l'ho visto come il ragazzotto colto e gentile, che è scappato al nord, che ha rinunciato alla mia amicizia perché faceva troppo male vedermi fra le braccia dello stronzo di turno (cit.).
Per la prima volta avrei voluto dirgli ''vienimi a prendere. Portami via. Amami, perché sei l'unico mi abbia mai dimostrato di saperlo e volerlo fare''. Invece gli ho detto ''No, Gianluca'' perché era giusto, perché il mio cuoricino striminzito sta iniziando a battere per qualcun altro.
Un qualcun altro indifferente.
... perché ci sono troppi perché. La verità è che piace lacerarmi.
domenica 9 settembre 2012
Definizioni.
Cosa siamo?
Ieri serata andata alla grande.
Fra risa e pizzicotti, ci siamo strappati i nostri baci quotidiani, che quasi sono diventati una piccola e taciuta necessità. Tutto sospeso in aria, senza troppe domande, senza troppi giri di parole, e poi? E poi l'amico che ti chiede ''Ma siete fidanzati?'' e tu non sai come rispondere. Guardi il vuoto con gli occhi vacui, sperando che possa bastare a far intendere che quello su cui stai viaggiando, è il filo di un rasoio. Per fortuna c'è chi tergiversa, chi sposta il discorso sulle battutine a sfondo sessuale, e ti riprendi. Cerchi di ricominciare a respirare normalmente, perché la sua risposta potrebbe farti male, spezzarti l'ennesimo cuore. Non sei innamorata, ma sai che ci tieni, sai che è raro trovare qualcuno che guardi alla tua mente come a qualcosa di bello e complicato, sai che l'ulteriore rarità è quella di trovare qualcuno con cui parlare delle tue più segrete passioni senza sentirti un alieno. Sai che questo misero equilibrio si potrebbe spezzare ad una virgola messa male in quella risposta. Allora resti in silenzio, in silenzio la tua mente, in silenzio il cuore e l'anima e lo stomaco e le mani e la pelle. In silenzio la voglia di stare da sola con lui per sentire calore, mani che ti accarezzano senza troppe pretese, morsi, graffi, cattiveria, dolcezza. In silenzio i sogni nel cuore della notte, popolati da mille discorsi sulle speranze, sulle aspettative, sui ricordi che fanno male e quelli che si vorrebbe costruire, trattati sulla vita e quel poco che se ne sappia, conferenze notturne sulle mille paure della nostra generazione.
Ed intanto che cerchi di tenere a bada l'istinto irrazionale di abbracciarlo forte e baciarlo solo per condividere quel silenzi, tutto si riduce a quell'unica, infame insicurezza.
''Cosa siamo?''
Ieri serata andata alla grande.
Fra risa e pizzicotti, ci siamo strappati i nostri baci quotidiani, che quasi sono diventati una piccola e taciuta necessità. Tutto sospeso in aria, senza troppe domande, senza troppi giri di parole, e poi? E poi l'amico che ti chiede ''Ma siete fidanzati?'' e tu non sai come rispondere. Guardi il vuoto con gli occhi vacui, sperando che possa bastare a far intendere che quello su cui stai viaggiando, è il filo di un rasoio. Per fortuna c'è chi tergiversa, chi sposta il discorso sulle battutine a sfondo sessuale, e ti riprendi. Cerchi di ricominciare a respirare normalmente, perché la sua risposta potrebbe farti male, spezzarti l'ennesimo cuore. Non sei innamorata, ma sai che ci tieni, sai che è raro trovare qualcuno che guardi alla tua mente come a qualcosa di bello e complicato, sai che l'ulteriore rarità è quella di trovare qualcuno con cui parlare delle tue più segrete passioni senza sentirti un alieno. Sai che questo misero equilibrio si potrebbe spezzare ad una virgola messa male in quella risposta. Allora resti in silenzio, in silenzio la tua mente, in silenzio il cuore e l'anima e lo stomaco e le mani e la pelle. In silenzio la voglia di stare da sola con lui per sentire calore, mani che ti accarezzano senza troppe pretese, morsi, graffi, cattiveria, dolcezza. In silenzio i sogni nel cuore della notte, popolati da mille discorsi sulle speranze, sulle aspettative, sui ricordi che fanno male e quelli che si vorrebbe costruire, trattati sulla vita e quel poco che se ne sappia, conferenze notturne sulle mille paure della nostra generazione.
Ed intanto che cerchi di tenere a bada l'istinto irrazionale di abbracciarlo forte e baciarlo solo per condividere quel silenzi, tutto si riduce a quell'unica, infame insicurezza.
''Cosa siamo?''
giovedì 6 settembre 2012
http://www.youtube.com/watch?v=KAY-lfsZ98E&feature=colike
I'm feeling nothing
I'm only imagining
I'm nothing more
I'm music in the wind
[Goyah]
I'm only imagining
I'm nothing more
I'm music in the wind
[Goyah]
martedì 4 settembre 2012
Semper fidelis.
Oggi sono andata a Fisciano, a visitare il campus e la mia futura facoltà.
''Nulla di che'' si potrebbe pensare. Invece per me è stata la giornata più bella da un paio d'anni a questa parte. Gente sconosciuta intenta a studiare, gente che correva per non far tardi ai corsi, gente che leggeva per il gusto di farlo. Mi fa paura tutto ciò. Mi fa paura il non essere all'altezza, il non saper gestire la mia futura vita da persona indipendente, eppure sentivo brividi infantili salirmi lungo la schiena. Quello è il mio posto. Nonostante l'anno disastroso, nonostante tutta la rabbia e la tristezza che mi porto dentro, nonostante il presentimenti che quegli occhi, da un momento all'altro, non guarderanno più me; ho capito che lì sarei potuta esser un po' felice. Avrei potuto sorridere del mio maniacale modo di sentirmi bella: china su un libro, intenta a fagocitare ogni molecola di sapere. Perché io così sopravvivo, così ho imparato a creare un mondo tutto mio, un mondo fatto di parole e sacrifici, in cui nessuno può entrare ed io ormai, non posso più uscire. Mi fa bene restare bloccata in questa folle corsa alla conoscenza. Non potrei sopportare l'idea di farne a meno. Lì non posso farmi male, sono sicura di potermi sentire splendida, senza peccare di presunzione.
Finalmente una nuova vita.
''Nulla di che'' si potrebbe pensare. Invece per me è stata la giornata più bella da un paio d'anni a questa parte. Gente sconosciuta intenta a studiare, gente che correva per non far tardi ai corsi, gente che leggeva per il gusto di farlo. Mi fa paura tutto ciò. Mi fa paura il non essere all'altezza, il non saper gestire la mia futura vita da persona indipendente, eppure sentivo brividi infantili salirmi lungo la schiena. Quello è il mio posto. Nonostante l'anno disastroso, nonostante tutta la rabbia e la tristezza che mi porto dentro, nonostante il presentimenti che quegli occhi, da un momento all'altro, non guarderanno più me; ho capito che lì sarei potuta esser un po' felice. Avrei potuto sorridere del mio maniacale modo di sentirmi bella: china su un libro, intenta a fagocitare ogni molecola di sapere. Perché io così sopravvivo, così ho imparato a creare un mondo tutto mio, un mondo fatto di parole e sacrifici, in cui nessuno può entrare ed io ormai, non posso più uscire. Mi fa bene restare bloccata in questa folle corsa alla conoscenza. Non potrei sopportare l'idea di farne a meno. Lì non posso farmi male, sono sicura di potermi sentire splendida, senza peccare di presunzione.
Finalmente una nuova vita.
domenica 2 settembre 2012
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Sono fatta di carne debole.
Affamata, più parli, più le mie reazione mi violentano con una forza inaudita.
Affamata, più parli, più le mie reazione mi violentano con una forza inaudita.
giovedì 30 agosto 2012
http://youtu.be/IpB6K5l8wnE
''Lanciamo come bombe i nostri cuori all'orizzonte
Per tenerci lontano dagli scontri
Ma tanto c'è ne è sempre uno di troppo
Che ci sveglia la mattina e ci addormenta la sera''
Per tenerci lontano dagli scontri
Ma tanto c'è ne è sempre uno di troppo
Che ci sveglia la mattina e ci addormenta la sera''
martedì 28 agosto 2012
Bisogni.
Ho bisogno di mani su di me, che mi lascino tramontare il sole sulla pelle.
Ho bisogno di un'anima da stringermi al petto, della sensazione d'esser protetta e non di proteggere. Ho bisogno d'esser guardata negli occhi. Ho bisogno della nostalgia di pochi secondi. Ho bisogno di star male, tanto tremano le mani.
Ho bisogno di un'anima da stringermi al petto, della sensazione d'esser protetta e non di proteggere. Ho bisogno d'esser guardata negli occhi. Ho bisogno della nostalgia di pochi secondi. Ho bisogno di star male, tanto tremano le mani.
lunedì 27 agosto 2012
http://youtu.be/TkazpcEB6qI
Il mostro.
E' una definizione che mi sono data da anni. Non uno qualsiasi, ma IL mostro, perché io sono quello che più mi fa paura, sono ciò che temo quando la casa è buia e non ci sono rumori a tenermi compagnia. Io che mi lascio pensare troppo e per troppo tempo, mi deformo sotto il peso di tutto il mondo che porto dentro. Vorrei che stavolta non fosse il ragazzo di turno, ma in cuor mio so che è così. Per me può esser solo così.
Vorrei che le amicizie createmi, non si distruggessero come castelli di sabbia sulla riva.
Vorrei che il mio fisico riuscisse a sopportare il peso dei miei pensieri. Vorrei saper desiderare qualcosa di concreto e superficiale.
La carne che sono non serve ad un obbiettivo fotografico, ma alla mia morale malsana di stampo greco: ''chi è bello, è anche buono''. Una morale che viene dal fuori per innestarsi nel dentro. Sono stanca dei fantasmi e della nostalgia infantile. Voglio una me stessa a cui dare la colpa, ma mi perdo ogni giorno nel labirinto di questa casa troppo grande per la mia piccolezza, troppo fredda per i le mie ferite. E' l'amore in ogni sua forma, ad ammazzarmi.
Se mi tocchi , sento la pelle, il muscolo, le ossa, il sangue e l'anima che mi sfiorano.
Sono un recettore senza limiti e tu, divertito, mi lasci impazzire.
E' una definizione che mi sono data da anni. Non uno qualsiasi, ma IL mostro, perché io sono quello che più mi fa paura, sono ciò che temo quando la casa è buia e non ci sono rumori a tenermi compagnia. Io che mi lascio pensare troppo e per troppo tempo, mi deformo sotto il peso di tutto il mondo che porto dentro. Vorrei che stavolta non fosse il ragazzo di turno, ma in cuor mio so che è così. Per me può esser solo così.
Vorrei che le amicizie createmi, non si distruggessero come castelli di sabbia sulla riva.
Vorrei che il mio fisico riuscisse a sopportare il peso dei miei pensieri. Vorrei saper desiderare qualcosa di concreto e superficiale.
La carne che sono non serve ad un obbiettivo fotografico, ma alla mia morale malsana di stampo greco: ''chi è bello, è anche buono''. Una morale che viene dal fuori per innestarsi nel dentro. Sono stanca dei fantasmi e della nostalgia infantile. Voglio una me stessa a cui dare la colpa, ma mi perdo ogni giorno nel labirinto di questa casa troppo grande per la mia piccolezza, troppo fredda per i le mie ferite. E' l'amore in ogni sua forma, ad ammazzarmi.
Se mi tocchi , sento la pelle, il muscolo, le ossa, il sangue e l'anima che mi sfiorano.
Sono un recettore senza limiti e tu, divertito, mi lasci impazzire.
domenica 26 agosto 2012
Mille, insolite sbavature.
Le mille sbavature di una natura infame
rendono questo corpo egoista e superficiale.
Voglio una pelle splendida,
incorniciata da occhi vitrei.
Voglio porcellana ed
acciaio.
Voglio un seno che mi renda madre
agli occhi altrui.
Voglio mani sapienti ed
eleganti.
Voglio essere eterea,
perdere le fattezze da fantasma.
Sono i desideri stupidi di una ragazza insicura, che si porta al limite dell'autodistruzione ogni giorno, che non dorme, non mangia, non ama, non si dispera più.
Preferisco svanire ai miei stessi occhi, come sabbia fra le mani, onde fra gli oceani. Quanto mi manca il mare solitario d'inverno. Odio il freddo, ma quel grido rabbioso, senza scopo, quella sensazione di stare al limite fra il mondo reale e tutto quello che hai nella testa mi allevia la claustrofobia. Implodo. Ad ogni sguardo, ad ogni carezza, ad ogni parola di qualsiasi persona, implodo. Vorrei dimenticare il tutto dei tutti, e ricominciare a stupirmi, a sperare in un fottuto qualcosa. Ho diciannove anni. Sono una ragazzina alle prime armi con la vita, e già me ne sento annoiata, o meglio, esasperata.
Dovrei imparare a scrollarmi di dosso questa velenosa voglia di sentirmi viva. (Dentro e fuori)
rendono questo corpo egoista e superficiale.
Voglio una pelle splendida,
incorniciata da occhi vitrei.
Voglio porcellana ed
acciaio.
Voglio un seno che mi renda madre
agli occhi altrui.
Voglio mani sapienti ed
eleganti.
Voglio essere eterea,
perdere le fattezze da fantasma.
Sono i desideri stupidi di una ragazza insicura, che si porta al limite dell'autodistruzione ogni giorno, che non dorme, non mangia, non ama, non si dispera più.
Preferisco svanire ai miei stessi occhi, come sabbia fra le mani, onde fra gli oceani. Quanto mi manca il mare solitario d'inverno. Odio il freddo, ma quel grido rabbioso, senza scopo, quella sensazione di stare al limite fra il mondo reale e tutto quello che hai nella testa mi allevia la claustrofobia. Implodo. Ad ogni sguardo, ad ogni carezza, ad ogni parola di qualsiasi persona, implodo. Vorrei dimenticare il tutto dei tutti, e ricominciare a stupirmi, a sperare in un fottuto qualcosa. Ho diciannove anni. Sono una ragazzina alle prime armi con la vita, e già me ne sento annoiata, o meglio, esasperata.
Dovrei imparare a scrollarmi di dosso questa velenosa voglia di sentirmi viva. (Dentro e fuori)
sabato 25 agosto 2012
Certe notti.
Per fortuna esistono ancora notti gentili, che non ti sbranano di pensieri. Le notti che mi rendono stanca ed allegra.
Dopo tanto tempo ho avuto il coraggio di cantare in pubblico. Erano più di due anni che non ci riuscivo. Me ne fregava delle stecche, delle sbavature, della tensione sbagliata del diaframma. Me ne fregava del mio solito aspetto emaciato, di farmi guardare, me ne fregava del top che lasciava intravedere il ventre. Mi sono semplicemente divertita a fare quello che ho sempre amato, e mai avuto il coraggio e la possibilità di fare. Ultimamente la solitudine mi stava portando al mio solito stato vegetativo. Eppure stasera mi sono sentita in compagnia di me stessa.
Dopo tanto tempo ho avuto il coraggio di cantare in pubblico. Erano più di due anni che non ci riuscivo. Me ne fregava delle stecche, delle sbavature, della tensione sbagliata del diaframma. Me ne fregava del mio solito aspetto emaciato, di farmi guardare, me ne fregava del top che lasciava intravedere il ventre. Mi sono semplicemente divertita a fare quello che ho sempre amato, e mai avuto il coraggio e la possibilità di fare. Ultimamente la solitudine mi stava portando al mio solito stato vegetativo. Eppure stasera mi sono sentita in compagnia di me stessa.
venerdì 24 agosto 2012
Nobile volo sui salici piangenti
E' stato bello farci male,
morire ed aspettare di risorgere
davanti agli occhi curiosi e maliziosi.
Il mio è un tempo in scadenza,
un sorriso falsato dall'egoismo.
Il tuo un cinismo pavido,
che impallidisce al giudizio.
Ma i miei sogni,
il mio verde sempre triste,
la mia musica tropp'assente,
i miei soldati d'inchiostro hanno saputo distruggere
e ricostruire.
In mezzo al petto non ho il nostro vuoto,
solo l'assenza di un motore che ha saputo tenermi in piedi.
Osservando figure innamorate,
traspare la semplicità,
come i fantasmi con cui mi piace stare a letto.
E mi piace cullarmi sull'indifferenza.
E mi piace aver la faccia tosta di sembrar felice.
E mi piace piangere i miei silenzi.
E mi piace urlare le mie sconfitte.
Io sono una canzone graffiata via dal vinile.
Le parole le ricordo,
è la musica che mi manca.
Tu non sei musica.
Tu non sei frastuono.
Tu sei fumo di sigaretta,
che mentre annerisce,
lascia sapore sulle dita,
sui vestiti,
sulle lenzuola sporche d'amore,
sul seno che sa accogliere.
Eppure sogno d'esser aria,
e vento,
e salice piangente,
ed ogni traccia del cancro
che siam stati è svanita in un dolce meriggio di primavera.
Eppure sono petalo di pesco,
profumo senza origine,
aquila e confine.
Nei miei cieli cobalto,
le rondini hanno imparato a volare,
a raccontarmi libertà,
e pace,
e miseria,
e destinazione.
Eppure le tue braccia sapevano soffocare,
ed io adesso,
rondine senza confine,
gabbiano senza oceani,
so volare,
lasciarmi andare.
Lasciar andare te,
il ricordo,
la memorabile prigione,
la voce stonata con cui mentivi.
[Trinity]
che impallidisce al giudizio.
Ma i miei sogni,
il mio verde sempre triste,
la mia musica tropp'assente,
i miei soldati d'inchiostro hanno saputo distruggere
e ricostruire.
In mezzo al petto non ho il nostro vuoto,
solo l'assenza di un motore che ha saputo tenermi in piedi.
Osservando figure innamorate,
traspare la semplicità,
come i fantasmi con cui mi piace stare a letto.
E mi piace cullarmi sull'indifferenza.
E mi piace aver la faccia tosta di sembrar felice.
E mi piace piangere i miei silenzi.
E mi piace urlare le mie sconfitte.
Io sono una canzone graffiata via dal vinile.
Le parole le ricordo,
è la musica che mi manca.
Tu non sei musica.
Tu non sei frastuono.
Tu sei fumo di sigaretta,
che mentre annerisce,
lascia sapore sulle dita,
sui vestiti,
sulle lenzuola sporche d'amore,
sul seno che sa accogliere.
Eppure sogno d'esser aria,
e vento,
e salice piangente,
ed ogni traccia del cancro
che siam stati è svanita in un dolce meriggio di primavera.
Eppure sono petalo di pesco,
profumo senza origine,
aquila e confine.
Nei miei cieli cobalto,
le rondini hanno imparato a volare,
a raccontarmi libertà,
e pace,
e miseria,
e destinazione.
Eppure le tue braccia sapevano soffocare,
ed io adesso,
rondine senza confine,
gabbiano senza oceani,
so volare,
lasciarmi andare.
Lasciar andare te,
il ricordo,
la memorabile prigione,
la voce stonata con cui mentivi.
[Trinity]
giovedì 23 agosto 2012
Lasciali dormire e riposare.
Le mie quotidiane tragedie casalinghe non mi lasciano respirare.
Ogni giorno vengo soffocata dal peso che perdo, dai capelli bianchi di mio padre, dalla schiena spezzata di mia madre. Vorrei scappare. Infantile? No, semplicemente togliere il peso della mia età, della mia educazione, il peso economico, emotivo, fisico, sentimentale che la mia presenza impone. Perché io sono impotente dinanzi lo sfacelo di quelle due figure innamorate. Loro che mi hanno insegnato l'amore, il rispetto, la fiducia. Non ho la forza di guardarli invecchiare, anche se sempre insieme e con la forza negli occhi dei giovani leoni, quali erano. Li ricordo giovano, sempre innamorati. Ricordo mio padre prendermi sulle spalle, e involontariamente dirmi ''Guarda il mondo. E' bellissimo''. Ricordo le coccole di una madre dolce e premurosa, che mi portava cioccolata calda e caramelle quando il mio fisico decadeva, già marcio dentro. La mia autodistruzione inizia da loro, dal loro modo di amarmi e proteggermi, e farmi male, ed ignorarmi, ed ancora amarmi. Ormai il sacrificio ha preso la giovinezza dai loro corpi, e man mano si impossessa anche del loro spirito battagliero. Sono stanchi, mortificati. Vorrei di nuovo le giornate in montagne, a fare escursioni col mio gigante buono, e il profumo delle spighe arrostite sulla brace di una donna imponente che sapeva abbracciarmi e schiaffeggiarmi. Io sono cresciuta, forse troppo in fretta ho capito cosa li avrebbe ammazzati dentro e fuori. Sono gracile e fragile sotto il peso dei loro pochi, ma fin troppo vissuti anni. Vorrei dargli una spiaggia ed un sole stanco su cui riposare. I sogni di una figlia senza forze. I sogni di una figlia che dà delusioni in proporzione a quelle che riceve. Il mio piccolo, grande mondo e racchiuso in queste quattro mura che odio, perché un amore è fatto anche di pace, è fatto di momenti silenziosi, lattiginosi, come un seno su cui poggiare il capo stanco.
mercoledì 22 agosto 2012
Hands
I miei impulsi mi portano a guardargli le labbra, e non perché la mia carne sia più forte della mente, ma per il motivo esatto contrario. C'è qualcosa in quel suo modo complicato d'essere, che m'affascina. Ha qualcosa nella sua testa che ingrana perfettamente con il mio meccanismo sbagliato di pensare.
Le mie mani vivono di una forza dettata da un'attrazione tutt'altro che sessuale, che a sua volta mi porta a quest'ultima. Non so cosa mi stia succedendo. Non posso, non voglio e non devo affezionarmi. Non ho il diritto né la capacità di voler bene a qualcuno. Conosco bene le conseguenze, e non ho il tempo per l'ennesima delusione.
Eppure ha quelle mani....
Le mie mani vivono di una forza dettata da un'attrazione tutt'altro che sessuale, che a sua volta mi porta a quest'ultima. Non so cosa mi stia succedendo. Non posso, non voglio e non devo affezionarmi. Non ho il diritto né la capacità di voler bene a qualcuno. Conosco bene le conseguenze, e non ho il tempo per l'ennesima delusione.
Eppure ha quelle mani....
Sunrise.
Sai che fa male cercare di toccare i confini?
Lì non ci si arriva con le braccia,
ci si annega col pensiero.
Sono maree d'inchiostro e di
idee a cullarti,
Lì non ci si arriva con le braccia,
ci si annega col pensiero.
Sono maree d'inchiostro e di
idee a cullarti,
a non lasciarti morire nel respiro quotidiano
e troppo concreto.
Sono solo muscoli.
E' solo cuore,
troppo piccolo e fragile per i silenzi.
Ma noi siamo pietre senz'anima,
pietre che ancora si emozionano ad un sole morente.
La bellezza dell'altezza,
del vuoto d'infinito
che ci si porta nel petto
è che ti lascian aver paura.
e troppo concreto.
Sono solo muscoli.
E' solo cuore,
troppo piccolo e fragile per i silenzi.
Ma noi siamo pietre senz'anima,
pietre che ancora si emozionano ad un sole morente.
La bellezza dell'altezza,
del vuoto d'infinito
che ci si porta nel petto
è che ti lascian aver paura.
martedì 21 agosto 2012
I wish I will special.
Sono completamente persa.
Non so più dove sbattere la testa.
Non voglio più tornare lo scheletro di prima, con una gastrite da ubriacone, con la nicotina di venti sigarette nel sangue. Perché dev'essere sempre così? Perché i dolori vengono uno dietro l'altro? Perché il calore mi scivola via dalle mani con la facilità dell'acqua?
C'è qualcosa di perverso dentro di me, e più cerco di tirarmi su, più cado e sfacelo.
Quel fottuto vuoto che si allarga a forza di bracciate e pallottole altrui.
Un vuoto incommensurabile in cui non c'è posto per me.
Diventerò sempre più piccola, insignificante, senza scopo. Diventerò di nuovo L.
In fondo ho sempre saputo di non meritare, di non poter avere altro che me stessa.
lunedì 20 agosto 2012
Trinity pt. 2
Ma che diavolo vuole da me?
Vieni, mi bacia, si mostra intelligente, e se ne va.
E dopo questo spettacolo da baraccone, che pretenderebbe da me?
''Quanto mi piace far finta d'esser presuntuosa;
e mi piace parlare di me e farti male;
e mi piace ricordarmi di ogni lacrima;
e mi piace sentirmi carne senz'anima nelle mani della tua indifferenza''
Trinity
Vieni, mi bacia, si mostra intelligente, e se ne va.
E dopo questo spettacolo da baraccone, che pretenderebbe da me?
''Quanto mi piace far finta d'esser presuntuosa;
e mi piace parlare di me e farti male;
e mi piace ricordarmi di ogni lacrima;
e mi piace sentirmi carne senz'anima nelle mani della tua indifferenza''
Trinity
The smile when you tore me apart. [Angels - Within Temptation]
Oggi sono stata malissimo. Una colica durata ben sei ore mi ha buttata a terra. Sto diventando uno scheletro e non ho più la forza di prendere mio fratello in braccio. Questa casa mi sta stretta, e mi lascia pensare troppo. Mi lascia pensare a Lui, quello che ho amato senza confini o condizioni, quello che si è divertito a trovare tutti i miei punti deboli e lì lasciar marcire il suo cinismo. Mi lascia pensare alla delusione che sono per i miei, perché anche se non lo ammetteranno mai, io so cosa avrebbero voluto. Mi lascia pensare a quante ossa riesca a contarmi addosso perché il mio cuore spezzato vieta al mio stomaco d'aver fame. Mi sento sporca e non riesco quasi a guardarmi allo specchio. C'è chi mi dice che son bella, chi mi guarda il sedere, o le gambe lunghe ed io divento sempre più lurida. Ultimamente frequento un ragazzo. E' intelligente, carino ed ha le mie stesse maniacali passioni. Vorrei tanto potergli toccare qualcosa di più del cazzo duro (non che l'abbia fatto, s'intende). Vorrei tanto potergli raccontare di me e a mia volta sentire di lui, e fare un pezzetto di quella storia qualcosa di mio. Forse la mia parte ancora bambina ci spera e ci crede in qualche modo, ma la testa mi dice di stargli lontana, di lasciar perdere un qualsiasi prototipo di sentimento perché finirò ancora col cuore a pezzi, ancora un pezzo di carne al macello. Dovrei smetterla, almeno per un po', di uscire con gente nuova. Mi rendo sempre più conto di essere incapace di lasciarmi andare. Non le apro più le gambe, come non aprirò più il cuore.
domenica 19 agosto 2012
Differenze.
La sostanziale differenza fra una lacrima ed un taglio è il colore del liquido che lasciamo fuoriuscire, per esprimere un'emozione.
Da poco è passata la notte di S. Lorenzo, ed avrei voluto saper piangere, per lasciar scorrere via col mare l'amarezza. So di essere una persona perennemente triste, ma cosa posso fare se non riesco a trovare un posto solo mio?
Di solito non scrivo così, ma stasera la compostezza grammaticale che tanto amo può andare a farsi benedire. Non è l'amore, non è il mondo, è che 'c'è qualcosa dentro di me, che è sbagliato e non ha limiti'. La sacrosanta veritas che mi porto dietro da sempre. Forse la tristezza, la delusione sono diventate mie caratteristiche fondamentali. Ho visto le stelle cadere e l'unica cosa a cui ho pensato è stata la morte a cui andavano incontro.
Ormai a casa è un inferno. Non voglio ascoltare gli occhi indagatori di mia madre, che puntualmente mi ricordano quante ossa sporgano dalla mia pelle. Odio la taciturna delusione di mio padre. Non sopporto quella casa zeppa di sacrifici. Mi pesa la pelle, il cuore, la testa. Non ricordo più come si ride, come ci si fida dei propri sentimenti, come si sta in piedi senza affanno.
La mia parola preferita ormai è carezza. L'unica cosa di cui mi son resa conto non poter fare a meno, ma Francesca non c'è più con le sue mani impacciate, Maria Pia è ormai un fantasma, mia madre non sa più farmene, dichiarandosi sconfitta, dichiarando me la sua sconfitta. Non riesco più a parlare.
Cerco ancora uno sguardo senza malizia nè curiosità.
giovedì 16 agosto 2012
Di carne e inchiostro il tempo vestirei con le mie dita, e crolli il mondo su di me. [Negramaro - Nella mia tsanza]
''Nella mia stanza io non sento la distanza,
ma se stringi tra le mani la mia voce,
ti accorgi che
tu non senti la distanza.''
ma se stringi tra le mani la mia voce,
ti accorgi che
tu non senti la distanza.''
mercoledì 15 agosto 2012
Avrei preferito cucirti sulla pelle senza anestesia.
Oggi si parlava di ex ragazzi e di rimpianti.
Mi è scesa una lacrima ripensando al primo, vero ''ti amo'' abbia mai pronunciato; anzi, al primo, vero abbia mai sentito. Ricordo il battito accelerato, il leggero rossore sulla mia carnagione olivastra. Ho pianto più per la fine di quell'amore così innocente, e così troppo maturo per quello che eravamo: io, con le mie crisi autodistruttive; lui, con il suo egocentrismo infantile ed il suo egoismo senza termini di paragone. Penso tutt'ora fossimo perfetti l'un per l'altra, ma io ho troppa passione dentro, che andava suicidandosi sotto il peso del suo cinismo. Sento ancora l'odore delle umiliazioni sulla pelle. Le umiliazioni da bambina alle prime armi con la carne e con i veri sentimenti. Ricordo quell'unica volta in cui ho potuto sentire d'aver fatto 'l'amore', quell'unica volta in cui non sono stata una prostituta bambina, senza occhi, senza cuore. Alla fine ho adottato anche io un po' di quella visione cinica e crudele. Sono diventata una persona fredda, poco incline a slanci affettivi, poco incline all'usare parole dal suono dolce. Vorrei saper parlare il tedesco perché è così forte, una lingua con cui potrei anche disegnare la frustrazione per la ragazzina che sono stata.
Eppure sono un essere facile da dimenticare e torturare.
Adesso posso ammettere anche di volermi innamorare, ma non del primo che passa e mi lascia una carezza a mezz'aria. Vorrei una mente con cui poter fare l'amore; carne da mordere; vita da vivere; posti da chiamar casa; sorrisi senza ossessioni; gelosie agrodolci e anche maliziose. Vorrei braccia che mi stringano ad un corpo con cui dividere il poco calore rimasto. Sguardi silenziosi, un amore taciuto e vissuto. Semplice e maturo, comprensivo.
Adesso che ho ammesso la nostalgia per me stessa, ammetto la nostalgia di quel 'lui' unico, e un po' mio.
Di quella me unica e un po' sua.
Non ho molto,
non sono poco.
Ho il nulla,
ma un nulla pieno,
intenso,
amabile,
crudele.
Mi è scesa una lacrima ripensando al primo, vero ''ti amo'' abbia mai pronunciato; anzi, al primo, vero abbia mai sentito. Ricordo il battito accelerato, il leggero rossore sulla mia carnagione olivastra. Ho pianto più per la fine di quell'amore così innocente, e così troppo maturo per quello che eravamo: io, con le mie crisi autodistruttive; lui, con il suo egocentrismo infantile ed il suo egoismo senza termini di paragone. Penso tutt'ora fossimo perfetti l'un per l'altra, ma io ho troppa passione dentro, che andava suicidandosi sotto il peso del suo cinismo. Sento ancora l'odore delle umiliazioni sulla pelle. Le umiliazioni da bambina alle prime armi con la carne e con i veri sentimenti. Ricordo quell'unica volta in cui ho potuto sentire d'aver fatto 'l'amore', quell'unica volta in cui non sono stata una prostituta bambina, senza occhi, senza cuore. Alla fine ho adottato anche io un po' di quella visione cinica e crudele. Sono diventata una persona fredda, poco incline a slanci affettivi, poco incline all'usare parole dal suono dolce. Vorrei saper parlare il tedesco perché è così forte, una lingua con cui potrei anche disegnare la frustrazione per la ragazzina che sono stata.
Eppure sono un essere facile da dimenticare e torturare.
Adesso posso ammettere anche di volermi innamorare, ma non del primo che passa e mi lascia una carezza a mezz'aria. Vorrei una mente con cui poter fare l'amore; carne da mordere; vita da vivere; posti da chiamar casa; sorrisi senza ossessioni; gelosie agrodolci e anche maliziose. Vorrei braccia che mi stringano ad un corpo con cui dividere il poco calore rimasto. Sguardi silenziosi, un amore taciuto e vissuto. Semplice e maturo, comprensivo.
Adesso che ho ammesso la nostalgia per me stessa, ammetto la nostalgia di quel 'lui' unico, e un po' mio.
Di quella me unica e un po' sua.
Non ho molto,
non sono poco.
Ho il nulla,
ma un nulla pieno,
intenso,
amabile,
crudele.
martedì 14 agosto 2012
Matrix revolution.
Basta sognare, Trinity.
Prendi quel dannato telefono e torna alla decadente distruzione del tuo mondo.
Io sono Trinity perché so che questo è tutto un patetico programma mentale.
Io sono Trinity perché spero di avere il mio telefono per scappare, ma ancora non ho avuto il piacere di trovarlo.
''Segui il bianconiglio!''
Il mio lo hanno ammazzato per strada, così sono costretta ad oscillare fra ciò che è e la mia visione di esso e quello che è realmente. Sbatto fra la mia idea delle persone e quello che sono veramente. Sto imparando ad aspettarmi sempre il peggio da tutti, ma c'è ancora quel battito che salta, quella scintilla di gelosia per chi non è ''mio''.
Non ho mai capito questo concetto di possesso. Io non mi sento nemmeno di me stessa, come potrei essere di qualcun altro. Eppure delle volte preferirei abbandonarmi alle decisioni altrui, lasciar stare l'aria da dura che mi sono dovuta costruire e dormire fra braccia attente e sicure.
No, questa non è Trinity. Lei è forte, insicura, battagliera. Io sono una piuma silente sul fondo di una coscienza sporca.
''Mi rimane poco di cui sperare,
tanto di cui campare,
un nulla di cui vivere.''
Prendi quel dannato telefono e torna alla decadente distruzione del tuo mondo.
Io sono Trinity perché so che questo è tutto un patetico programma mentale.
Io sono Trinity perché spero di avere il mio telefono per scappare, ma ancora non ho avuto il piacere di trovarlo.
''Segui il bianconiglio!''
Il mio lo hanno ammazzato per strada, così sono costretta ad oscillare fra ciò che è e la mia visione di esso e quello che è realmente. Sbatto fra la mia idea delle persone e quello che sono veramente. Sto imparando ad aspettarmi sempre il peggio da tutti, ma c'è ancora quel battito che salta, quella scintilla di gelosia per chi non è ''mio''.
Non ho mai capito questo concetto di possesso. Io non mi sento nemmeno di me stessa, come potrei essere di qualcun altro. Eppure delle volte preferirei abbandonarmi alle decisioni altrui, lasciar stare l'aria da dura che mi sono dovuta costruire e dormire fra braccia attente e sicure.
No, questa non è Trinity. Lei è forte, insicura, battagliera. Io sono una piuma silente sul fondo di una coscienza sporca.
''Mi rimane poco di cui sperare,
tanto di cui campare,
un nulla di cui vivere.''
lunedì 13 agosto 2012
Pasta, sugo e salsicce.
In certi giorni il sole diventa meno bastardo. Sono i giorni come questi, che si passano con chi sa far combaciare il proprio vuoto con il tuo, e forse si sente meno solo (un po' lo spero, in realtà).
Non mi interessa molto di chi legge le mie parole, difatti non le rileggo mai nemmeno io, ma ci sono giorni da dover descrivere. Giorni i cui si ha l'obbligo di ricordarsi di vivere, oltre che respirare. Non ci sono eventi particolari, nulla di veramente sensazionale, solo piccole briciole emotive che ci si lascia dietro. Poi ci si volta, e ti rendi conto di non aver pensato né al mondo, che ti rende solo e fottutamente cinico, né ai cocci di cuore che cerchi di incollare per ridargli almeno una forma.
Ho paura. Ho paura di qualsiasi cosa. Ho persino paura di dire che mi piace, che vorrei dargli fiducia, ho paura a fargli una carezza in più. Sono sconosciuta a me stessa, e mi piace farmi male, lo ammetto.
Però oggi non c'era nulla; solo il mare, la sabbia sottile e pasta sugo e salsicce.
Non mi interessa molto di chi legge le mie parole, difatti non le rileggo mai nemmeno io, ma ci sono giorni da dover descrivere. Giorni i cui si ha l'obbligo di ricordarsi di vivere, oltre che respirare. Non ci sono eventi particolari, nulla di veramente sensazionale, solo piccole briciole emotive che ci si lascia dietro. Poi ci si volta, e ti rendi conto di non aver pensato né al mondo, che ti rende solo e fottutamente cinico, né ai cocci di cuore che cerchi di incollare per ridargli almeno una forma.
Ho paura. Ho paura di qualsiasi cosa. Ho persino paura di dire che mi piace, che vorrei dargli fiducia, ho paura a fargli una carezza in più. Sono sconosciuta a me stessa, e mi piace farmi male, lo ammetto.
Però oggi non c'era nulla; solo il mare, la sabbia sottile e pasta sugo e salsicce.
domenica 12 agosto 2012
I'll wait for you there like a S T O N E. [Audioslave]
Non ho mai avuto né troppa fretta di crescere, né troppa voglia di tornare indietro.
Ho sempre accusato la mancanza del senso di pienezza, come se fossi in equilibrio su un dannatissimo filo e qualcuno mi puntasse un cannone contro.
Piume.
I segni dell'angelo che fui,
i graffi dell'uomo che sono costretto ad essere.
Ci sono poche scelte,
c'è poco da ascoltare.
Basta lasciar cadere le membra alla decadenza del vuoto.
Assistere ad un mondo in evoluzione.
chiudere gli occhi,
cadere e marcire.
Avrei voluto sentire la vita nelle vene, il cuore pulsare fino a farsi sentire.
Sono i rami secchi di un albero spento.
Ho visto una stella ieri.
Non ho desiderato nulla, perché tutto è futile se non riesci a sentire.
Vorrei un abbraccio da poter chiamare 'casa'.
lunedì 6 agosto 2012
Presa di coscienza e calci nel culo.
Preferisco la me crudele a quello specchio. Mi sono resa conto, o meglio, sono cresciuta, ed ho visto quanto gli uomini siano incapaci di slanci affettivi e compassionevoli. L'anima? La coscienza? La morale? Non esiste nessun freno all'oggettività del male. Nell'essere umano non esistono controparti in eterna lotta, esiste una matrice primarie che, come un albero al sole, modella a seconda della posizioni in cui la si costringe. Allora perché guardare a tutto con fiducia? Perché auto-infliggersi la sofferenza di continue delusioni?
Abbiamo bisogno dell'amore, ma non lo si può ammettere perché rende deboli, dipendenti.
Abbiamo bisogno ti una carezza dopo il disastro di una giornata, ma preferiamo i graffi.
Abbiamo bisogno di carne contro carne, ma ha solo il sapore del sesso.
C'è vuoto intorno a me.
Preferisco diventar anche io nulla,
mimetizzarmi, insomma.
Abbiamo bisogno dell'amore, ma non lo si può ammettere perché rende deboli, dipendenti.
Abbiamo bisogno ti una carezza dopo il disastro di una giornata, ma preferiamo i graffi.
Abbiamo bisogno di carne contro carne, ma ha solo il sapore del sesso.
C'è vuoto intorno a me.
Preferisco diventar anche io nulla,
mimetizzarmi, insomma.
domenica 5 agosto 2012
''Io sento un vuoto di senso'' [I giorni dell'abbandono]
Alla fine ci sono caduta anche io nel sesso occasionale e mi ha fatto più male di quanto pensassi. Ho il cuore in frantumi. Sono l'ennesima bambolina in balia di un orgasmo. In fondo, come ho già detto, l'amore non è altro che un coito ben riuscito. Sono una diciannovenne troppo sensibile, legata ad immagini amorevoli troppo vere, per non starci male. Anche il tripudio finale mi snobba. Le mie attività nel sud-ombelico sono dettate da quelle fottute scariche cerebrali, che mi ostino a chiamare sentimenti. Sono costretta a sopportare dolore, a ricercare il MIO sguardo fra la gente. Ma quello sguardo non c'è mai: ci sono solo corpi caldi, sinfonie di animi spenti e vogliosi. Una gigantesca macchina sessuale, concepita per il solo piacere fisico. Io voglio di più. Voglio sentirmi come quella sola notte in cui non mi sono sentita umiliata, sotto le tue fredde membra. Voglio provare quella sensazione di vuoto, piacevole annullamento del corpo, sentire un'anima stretta alla mia, soffocarla nel calore, implodere in una lacrima nascosta perché c'è stato qualcosa di mio. Io sono sta qualcosa, qualcuno. Vorrei che un cuore potesse cancellare i limiti che il mio corpo martoriato mi impone. Vorrei poter accarezzare un viso, senza sentirmi distrutta dentro.
Sono macerie e sangue.
'' Voglio un pensiero superficiale
che renda la pelle splendida
senza un finale che faccia male
coi cuori sporchi
e le mani lavate''
[Voglio una pelle splendida - Afterhours]
Sono macerie e sangue.
'' Voglio un pensiero superficiale
che renda la pelle splendida
senza un finale che faccia male
coi cuori sporchi
e le mani lavate''
[Voglio una pelle splendida - Afterhours]
Parole poetiche e bastarde.
Ultimamente scrivo in un modo alieno.
Sono cattiva, volgare. Non mi riconosco più.
Sento il bisogno di piangere,
restare in silenzio, come quando ti osservavo farmi male. Il tuo nome è solo una dolorosa e poeticissima parola. La me cresciuta che sputa sulla me che hai ucciso. Mi invento una dolcezza, che non riesco più ad avere. Non riesco più ad accarezzare un viso.
Il mio è il romantico desiderio di un bacio sentito (to feel).
Sono cattiva, volgare. Non mi riconosco più.
Sento il bisogno di piangere,
restare in silenzio, come quando ti osservavo farmi male. Il tuo nome è solo una dolorosa e poeticissima parola. La me cresciuta che sputa sulla me che hai ucciso. Mi invento una dolcezza, che non riesco più ad avere. Non riesco più ad accarezzare un viso.
Il mio è il romantico desiderio di un bacio sentito (to feel).
sabato 4 agosto 2012
Pugnali inzuccherati.
Forse sarebbero stati pugnali inzuccherati
quelli che abbiamo tentato di piantarci nel cuore,
ma il mio sguardo è troppo amaro per cercarti, bello fra la folla.
I manichini circondano il calore sentimentale della bambina che fui;
tu, troppo imponente per la mia figurina scarna, ti ostini a torturarmi.
Troppo grande,
troppo perfetto ai miei occhi illusi.
Allora fanculo il romanticismo e le figure retoriche,
fanculo i sogni ed i cuori rossi di S. Valentino,
fanculo le carezze, lo sguardo dalle mille parole.
Fanculo solitudine.
Fanculo me, cresciuta sui cocci delle favole.
quelli che abbiamo tentato di piantarci nel cuore,
ma il mio sguardo è troppo amaro per cercarti, bello fra la folla.
I manichini circondano il calore sentimentale della bambina che fui;
tu, troppo imponente per la mia figurina scarna, ti ostini a torturarmi.
Troppo grande,
troppo perfetto ai miei occhi illusi.
Allora fanculo il romanticismo e le figure retoriche,
fanculo i sogni ed i cuori rossi di S. Valentino,
fanculo le carezze, lo sguardo dalle mille parole.
Fanculo solitudine.
Fanculo me, cresciuta sui cocci delle favole.
mercoledì 1 agosto 2012
Contraccettivi.
In pochi mesi, le poche certezze che avevo sono crollate.
La polvere di queste macerie mi è entrata nei polmoni.
Così, annaspo.
Credevo nel valore dell'amicizia, quella vera e duratura, quella che non conosce confini geografici, ma non avevo preso in considerazione un limite ben più superficiale, a cui ancora non so dare nome. Questi due mesi hanno preteso da me molto più di quanto il tempo, fino ad ora, abbia mai fatto.
Mi hanno tolto ogni appiglio: amore, amicizia, famiglia.
Mi hanno tolto le poche cose che mi rendevano una bambina ancora in grado di sognare. Preferisco il mero cinismo, la trombata occasionale con la vita; preferisco la solitudine auto-inflitta a quella costretta.
Il cuore non è un muscolo, è sentimento.
Frantumato, si sparge sui cocci dell' effimera esistenza,
e resta solo orgasmo.
La polvere di queste macerie mi è entrata nei polmoni.
Così, annaspo.
Credevo nel valore dell'amicizia, quella vera e duratura, quella che non conosce confini geografici, ma non avevo preso in considerazione un limite ben più superficiale, a cui ancora non so dare nome. Questi due mesi hanno preteso da me molto più di quanto il tempo, fino ad ora, abbia mai fatto.
Mi hanno tolto ogni appiglio: amore, amicizia, famiglia.
Mi hanno tolto le poche cose che mi rendevano una bambina ancora in grado di sognare. Preferisco il mero cinismo, la trombata occasionale con la vita; preferisco la solitudine auto-inflitta a quella costretta.
Il cuore non è un muscolo, è sentimento.
Frantumato, si sparge sui cocci dell' effimera esistenza,
e resta solo orgasmo.
giovedì 26 luglio 2012
Maiali e rose bianche.
Con 'Creep' dei Radiohead nelle orecchie, mi cade una lacrima di tristezza.
Tristezza per te ragazzo, che a ventitrè anni mi dici porcate su facebook.
Tristezza per me stessa, che a diciannove anni sto perdendo la speranza che riponevo nel valore dei sentimenti. Guardo i miei genitori. Venticinque anni, mai un cedimento, mai una carezza mancata. Non sono la coppia perfetta dei film, ma c'è rispetto, c'è ancora lo sguardo innamorato. Io, piccola ragazzina che sogna, li guardo e quasi provo invidia. Vorrei tanto poter credere nel bacio fiducioso ed imbarazzato; vorrei poter credere nel fiore a S. Valentino; vorrei poter credere ai piccoli, insignificanti gesti che fanno bello qualsiasi momento. Vivo in un mondo maiale. Si, un mondo in cui tutto il banale è sottomesso alla fabbrica del sesso. SESSO. SESSO. SESSO. E' tutto ciò che esiste ed io sto iniziando ad odiarlo. Odio lo sguardo invadente dei ragazzi, odio gli abiti attillati, odio il concetto perverso d'amore che mi bombarda le orecchie, la carne.
Questo sono: un pezzo di carne da macello.
Come ho già scritto una volta: lascio il corpo ai pragmatici. Io preferisco il cuore.
[Lisa]
martedì 24 luglio 2012
Annegando in un mare di tagli.
Dove potrei mai trovare un briciolo di libertà?
C'è solo rabbia e veleno in queste mie vene.
Il mio cuore perde battiti, ed io non so più dove fuggire.
C'è una solitudine bastarda che mi perseguita, ed una gabbia infame che non mi lascia volare.
Io sono la rondine che tanto ammiro al mattino, ma mi stanno abbandonando anche i sogni. Tutto è così vero e doloroso. Ogni granello di vita scivola silenzioso sul mio cuore che non ha più forza di respirare. Ho un'anima stanca, sono un contenitore troppo stretto. Porto mille fardelli invisibili, trascinati da occhi tristi e troppo chiari per poter nascondere quello che sono: un dolore, una sconfitta.
Imploro un po' di pace, l'annullamento dei sensi.
Preferisco la mia sigaretta, i litri di alcool, nascosti agli occhi di chi mi conosce. Preferisco la solitudine che mi impongo, a quella a cui mi costringono.
Io non cresco.
Io resto insignificante.
Ho bisogno di respirare.
C'è solo rabbia e veleno in queste mie vene.
Il mio cuore perde battiti, ed io non so più dove fuggire.
C'è una solitudine bastarda che mi perseguita, ed una gabbia infame che non mi lascia volare.
Io sono la rondine che tanto ammiro al mattino, ma mi stanno abbandonando anche i sogni. Tutto è così vero e doloroso. Ogni granello di vita scivola silenzioso sul mio cuore che non ha più forza di respirare. Ho un'anima stanca, sono un contenitore troppo stretto. Porto mille fardelli invisibili, trascinati da occhi tristi e troppo chiari per poter nascondere quello che sono: un dolore, una sconfitta.
Imploro un po' di pace, l'annullamento dei sensi.
Preferisco la mia sigaretta, i litri di alcool, nascosti agli occhi di chi mi conosce. Preferisco la solitudine che mi impongo, a quella a cui mi costringono.
Io non cresco.
Io resto insignificante.
Ho bisogno di respirare.
martedì 17 luglio 2012
I was looking for a breath of life For a little touch of heavenly light But all the choirs in my head say, no [Florence + The machine]
La primavera nel cuore è dolore,
è gioia.
E' tornare a casa e vedere il sorriso stanco e sacrificato di una madre.
E' abbracciare un amico in silenzio.
E' piangere al buio perché i tuoi sono dolori stantii.
E' vedere tuo fratello cadere e rialzarsi, aggrappato alla tua mano.
La primavera che io mi porto nel cuore è la vita che cerco di vivere, che pretendo di scegliere,
contro cui combatto, che ogni giorno difendo.
è gioia.
E' tornare a casa e vedere il sorriso stanco e sacrificato di una madre.
E' abbracciare un amico in silenzio.
E' piangere al buio perché i tuoi sono dolori stantii.
E' vedere tuo fratello cadere e rialzarsi, aggrappato alla tua mano.
La primavera che io mi porto nel cuore è la vita che cerco di vivere, che pretendo di scegliere,
contro cui combatto, che ogni giorno difendo.
Un bacio sporco sa spogliarmi il cuore dagli incubi [Afterhours - La vedova bianca]
C'è una rabbia dentro di me, che non trova più sfogo in una sigaretta,
o nei baci sporchi d'ipocrisia.
Siamo esseri creati per complicare ogni singolo momento della propria esistenza.
Vivisezioniamo ogni secondo pur di trovare il difetto, che rende la nostra vita diversa da un film.
Ma cosa diavolo è la vita?
Un cumulo di scelte, un destino a cui ci predisponiamo nel momento stesso in cui sappiamo di poter ragionare.
Dove finisce tutta il raziocino quando si parla di cuore?
Un muscolo involontario e dannatamente bastardo, che pretende e non dà mai nulla in cambio.
Siamo pezzi di carne, cinici, presuntuosi ed ignoranti.
o nei baci sporchi d'ipocrisia.
Siamo esseri creati per complicare ogni singolo momento della propria esistenza.
Vivisezioniamo ogni secondo pur di trovare il difetto, che rende la nostra vita diversa da un film.
Ma cosa diavolo è la vita?
Un cumulo di scelte, un destino a cui ci predisponiamo nel momento stesso in cui sappiamo di poter ragionare.
Dove finisce tutta il raziocino quando si parla di cuore?
Un muscolo involontario e dannatamente bastardo, che pretende e non dà mai nulla in cambio.
Siamo pezzi di carne, cinici, presuntuosi ed ignoranti.
martedì 10 luglio 2012
E c'era come un rumor di vetro infranto Ed una sensazione di allegria sommaria. [Novembre - Memoria stoica/vetro]
Perché mi fa così male portarmi questo contenitore dietro? Il mio corpo è un fardello, un mostro sadico che mi tortura ogni giorno. Chiedo venia alla natura. Lasciami godere della mia età, lasciami almeno sognare la bellezza, perché nel mondo in cui vivo quel concetto così superficiale dà serenità, dà sicurezza e stabilità.
I limiti che m'impone questa carne che sono, mi tagliano il respiro, mi costringono ad un'inquisizione quotidiana. Vorrei avere il coraggio di tornare al mio nascondiglio fatto di musica e sguardi tristi. La plastica di queste bambole che mi sfilano davanti, mi uccide.Questo è il mio dicembre.
Questo è l'inverno che porto nel cuore. Vorrei tanto poter controllare i meccanismi che mi compongono, poter sostituire quelli difettosi, avere la possibilità di abbandonarmi ad uno sguardo che mi si posa sul viso. Il mio è la deformità che tutti temono. Che stupida ragazzina è questa. Una piccola testolina con una mente stupida e troppo ingombrante. Quanto vorrei una notte per poter sognare. Sono così piccola, perché mi hanno strappato anche questo? Cosa c'è di così bello in questa costante tensione che mi fa tremare?
Non ho bisogno di lacrime.
Ho bisogno di cecità.
I limiti che m'impone questa carne che sono, mi tagliano il respiro, mi costringono ad un'inquisizione quotidiana. Vorrei avere il coraggio di tornare al mio nascondiglio fatto di musica e sguardi tristi. La plastica di queste bambole che mi sfilano davanti, mi uccide.Questo è il mio dicembre.
Questo è l'inverno che porto nel cuore. Vorrei tanto poter controllare i meccanismi che mi compongono, poter sostituire quelli difettosi, avere la possibilità di abbandonarmi ad uno sguardo che mi si posa sul viso. Il mio è la deformità che tutti temono. Che stupida ragazzina è questa. Una piccola testolina con una mente stupida e troppo ingombrante. Quanto vorrei una notte per poter sognare. Sono così piccola, perché mi hanno strappato anche questo? Cosa c'è di così bello in questa costante tensione che mi fa tremare?
Non ho bisogno di lacrime.
Ho bisogno di cecità.
domenica 8 luglio 2012
Una stella per ogni rondine.
Odio la notte.
Non c'è frenesia.
Taglia il respiro, per lasciare che ogni energia affluisca alla mente. Sono completamente occupata da una romantica e tragica voglia di sentirmi, di sentire l'intero mondo sfiorarmi la pelle.
Io sono una gabbia di cristallo ed acciaio. Io non provo dolore, sono il riflesso di sentimenti. Quelli con cui sporco i fogli. Visto? Sono romantica, appassionata, contraddittoria, egocentrica, straziata.
Sono la rondine nei cieli cobalto. Ma adesso è notte, e la rondine osserva il buio dei suoi sogni, mentre io osservo me stessa al di fuori della mia coscienza.
Eccoli i miei pensieri: contorsionisti di un sadico circo.
Amo farmi male.
[Ti confesso il segreto che portan dietro i miei occhi tristi:
quello che vedi è solo anima ed inchiostro.
-Sai qual'è la cosa bella dell'altezza?
-Quale?
-Che ti lascia aver paura.]
Non c'è frenesia.
Taglia il respiro, per lasciare che ogni energia affluisca alla mente. Sono completamente occupata da una romantica e tragica voglia di sentirmi, di sentire l'intero mondo sfiorarmi la pelle.
Io sono una gabbia di cristallo ed acciaio. Io non provo dolore, sono il riflesso di sentimenti. Quelli con cui sporco i fogli. Visto? Sono romantica, appassionata, contraddittoria, egocentrica, straziata.
Sono la rondine nei cieli cobalto. Ma adesso è notte, e la rondine osserva il buio dei suoi sogni, mentre io osservo me stessa al di fuori della mia coscienza.
Eccoli i miei pensieri: contorsionisti di un sadico circo.
Amo farmi male.
[Ti confesso il segreto che portan dietro i miei occhi tristi:
quello che vedi è solo anima ed inchiostro.
-Sai qual'è la cosa bella dell'altezza?
-Quale?
-Che ti lascia aver paura.]
giovedì 5 luglio 2012
Candida e bestiale.
Da poco ho conosciuto una persona.
E' una gioia vederla ridere, visto quanto pesa porta nel sangue.
Il cuore prende direzioni distruttive e meravigliose.
Per quanto un battito possa essere terrificante, ti lascia sempre quella sensazione di vitalità.
Eppure di vita ce n'è poca nei suoi occhi, ma ti lascia dentro un sorriso coraggioso, la voglia di battere i pugni sul mondo per ricordargli che esisti.
Vuole restare, ed io, ignorante ed insignificante, vorrei dargli briciole di cui potersi nutrire.
Per dargli possibilità.
Perché possa disobbedire alla consuetudine della morte.
-La chiave della felicità è la disobbedienza-
[Quello che non c'è - Afterhours]
E' una gioia vederla ridere, visto quanto pesa porta nel sangue.
Il cuore prende direzioni distruttive e meravigliose.
Per quanto un battito possa essere terrificante, ti lascia sempre quella sensazione di vitalità.
Eppure di vita ce n'è poca nei suoi occhi, ma ti lascia dentro un sorriso coraggioso, la voglia di battere i pugni sul mondo per ricordargli che esisti.
Vuole restare, ed io, ignorante ed insignificante, vorrei dargli briciole di cui potersi nutrire.
Per dargli possibilità.
Perché possa disobbedire alla consuetudine della morte.
-La chiave della felicità è la disobbedienza-
[Quello che non c'è - Afterhours]
Iris.
Come quel fiore a cui hanno dedicato quella canzone,
una delle tante che ti lasciano chiudere a riccio, per poter scoppiare dentro.
Adesso appassisco. Rinasco al mattino, coi raggi di un sole prepotente. Ricordo un sorriso, ricordo di saper ricordare. Richiudo i petali e mi arrendo alla sterilità della mia solitudine. La danza convulsa a cui mi costringe il vento, mi risveglia dal mio torbido sogno di morte. Quanta vita ho ancora da spendere? Eppure amo guardare il cielo tramontarmi sulla pelle. Eppure amavo le tue mani tramontare sulle mie nudità.
Sono un fiore.
Scoppio in mezzo alle tue mani incuranti.
Adesso resto a cullarmi fra notti senza stelle e mancanze sbiadite.
-Fumo un'altra sigaretta perché è facile buttarsi via.
Respiro e scrivo.-
[Piangi Roma - Baustelle ft Valeria Golino]
una delle tante che ti lasciano chiudere a riccio, per poter scoppiare dentro.
Adesso appassisco. Rinasco al mattino, coi raggi di un sole prepotente. Ricordo un sorriso, ricordo di saper ricordare. Richiudo i petali e mi arrendo alla sterilità della mia solitudine. La danza convulsa a cui mi costringe il vento, mi risveglia dal mio torbido sogno di morte. Quanta vita ho ancora da spendere? Eppure amo guardare il cielo tramontarmi sulla pelle. Eppure amavo le tue mani tramontare sulle mie nudità.
Sono un fiore.
Scoppio in mezzo alle tue mani incuranti.
Adesso resto a cullarmi fra notti senza stelle e mancanze sbiadite.
-Fumo un'altra sigaretta perché è facile buttarsi via.
Respiro e scrivo.-
[Piangi Roma - Baustelle ft Valeria Golino]
martedì 3 luglio 2012
Veleni che portan vita.
Avrei bisogno di tornare alla mia quotidiana tortura.
La mia normalità è qualcosa di lacerante,
una corda di chitarra stretta alla gola.
Non soffoca,
ma taglia lentamente.
Sono una creatura alla ricerca costante di un punto fisso,
qualcosa su cui focalizzare ogni sua mania, e scaricare le energie per proclamarsi stanca. E' un processo di nascita e morte. Non c'è crescita perché tutto è statico, immutabile. Si soffre, si muore. Si rinasce al mattino, al primo respiro che ti ricorda di dover esistere un giorno in più.
No, non sto parlando di morte fisica, ma della morte che ti strazia il cuore e ti costringe a vivere per poter sentire tutto il vuoto.
Tutto questo veleno non m'appartiene. Lo sputo su questi fogli virtuali, pur di non trasformarmi nello stesso coltello che mi ferirebbe.
Queste sono le guerre che dichiaro a me stessa ogni giorno, e come quelle vere; quelle combattute, non hanno un senso.
La mia normalità è qualcosa di lacerante,
una corda di chitarra stretta alla gola.
Non soffoca,
ma taglia lentamente.
Sono una creatura alla ricerca costante di un punto fisso,
qualcosa su cui focalizzare ogni sua mania, e scaricare le energie per proclamarsi stanca. E' un processo di nascita e morte. Non c'è crescita perché tutto è statico, immutabile. Si soffre, si muore. Si rinasce al mattino, al primo respiro che ti ricorda di dover esistere un giorno in più.
No, non sto parlando di morte fisica, ma della morte che ti strazia il cuore e ti costringe a vivere per poter sentire tutto il vuoto.
Tutto questo veleno non m'appartiene. Lo sputo su questi fogli virtuali, pur di non trasformarmi nello stesso coltello che mi ferirebbe.
Queste sono le guerre che dichiaro a me stessa ogni giorno, e come quelle vere; quelle combattute, non hanno un senso.
lunedì 2 luglio 2012
Andata senza mai ritorno.
Sono tornata.
Un po' perché è tornato il pc, più nuovo di prima, un po' da me stessa.
Mi ero persa in quell'amore ossessivo che è nei tuoi occhi, che mi porta il tuo profumo.
Ero disposta a tornare, a riaverti vicino, ma sono stata messa da parte.
Non sono caduta,
come non sono cadute nuove lacrime.
Nessun cuore spezzato, nessun dolore lacerante.
Mi è rimasta solo la più forte convinzione che tu sia il cinico ed io la tenera sognatrice di sempre.
La tenera sognatrice uscita dal suo incubo.
-Il battito d'ali di una farfalla scatena un uragano dall'altra parte del mondo-
Teoria del caos
Un po' perché è tornato il pc, più nuovo di prima, un po' da me stessa.
Mi ero persa in quell'amore ossessivo che è nei tuoi occhi, che mi porta il tuo profumo.
Ero disposta a tornare, a riaverti vicino, ma sono stata messa da parte.
Non sono caduta,
come non sono cadute nuove lacrime.
Nessun cuore spezzato, nessun dolore lacerante.
Mi è rimasta solo la più forte convinzione che tu sia il cinico ed io la tenera sognatrice di sempre.
La tenera sognatrice uscita dal suo incubo.
-Il battito d'ali di una farfalla scatena un uragano dall'altra parte del mondo-
Teoria del caos
giovedì 14 giugno 2012
Non è poetico osservare le stelle e pensare che sono una foto ingiallita, figlie di un tempo relativo.
Un tempo che le lascia morire fra strazi ed implosioni;
che lascia appesi al cielo ricordi insignificanti?
Non sono poetici i miei occhi
che si abituano a vedermi sanguinare sui tuoi cocci?
che lascia appesi al cielo ricordi insignificanti?
Non sono poetici i miei occhi
che si abituano a vedermi sanguinare sui tuoi cocci?
martedì 12 giugno 2012
Adesso posso solo provare ad odiarti.
Mi dicono che adesso le tue priorità sono l'esame di stato, costruirti una vita nuova.
Avrebbero dovuto essere le stesse.
Avremmo dovuto festeggiare la nostra ultima estate insieme.
L'unica cosa che riesco a fare è contare le delusioni che mi hai dato. Sto provando ad odiarti, a cancellare ogni briciola di te. Come ho fatto con E., come ho fatto con D.
Sapessi quanto sono stanca. Sapessi quanto mi ha fatto male scoprire che per te ero un peso.
Sei più superficiale di quanto mai avrei potuto immaginare.
Avrebbero dovuto essere le stesse.
Avremmo dovuto festeggiare la nostra ultima estate insieme.
L'unica cosa che riesco a fare è contare le delusioni che mi hai dato. Sto provando ad odiarti, a cancellare ogni briciola di te. Come ho fatto con E., come ho fatto con D.
Sapessi quanto sono stanca. Sapessi quanto mi ha fatto male scoprire che per te ero un peso.
Sei più superficiale di quanto mai avrei potuto immaginare.
mercoledì 6 giugno 2012
Finale simulato.
I finali non sono tristi.
I finali sono una certezza.
Non so nemmeno in quale punto mi faccia davvero male.
E' come se essere troppo stanchi ti impedisse di stenderti sulle tue spine, a soffrire in silenzio e riposare.
Mi chiedo perché tutti e tutto dimentichino così facilmente. La mia mente inchioda ogni singola sensazione, l'una sull'altra. Pareti fitte di amori, delusioni, indifferenza, lontananze. Qualche giorno fa ne ho aggiunta un'altra. Credevo fosse difficile dimenticarsi di me, perché c'era chi sapeva io fossi davvero. Non è così. Tutto diventa ricordo effimero e scivola sulla pelle, oceano sul deserto. Eppure, ad ogni dolore ho reagito con lacrime e perdoni. Qual'è la scala dei valori nelle delusioni? Come si sovrappongono due cuori? Quale lingua parlare quando si diventa invisibile, microscopica, inutile?
Il tempo ci cambia. Ci rende sterili e freddi, ma io forse sono ancora troppo bambina; troppo impegnata a contare i sentimenti che compongono le persone; troppo spaventata da chilometri di vuoto in due centimetri di spazio; troppo avvezza a guardare le spalle più che gli occhi.
Lei se n'è andata, stessa strada di altri mille. Lei non era mille.
Ormai non ha più importanza.
I finali non sono tristi.
I finali sono le mie certezze.
Fine.
I finali sono una certezza.
Non so nemmeno in quale punto mi faccia davvero male.
E' come se essere troppo stanchi ti impedisse di stenderti sulle tue spine, a soffrire in silenzio e riposare.
Mi chiedo perché tutti e tutto dimentichino così facilmente. La mia mente inchioda ogni singola sensazione, l'una sull'altra. Pareti fitte di amori, delusioni, indifferenza, lontananze. Qualche giorno fa ne ho aggiunta un'altra. Credevo fosse difficile dimenticarsi di me, perché c'era chi sapeva io fossi davvero. Non è così. Tutto diventa ricordo effimero e scivola sulla pelle, oceano sul deserto. Eppure, ad ogni dolore ho reagito con lacrime e perdoni. Qual'è la scala dei valori nelle delusioni? Come si sovrappongono due cuori? Quale lingua parlare quando si diventa invisibile, microscopica, inutile?
Il tempo ci cambia. Ci rende sterili e freddi, ma io forse sono ancora troppo bambina; troppo impegnata a contare i sentimenti che compongono le persone; troppo spaventata da chilometri di vuoto in due centimetri di spazio; troppo avvezza a guardare le spalle più che gli occhi.
Lei se n'è andata, stessa strada di altri mille. Lei non era mille.
Ormai non ha più importanza.
I finali non sono tristi.
I finali sono le mie certezze.
Fine.
sabato 2 giugno 2012
http://youtu.be/5g1-V9E98Hs
Da stupida ragazzina quale sono, soffro.
Sbatto le mie ali impazzite perché la mia fottuta età inizia a complicare le cose.
Non rivoglio l'innocenza. Non rivoglio l'ingenuità.
Ormai ho le mani sporche di un mondo che forse avrei potuto aspettare a scoprire.
Adesso non esiste più l'amore infantile, e a pensarci bene, non è mai davvero esistito dentro di me.
Sbatto le mie ali impazzite perché la mia fottuta età inizia a complicare le cose.
Non rivoglio l'innocenza. Non rivoglio l'ingenuità.
Ormai ho le mani sporche di un mondo che forse avrei potuto aspettare a scoprire.
Adesso non esiste più l'amore infantile, e a pensarci bene, non è mai davvero esistito dentro di me.
venerdì 1 giugno 2012
La mia mostruosità segna la nostra impotenza.
I sorrisi che taglian
nuvole cariche di sogni.
Non ci sono serpenti
fra le loro mani,
solo sussurri di tempo.
Lascia un po' di sè
in tutto ciò che la tocca.
Si consuma,
resta un guscio.
Ignobile malinconia
di un'anima spenta.
Non ci sono oblii che
reggano il peso
di quel vuoto.
Gli amori senza spine,
le invidie inconfessabili,
il desiderio di materia ed orgasmo.
martedì 29 maggio 2012
Lividi delimitati dai miei limiti.
Stavolta non ho pianto.
Mi sono detta ''è solo l'ennesima mancanza'', un oceano che scivola sul deserto e lo ricopre. Qualcosa di catastrofico c'è dentro di me, ma non lascia tracce, o meglio riesce a non farsi vedere.
Stavo seduta, a recitare a menadito il mio copione da bambola sterile ed indifferente, e guardavo il mondo scorrere. Miriadi di gocce sulla pelle, schegge che tagliano.
E' carne e lividi.
Limiti invalicabili di lacrime perse.
Nessun dolore è meritevole.
Ci son solo maschere e copioni,
e attori,
e Romeo senza amore,
e Giulietta senza coraggio.
Mi sono detta ''è solo l'ennesima mancanza'', un oceano che scivola sul deserto e lo ricopre. Qualcosa di catastrofico c'è dentro di me, ma non lascia tracce, o meglio riesce a non farsi vedere.
Stavo seduta, a recitare a menadito il mio copione da bambola sterile ed indifferente, e guardavo il mondo scorrere. Miriadi di gocce sulla pelle, schegge che tagliano.
E' carne e lividi.
Limiti invalicabili di lacrime perse.
Nessun dolore è meritevole.
Ci son solo maschere e copioni,
e attori,
e Romeo senza amore,
e Giulietta senza coraggio.
domenica 27 maggio 2012
Deliri di coscienza.
Non c'è differenza fra ''sesso'' e ''amore''.
E' tutta una questione di impegni, di tempo, di carne e piacere.
L'amore si può racchiudere in un coito ben riuscito, nè più nè meno.
Questo non è cinismo, è il punto di vista di un cuore stanco. Non ho mai sognato i ''per sempre'' da ''via col vento'', ho desiderato un abbraccio, il mio fiore preferito al mio compleanno, uno sguardo che potesse raccontare una storia.
Non esiste tutto questo. E' frutto di una perversa immaginazione, che costringe noi ragazze a sviluppare un certo senso di dolcezza, e i ragazzi a diventare troppo complicati per capire noi. E' vera la leggenda metropolitana che ci definisce lunatiche, spocchiose, appiccicose, romantiche; ma mi permetterei di aggiungere che il sesso ''dominante'' non è granchè da meno. Tutti pronti a pensare al futuro, terrorizzati da quel dannatissimo ''per sempre'', dal confronto con qualcuno che non sia il suddetto che penzola fra i loro arti interiori.
-Sto sfociando nell'acidità, e ne sono ben consapevole.-
-Un po' di solitudine farebbe bene alle mie mani, stanche di cercarti e trovarti arido.-
E' tutta una questione di impegni, di tempo, di carne e piacere.
L'amore si può racchiudere in un coito ben riuscito, nè più nè meno.
Questo non è cinismo, è il punto di vista di un cuore stanco. Non ho mai sognato i ''per sempre'' da ''via col vento'', ho desiderato un abbraccio, il mio fiore preferito al mio compleanno, uno sguardo che potesse raccontare una storia.
Non esiste tutto questo. E' frutto di una perversa immaginazione, che costringe noi ragazze a sviluppare un certo senso di dolcezza, e i ragazzi a diventare troppo complicati per capire noi. E' vera la leggenda metropolitana che ci definisce lunatiche, spocchiose, appiccicose, romantiche; ma mi permetterei di aggiungere che il sesso ''dominante'' non è granchè da meno. Tutti pronti a pensare al futuro, terrorizzati da quel dannatissimo ''per sempre'', dal confronto con qualcuno che non sia il suddetto che penzola fra i loro arti interiori.
-Sto sfociando nell'acidità, e ne sono ben consapevole.-
-Un po' di solitudine farebbe bene alle mie mani, stanche di cercarti e trovarti arido.-
mercoledì 23 maggio 2012
''Dimmi qual è il meccanismo che è rotto; dammi un ricambio perfetto così la smetto la smetto di riflettere, di ragionare, di cercare di capire, il senso delle cose'' (Io, Carlo - L'ego)
Si ha bisogno di sicurezze nella monotona quotidianità.
Si balla su un'onda infinita di storie da dover ascoltare, da non poter raccontare, infiniti silenzi, immeritate assenze. Si ha bisogno della propria ancora, o si finisce stesi sul fondo dell'oceano, ad osservare le navi; a chiedersi chi ci sia su quel ponte e quale sia la sua di storia.
Si cerca perennemente un abbraccio.
Si cerca sincera meschinità, perché il falso ci lascia al sicuro nell'indifferenza del tempo che passa e calcifica ogni finta verità.
I giri di parole fanno per quelli come me, che non si sanno raccontare.
Io spreco tempo a guardare il cielo.
Qui tutto ha dimensioni mostruose e iperboliche per il suo effettivo valore.
Non so far altro che impugnare una penna, vigliaccamente scagliarla contro me stessa. Sentire dolore, continuare a desiderare momenti atarassici, morti un po' meno apparenti, certezze che non riuscirò mai ad avere.
Incontro persone, o meglio loro incontrano me, ma mi attraversano.
Sono una spiaggia insignificante che dà riparo, ma non trova il suo mare.
Non è amore, è solo sentimento di libertà.
Semplice distacco da tutta questa terra che mi rende dannatamente sola e con troppi confini.
Sono un'inguaribile egoista;
una fottuta altruista;
una sognatrice senza occhi;
un coltello senza filo;
un'incoerenza fin troppo veritiera.
Mi sento troppo, e vorrei sentirmi ancora; consumarmi una volta per tutte.
Avere la certezza che questa sia l'ultimo dei miei infiniti fallaci.
Si balla su un'onda infinita di storie da dover ascoltare, da non poter raccontare, infiniti silenzi, immeritate assenze. Si ha bisogno della propria ancora, o si finisce stesi sul fondo dell'oceano, ad osservare le navi; a chiedersi chi ci sia su quel ponte e quale sia la sua di storia.
Si cerca perennemente un abbraccio.
Si cerca sincera meschinità, perché il falso ci lascia al sicuro nell'indifferenza del tempo che passa e calcifica ogni finta verità.
I giri di parole fanno per quelli come me, che non si sanno raccontare.
Io spreco tempo a guardare il cielo.
Qui tutto ha dimensioni mostruose e iperboliche per il suo effettivo valore.
Non so far altro che impugnare una penna, vigliaccamente scagliarla contro me stessa. Sentire dolore, continuare a desiderare momenti atarassici, morti un po' meno apparenti, certezze che non riuscirò mai ad avere.
Incontro persone, o meglio loro incontrano me, ma mi attraversano.
Sono una spiaggia insignificante che dà riparo, ma non trova il suo mare.
Non è amore, è solo sentimento di libertà.
Semplice distacco da tutta questa terra che mi rende dannatamente sola e con troppi confini.
Sono un'inguaribile egoista;
una fottuta altruista;
una sognatrice senza occhi;
un coltello senza filo;
un'incoerenza fin troppo veritiera.
Mi sento troppo, e vorrei sentirmi ancora; consumarmi una volta per tutte.
Avere la certezza che questa sia l'ultimo dei miei infiniti fallaci.
martedì 22 maggio 2012
sabato 19 maggio 2012
Banali concezioni.
Cos'è la banalità?
Il volersi sentire a casa fra le braccia di chi si crede -o spera- di amare, lo si può definire banale?
Sono seduta di nuovo davanti uno schermo freddo e senz'anima, che se da una parte non mi giudica, dall'altra mi rende ancora più sola. Lascia più spazio ai miei depravati pensieri di distruggere la mia mente difettosa. Dovrebbe esser collegata ad un muscolo cavo, che avrebbe la possibilità di sostituire ogni ingranaggio impertinente e dubbioso, ma a quanto pare, ha perso ogni forza. Si sente mediocre, ma non ancora banale.
Eppure desidera banalità quali un fiore, un bacio, un'attenzione che lo renda speciale.
Ripeto; cos'è la banalità?
Sulla mia faccia nessuno ne riconosce, eppure io me la sento addosso come il velo pietoso da stendere su ogni fallimento. Sono stanca del mio fardello di ''profondità''. Non voglio il complicato, eppure è l'unico che merito. Le lacrime che raccontano storie, mani che percorrono il mio corpo stanco, sofferenze senza motivi d'esistere, che restano lì a torturarmi pur di non lasciarmi respirare.
mercoledì 16 maggio 2012
Io non ne ho più di forze. Ho solo un vuoto in mezzo al cuore e dei segni sulla braccia.
Non c'è un confine fra pelle ed anima.
Mentre l'una si squarcia,
l'altra fuoriesce e si distende per trovare peso e materia.
Per trovare forma.
E' un infinito crudele,
strazia la mente, che non può capirlo;
stringe il cuore, che non può sentirlo.
Sono le libertà negate a stringere il coltello,
e le consapevolezze a premerlo sulla carne.
Lasciano spazi precisi in cui ritrovarsi.
Troppo piccoli per poterli abitare,
enormi e spaventosi baratri in cui annegare.
Non ci sono più vertigini,
non c'è paura, nè ''se''.
C'è che mi sono persa.
C'è che sono stanca e consunta.
Mentre l'una si squarcia,
l'altra fuoriesce e si distende per trovare peso e materia.
Per trovare forma.
E' un infinito crudele,
strazia la mente, che non può capirlo;
stringe il cuore, che non può sentirlo.
Sono le libertà negate a stringere il coltello,
e le consapevolezze a premerlo sulla carne.
Lasciano spazi precisi in cui ritrovarsi.
Troppo piccoli per poterli abitare,
enormi e spaventosi baratri in cui annegare.
Non ci sono più vertigini,
non c'è paura, nè ''se''.
C'è che mi sono persa.
C'è che sono stanca e consunta.
giovedì 10 maggio 2012
E' una di quelle sere.
Non ho molto da dire, e ancor meno da scrivere. La cosa mi risulta anomala: sono logorroica, ripetitiva, sfiancante, ma ho bisogno di scrivere qualcosa, altrimenti non riesco a restare collegata alla me pensante.
Sono riuscita ad uccidermi così tante di quelle volte, che a volte dimentico di non esser morta per quelli che vedono il mio guscio scarno.
Divento invisibile a me stessa, insomma. E' un orgasmo dell'anima, ma se resto troppo tempo ferma in quel baratro, non so più come risalirne, lasciando morire anche i miei respiri.
E' così bello il sole mattutino. Gelido e luminoso. Oggi sono rimasta a guardarlo incantata, mentre cercavo di ritrovare autocontrollo. Ho un piccolo demonio dentro la mia testa che, di tanto in tanto, si diverte a tagliare i fili che collegano mente e cuore, e a lasciarmi lì, boccheggiante, in balia dei mei istinti.
Sapeste quanto sono bella in quei momenti: brillo coperta di lacrime, e sanguino saliva e rabbia.
L'alba ha qualcosa di terrificante in se.
Ti fa rinascere, ma con troppe consapevolezze per essere un neonato. Senti già il mondo sfiorarti la pelle.
Il sole si affatica ad occupare il cielo; a svegliare i pensieri.
I miei son già stanchi. Mi lascio cullare dal bacio insensibile delle mattonelle ed osservo. Aspetto il mio piccolo momento d'infinito.
Eccolo.
Può durare solo il tempo di un sorriso, poi torno a prendermi a pugni. Torno in quella stanza troppo grande per la mia voce e troppo piena per la mia testa.
Non ho molto da dire, e ancor meno da scrivere. La cosa mi risulta anomala: sono logorroica, ripetitiva, sfiancante, ma ho bisogno di scrivere qualcosa, altrimenti non riesco a restare collegata alla me pensante.
Sono riuscita ad uccidermi così tante di quelle volte, che a volte dimentico di non esser morta per quelli che vedono il mio guscio scarno.
Divento invisibile a me stessa, insomma. E' un orgasmo dell'anima, ma se resto troppo tempo ferma in quel baratro, non so più come risalirne, lasciando morire anche i miei respiri.
E' così bello il sole mattutino. Gelido e luminoso. Oggi sono rimasta a guardarlo incantata, mentre cercavo di ritrovare autocontrollo. Ho un piccolo demonio dentro la mia testa che, di tanto in tanto, si diverte a tagliare i fili che collegano mente e cuore, e a lasciarmi lì, boccheggiante, in balia dei mei istinti.
Sapeste quanto sono bella in quei momenti: brillo coperta di lacrime, e sanguino saliva e rabbia.
L'alba ha qualcosa di terrificante in se.
Ti fa rinascere, ma con troppe consapevolezze per essere un neonato. Senti già il mondo sfiorarti la pelle.
Il sole si affatica ad occupare il cielo; a svegliare i pensieri.
I miei son già stanchi. Mi lascio cullare dal bacio insensibile delle mattonelle ed osservo. Aspetto il mio piccolo momento d'infinito.
Eccolo.
Può durare solo il tempo di un sorriso, poi torno a prendermi a pugni. Torno in quella stanza troppo grande per la mia voce e troppo piena per la mia testa.
lunedì 7 maggio 2012
C'è qualcosa dentro di me, che è sbagliato e non ha limiti.
Ci si ferma a pensare che il guaio del mondo sono i troppi pensieri.
Si cade dalle proprie certezze, ci si fa prendere dalle favolose vertigini.
Si anela il vuoto e
resta il dolce dolere all'assenza.
Ma cosa si cerca, questo non l'ho mai capito.
Non è una poesia. Sono spazi bianchi fra un battito ed un fiato.
Vorrei saper volare, per disegnarmi libera.
Vorrei sapervi vivere, per conoscermi attraverso i vostri occhi.
Restando sola, mi dimentico. In realtà dimentico ben poco, perché c'è così tanto da conoscere lì fuori, e quello che c'è dentro resta a marcire.
Ho un meccanismo sadico e perverso che collega anima e corpo.
Ad ogni livido sull'una,
compaiono segni sull'altro.
Non è autolesionismo, ma autoaffermazione.
Quei segni sono miei, invisibili a chi mi rende invisibile, a chi dice di amarmi, a chi cerca di odiarmi.
Non si può odiare ciò che non c'è.
La folla ci rende soli.
C'è troppo che ci osserva, ma con indifferenza. Freddo ed impassibile, il mondo ci lascia spendere noi stessi.
Io sono ad un mio limite a cui non ho più la forza di tendere.
Mi lascio cullare dall'infinitezza degli attimi, che si frammentano come schegge sulla mia pelle smorta.
Non è tristezza.
Non è nostalgia.
E' sensazione di irraggiungibile infinito.
Si cade dalle proprie certezze, ci si fa prendere dalle favolose vertigini.
Si anela il vuoto e
resta il dolce dolere all'assenza.
Ma cosa si cerca, questo non l'ho mai capito.
Non è una poesia. Sono spazi bianchi fra un battito ed un fiato.
Vorrei saper volare, per disegnarmi libera.
Vorrei sapervi vivere, per conoscermi attraverso i vostri occhi.
Restando sola, mi dimentico. In realtà dimentico ben poco, perché c'è così tanto da conoscere lì fuori, e quello che c'è dentro resta a marcire.
Ho un meccanismo sadico e perverso che collega anima e corpo.
Ad ogni livido sull'una,
compaiono segni sull'altro.
Non è autolesionismo, ma autoaffermazione.
Quei segni sono miei, invisibili a chi mi rende invisibile, a chi dice di amarmi, a chi cerca di odiarmi.
Non si può odiare ciò che non c'è.
La folla ci rende soli.
C'è troppo che ci osserva, ma con indifferenza. Freddo ed impassibile, il mondo ci lascia spendere noi stessi.
Io sono ad un mio limite a cui non ho più la forza di tendere.
Mi lascio cullare dall'infinitezza degli attimi, che si frammentano come schegge sulla mia pelle smorta.
Non è tristezza.
Non è nostalgia.
E' sensazione di irraggiungibile infinito.
venerdì 4 maggio 2012
giovedì 3 maggio 2012
Elucubrazioni.
Questa è la forma di un punto ignorante.
Silenzioso,
imbranato,
che incespica nelle proprie idee,
che non ha un cuore perché nessuno gliel'ha disegnato.
E' un pezzo di carta, o meglio un punto su un candido.
Ha gli occhi sgranati per paura di perdersi quell'attimo.
Quello che tutti cercano per una vita, ma nell'ultimo battito di ciglia, si perdono.
E allora cosa rimane?
Solo una vita spesa a scavare.
Questa futilità resta così: muta davanti quest'enorme e terribile teatro.
Osserva Oreste diventare Amleto, per uno squarcio dannato nel cielo delle marionette.
Osserva la Signora Ponza definirsi moglie
e figlia
e nessuno.
Vitangelo che picchia Gengè per gelosia.
Gli inetti ribellarsi e soccombere sotto il peso della famosa fiumana.
Il pastore che osserva l'indefferente staticità della luna.
Ma lei è un punto. Un miserevole punto ignorante.
Una briciola senza voce, sozza di inchiostro e sentimenti.
Si può vivere di solo divenire e nessuna forma?
Guardala, ma non parlarle. Non darle modo di sapere, di acquisire nuove consapevolezze che lasciano perdere il gusto di sognare.
Silenzioso,
imbranato,
che incespica nelle proprie idee,
che non ha un cuore perché nessuno gliel'ha disegnato.
E' un pezzo di carta, o meglio un punto su un candido.
Ha gli occhi sgranati per paura di perdersi quell'attimo.
Quello che tutti cercano per una vita, ma nell'ultimo battito di ciglia, si perdono.
E allora cosa rimane?
Solo una vita spesa a scavare.
Questa futilità resta così: muta davanti quest'enorme e terribile teatro.
Osserva Oreste diventare Amleto, per uno squarcio dannato nel cielo delle marionette.
Osserva la Signora Ponza definirsi moglie
e figlia
e nessuno.
Vitangelo che picchia Gengè per gelosia.
Gli inetti ribellarsi e soccombere sotto il peso della famosa fiumana.
Il pastore che osserva l'indefferente staticità della luna.
Ma lei è un punto. Un miserevole punto ignorante.
Una briciola senza voce, sozza di inchiostro e sentimenti.
Si può vivere di solo divenire e nessuna forma?
Guardala, ma non parlarle. Non darle modo di sapere, di acquisire nuove consapevolezze che lasciano perdere il gusto di sognare.
http://youtu.be/nugtELpNN0E
''tra i fantasmi di turno
io non voglio sparire
tra i fantasmi d'autunno
voglio solo dormire
come fa nell'autunno
quest'estate già spenta
nei tuoi occhi si è spenta''
Su quelle rive ho scritto di rabbia e pace.
Tu mi sorridevi sornione e dipingevi di blu.
[Marea - L.]
io non voglio sparire
tra i fantasmi d'autunno
voglio solo dormire
come fa nell'autunno
quest'estate già spenta
nei tuoi occhi si è spenta''
Su quelle rive ho scritto di rabbia e pace.
Tu mi sorridevi sornione e dipingevi di blu.
[Marea - L.]
giovedì 26 aprile 2012
Silence.
''Credo nel valore del silenzio.
Non quello melanconico.
Solo assenza.''
Sto zitta, davanti il mio sadico lanternino. Penso e riconto i masochistici secondi che ho passato ad amare tutto ciò che non è mai esistito. Diciotto anni sono lunghi da pensare.
Ci sono quei vuoti primitivi che lasciano a metà la mia tortura giornaliera. Sporadici momenti che dipingono le mie pareti spoglie, a colori vivaci. Da dove ho inizio? E dove avrò mai fine? Non riesco mai a ricordare i sorrisi. Ricordo il punto in cui qualcosa si è spezzato e ha lasciato una povera e misera figurina in bilico fra l'ingenuità e la consapevolezza.
Non è tristezza, solo nostalgia di un tempo in cui la semplicità non era un sogno famelico. Eppure quel tempo, il mio; di chiunque, è stato dimenticato. Siamo davvero nati per dimenticare e desiderare? Sono io la bambina stupida che ogni sera cerca una coccola?
Sono dannatamente piccola.
Non quello melanconico.
Solo assenza.''
Sto zitta, davanti il mio sadico lanternino. Penso e riconto i masochistici secondi che ho passato ad amare tutto ciò che non è mai esistito. Diciotto anni sono lunghi da pensare.
Ci sono quei vuoti primitivi che lasciano a metà la mia tortura giornaliera. Sporadici momenti che dipingono le mie pareti spoglie, a colori vivaci. Da dove ho inizio? E dove avrò mai fine? Non riesco mai a ricordare i sorrisi. Ricordo il punto in cui qualcosa si è spezzato e ha lasciato una povera e misera figurina in bilico fra l'ingenuità e la consapevolezza.
Non è tristezza, solo nostalgia di un tempo in cui la semplicità non era un sogno famelico. Eppure quel tempo, il mio; di chiunque, è stato dimenticato. Siamo davvero nati per dimenticare e desiderare? Sono io la bambina stupida che ogni sera cerca una coccola?
Sono dannatamente piccola.
domenica 22 aprile 2012
L'infinito che tende al limite.
Odio la matematica.
Così presuntuosamente sicura della propria logica.
Così dannatamente coerente.
In confronto sono un difetto.
Forse per questo il mio piccolo e misero cervello si ostina a non capirne i meccanismi.
Forse è solo invidia.
Invidio la noiosissima perfezione, dopo tutto questo tempo passato ad essere una macchia, un errore insignificante.
Dov'è il limite fra l'egocentrismo ed il nochilismo?
A me sembrano sinonimi di una stessa malattia.
Al centro della mia attenzione c'è il nulla: io.
In quanto nulla, non posso averne cura, così mi prendo cura degli altri.
Ma gli altri sanno vedere il nulla?
L'insignificante inizia e finisce in ogni mia parola.
Il mio è un personalissimo inutile vuoto che nessuno sa amare.
Ho solo un senso di colpa che mi pesa sul cuore, ed è quello di somministrare la mia velenosa presenza a chi mi posa gli occhi addosso.
Sarà banale, ma è vero che ogni cosa che tocco deperisce e muore.
Silenziosamente.
Come silenziosamente mi somministro male liquido.
Così presuntuosamente sicura della propria logica.
Così dannatamente coerente.
In confronto sono un difetto.
Forse per questo il mio piccolo e misero cervello si ostina a non capirne i meccanismi.
Forse è solo invidia.
Invidio la noiosissima perfezione, dopo tutto questo tempo passato ad essere una macchia, un errore insignificante.
Dov'è il limite fra l'egocentrismo ed il nochilismo?
A me sembrano sinonimi di una stessa malattia.
Al centro della mia attenzione c'è il nulla: io.
In quanto nulla, non posso averne cura, così mi prendo cura degli altri.
Ma gli altri sanno vedere il nulla?
L'insignificante inizia e finisce in ogni mia parola.
Il mio è un personalissimo inutile vuoto che nessuno sa amare.
Ho solo un senso di colpa che mi pesa sul cuore, ed è quello di somministrare la mia velenosa presenza a chi mi posa gli occhi addosso.
Sarà banale, ma è vero che ogni cosa che tocco deperisce e muore.
Silenziosamente.
Come silenziosamente mi somministro male liquido.
martedì 17 aprile 2012
Suppongo d'essere qualcosa di misero.
17 Aprile 2012
Oggi sono cinque anni.
Per quanto mi sforzi, non riesco nemmeno a piangere.
So solo che c'è una voragine nel mio petto. Un'enorme finestra che affaccia sui miei disastri, sulle mancanze che sanno radermi al suolo.
Ha chiuso gli occhi. Dolorosamente. Senza dignità. Non ho nemmeno la fortuna di poter credere sia in un posto migliore.
Adesso è cenere e terra; mentre io resto qui, egoista ed infantile, a ripensare a quanto piccola possa essere la mia esistenza di fronte l'innaturalezza della vita.
Oggi è quell'unico giorno in cui non riesco a tenere sotto chiave quell'agrodolce dolore, e più passa il tempo, più picchia forte. Avrei mai potuto fare qualcosa per farle decidere di restare qui? A darmi consigli? A prendermi a schiaffi per ogni taglio?
Non m'è stato concesso il diritto, così resto arrabbiata. Non voglio vedere il tumulo che la soffoca. Resto nel mio silenzio; nel cuore di pietra che tutti mi disegnano qui in mezzo (si, mi sto toccando il torace).
Sono ancora una bambola fredda e smorta. Una misera porcellana da quattro soldi. Forse per questo ha preferito andar via, ma è il mio egocentrismo a parlare.
Avrei voluto qualcosa di più raffinato e sottile, per lei. Non che la morte possa mai esserlo, ma abituarmi a vederla sparire un po' alla volta mi ha lasciato troppo tempo per maturare odio e rabbia; ancor più di quello naturalmente prodotto da un'adolescente.
Mi manca.
Egoisticamente,
arrabbiatamente,
delusamente,
infinitamente,
infantilmente
mi manca.
Oggi sono cinque anni.
Per quanto mi sforzi, non riesco nemmeno a piangere.
So solo che c'è una voragine nel mio petto. Un'enorme finestra che affaccia sui miei disastri, sulle mancanze che sanno radermi al suolo.
Ha chiuso gli occhi. Dolorosamente. Senza dignità. Non ho nemmeno la fortuna di poter credere sia in un posto migliore.
Adesso è cenere e terra; mentre io resto qui, egoista ed infantile, a ripensare a quanto piccola possa essere la mia esistenza di fronte l'innaturalezza della vita.
Oggi è quell'unico giorno in cui non riesco a tenere sotto chiave quell'agrodolce dolore, e più passa il tempo, più picchia forte. Avrei mai potuto fare qualcosa per farle decidere di restare qui? A darmi consigli? A prendermi a schiaffi per ogni taglio?
Non m'è stato concesso il diritto, così resto arrabbiata. Non voglio vedere il tumulo che la soffoca. Resto nel mio silenzio; nel cuore di pietra che tutti mi disegnano qui in mezzo (si, mi sto toccando il torace).
Sono ancora una bambola fredda e smorta. Una misera porcellana da quattro soldi. Forse per questo ha preferito andar via, ma è il mio egocentrismo a parlare.
Avrei voluto qualcosa di più raffinato e sottile, per lei. Non che la morte possa mai esserlo, ma abituarmi a vederla sparire un po' alla volta mi ha lasciato troppo tempo per maturare odio e rabbia; ancor più di quello naturalmente prodotto da un'adolescente.
Mi manca.
Egoisticamente,
arrabbiatamente,
delusamente,
infinitamente,
infantilmente
mi manca.
giovedì 12 aprile 2012
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Voglio velocità.
La tessa che mi ha sbattuto il cuore in gola per non deglutire le precoci amarezze.
Voglio una sella e chilometri di strada.
Voglio una canzone; una delle mie; una che mi spacchi i timpani; una che mi dica che rumore fa il silenzio.
Voglio dirmi presente; voglio vedermi futuro.
Voglio prendere a calci quello che mi fa male e correre via.
Sentire la libertà tagliarmi la pelle.
venerdì 6 aprile 2012
Io le amo, di quell'amore un po' folle chiamato ''amicizia''.
Sono forse un po' troppo spesso triste.
Forse non dico mai di cosa mi renda felice, perché nell'uso comune si preferisce sottolineare i dolori piuttosto che i raggi di sole.
Io ne ho tre.
Oltre i miei genitori ed il mio fratellino (la gioia di tutta una vita), ho un'altra famiglia. Un po' sgangherata, ma speciale.
Sono tre persone talmente complicate, da risultare semplici a prima vista; come i diamanti grezzi: avvolti dal loro strato nero e duro, tegono nascosto tutto il loro valore.
Frà è quella che conosco da più tempo. Sembro una bambina quando scrivo di lei, una bambina romantica e sognatrice perché ispira le persone ad essere migliori. Ha la testa dura, il cuore grande, e le manine piccole e delicate. Una poetessa perfetta, insomma. Non saprei come scriverla. E' una tacita sorellanza (?) la nostra. Dal primo momento in cui ci siamo conosciute.
Poi c'è Mapi.
Lei è centoquarantanove centimetri di TNT. Ha un sorriso enorme e sincero; è piccola fuori ed enorme dentro. Un quarto di donna che non smette mai di parlare e di dimostrarti che ti vuole bene. Mi chiede sempre cosa può mai dare una ragazzina di sedici anni ad una come me. Delle volte non so come risponderle perché ci sarebbe così tanto da dire. La cosa più bella è la sua innata capacità di insegnarti a sorridere anche quando le nuvole tentano di farti del male.
Infine c'è Mì. La mia filosofa mancata preferita. Con lei si può parlare di tutto. E' la parte razionale del gruppo. Pacata e sorridente, maniacalmente azzeccosa, con la battuta sempre pronta. Da un po' mi sto accorgendo che quando non c'è, sembra mancare un pezzo. In effetti siamo una torta. Si, siamo proprio una torta; di quelle belle, che tutti ammirano nelle vetrine, ma che nessuno osa mai assaggiare perché troppo perfette per essere solo sfiorate.
Amo i dolci, amo loro che mi rendono torta e zucchero.
Sarò stata anche superficiale e quasi infantile in questo post, ma la beltà è avere amiche che non ti fanno mai vergognare di ciò che sei.
Forse non dico mai di cosa mi renda felice, perché nell'uso comune si preferisce sottolineare i dolori piuttosto che i raggi di sole.
Io ne ho tre.
Oltre i miei genitori ed il mio fratellino (la gioia di tutta una vita), ho un'altra famiglia. Un po' sgangherata, ma speciale.
Sono tre persone talmente complicate, da risultare semplici a prima vista; come i diamanti grezzi: avvolti dal loro strato nero e duro, tegono nascosto tutto il loro valore.
Frà è quella che conosco da più tempo. Sembro una bambina quando scrivo di lei, una bambina romantica e sognatrice perché ispira le persone ad essere migliori. Ha la testa dura, il cuore grande, e le manine piccole e delicate. Una poetessa perfetta, insomma. Non saprei come scriverla. E' una tacita sorellanza (?) la nostra. Dal primo momento in cui ci siamo conosciute.
Poi c'è Mapi.
Lei è centoquarantanove centimetri di TNT. Ha un sorriso enorme e sincero; è piccola fuori ed enorme dentro. Un quarto di donna che non smette mai di parlare e di dimostrarti che ti vuole bene. Mi chiede sempre cosa può mai dare una ragazzina di sedici anni ad una come me. Delle volte non so come risponderle perché ci sarebbe così tanto da dire. La cosa più bella è la sua innata capacità di insegnarti a sorridere anche quando le nuvole tentano di farti del male.
Infine c'è Mì. La mia filosofa mancata preferita. Con lei si può parlare di tutto. E' la parte razionale del gruppo. Pacata e sorridente, maniacalmente azzeccosa, con la battuta sempre pronta. Da un po' mi sto accorgendo che quando non c'è, sembra mancare un pezzo. In effetti siamo una torta. Si, siamo proprio una torta; di quelle belle, che tutti ammirano nelle vetrine, ma che nessuno osa mai assaggiare perché troppo perfette per essere solo sfiorate.
Amo i dolci, amo loro che mi rendono torta e zucchero.
Sarò stata anche superficiale e quasi infantile in questo post, ma la beltà è avere amiche che non ti fanno mai vergognare di ciò che sei.
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